CHIESA E SUD
Mons. Crociata: occorre "intravvedere speranze e nuove possibilità"
"Dobbiamo prendere atto che è in corso nel nostro Meridione un processo di impoverimento drammatico dal punto di vista demografico, e si è determinata una situazione di stagnazione economica e di immobilismo sociale". Lo ha sottolineato, stamattina, mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, offrendo una riflessione sul tema "Eucaristia e cittadinanza: un impegno unitario per dare la speranza al Sud" ad amministratori e uomini impegnati in politica, a Cosenza. Il presule, presso il palazzo arcivescovile di Cosenza, ha presieduto anche la benedizione della struttura di accoglienza "Casa Nostra". La visita avviene in occasione del Congresso eucaristico dell’arcidiocesi di CosenzaBisignano.
Con intelligenza e amore. "Guardare alla situazione del nostro Sud con intelligenza e con amore, non solo con l’una o con l’altra: qui secondo mons. Crociata – sta una risorsa fondamentale che l’Eucaristia risveglia in noi. La situazione va capita per quella che è, ma la capacità di affrontarla dipende dalla nostra volontà di farcene carico e di valorizzare generosamente tutto ciò che abbiamo a disposizione". Di fronte alle difficoltà del Meridione (sviluppo bloccato, difficile confronto con il resto del Paese, criminalità, scarso senso civico, povertà, disoccupazione, emigrazione), possono nascere "sconforto e pessimismo". Per evitarlo, "deve intervenire quella luce di intelligenza d’amore che è in grado di intravvedere e incoraggiare speranze e nuove possibilità, là dove nessuno scommetterebbe alcunché". Perciò, "mentre di fronte alle difficoltà crescenti sempre più numerosi giovani lasciano il Sud e quasi nessuno dall’esterno sembra disposto a investire nelle nostre regioni meridionali, noi siamo chiamati a ritrovare da noi stessi (eucaristicamente e a partire dall’Eucaristia) la via della ripresa e dello sviluppo".
Mettersi in gioco. La via della ripresa e dello sviluppo, ha avvertito il segretario generale della Cei, "non la troveremo né la intraprenderemo mai se rimaniamo con le mani in mano ad aspettare che qualcun altro intervenga a risolvere i nostri problemi o, più meschinamente, ci accontentiamo di indicare per ogni problema il colpevole di turno su cui scaricare pesi e responsabilità". In realtà, "non si tratta solo di mettere in conto con senso di dignità e di apprezzamento le risorse tipiche che abbiamo e che pure ci vengono riconosciute, come ‘la bellezza dell’ambiente naturale, il territorio e l’agricoltura, insieme al patrimonio culturale, di cui una parte rilevante è espressione della tradizione cristiana, senza trascurare quel tratto umano che caratterizza il clima di accoglienza e solidarietà proprio delle genti del Sud’". Per il presule, "è in gioco la capacità di metter mano a tutte le risorse di cui disponiamo, convinti che possiamo contare solo sulle nostre forze e determinati a farlo con passione e dedizione, giocandoci di persona. C’è bisogno di progetti alti, sapendo di poter partire da mezzi poveri e spesso irrisori. L’Eucaristia ci insegna che anche con poco si può sfamare una folla". Ciò che manca è "la speranza, quel senso di fiducia e l’amore intelligente necessario a mettersi in gioco senza calcoli e secondi fini". Un secondo aspetto necessario è "la capacità di lavorare insieme, di collaborare, di fare solidarietà".
Capitale umano. Anche la Chiesa può dare un contributo al bene comune e alla vita sociale costruendo "comunità cristiane autentiche, vitali, animate da presenze consapevoli e responsabili. Essere Chiesa in modo esemplare è già costruire nuova società e bene comune". Ma a quanti hanno responsabilità nella cosa pubblica "va chiesto di prendere coscienza della natura più profonda del problema e, quindi, del livello più radicale, e per questo più duraturo e incisivo, per affrontarlo e mandarlo a soluzione". Così "non basta indignarsi perché i risultati dei processi di scolarizzazione nelle regioni meridionali vengono giudicati scadenti rispetto a quelli di altre regioni"; bisogna assicurarsi che "ci sia una elevazione reale della qualità della scuola e della sua capacità di trasformare lentamente il tessuto culturale della società meridionale". Accanto alla scuola "altre istituzioni, come la parrocchia e la famiglia, hanno bisogno di coinvolgersi nella promozione di una elevazione culturale e sociale delle nuove generazioni". Non è solo questione di mezzi: "È questione di persone e di come le persone possono essere sostenute e accompagnate nella loro crescita intellettuale e professionale, oltre che etica e religiosa. È questione di capitale umano da custodire, coltivare, far crescere. Il capitale umano, la rete delle persone è la prima e più grande ricchezza di una collettività; senza la cura di esso anche la società più opulenta degrada e si impoverisce", ha dichiarato mons. Crociata. "Anche alla base di questo impegno ha sostenuto – c’è il senso di condivisione che scaturisce unicamente dalla presenza e dal dono dell’Eucaristia nella Chiesa e nella vita dei credenti, che ad essa attingono sempre di nuovo la forma e l’energia del loro vivere personale, ecclesiale sociale". Infine, educare ha un luogo speciale per essere coltivato, specialmente nel Meridione: "l’educazione al lavoro".