UNA TERRA OSPITALE

Oltre la tolleranza

Accoglienza e rispetto: convegno ecumenico nazionale oggi in Calabria

Una preghiera ecumenica presso l’Abbazia Santa Maria del Patire e la collocazione di un "Ulivo della pace" hanno concluso, questa mattina, 1 ottobre, il convegno nazionale "In una terra ospitale educhiamo all’accoglienza" promosso dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, e da quella per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, svoltosi a Rossano (Cs). "L’ulivo della pace" è il primo atto della costruzione di un "Uliveto della pace" e il cui olio prodotto sarà inviato ogni anno a tutti i Capi di Stato dei Paesi del Mediterraneo.

Educare a custodire il creato. Mons. Mansueto Bianchi, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo, ha sottolineato, durante la meditazione, che "sono diversi i tracciati ecologici, oggi urgenti e talora dirompenti: l’ecologia dell’uomo che è il riconoscimento ed il rispetto della natura umana, non manipolabile, unitamente alla sua dignità di creatura, impreziosito dal dono dello spirito e della libertà"; l’ecologia delle "risorse creazionali" e "l’ecologia della tecnica e della scienza, tanto più urgente e drammatica in quest’ora in cui l’uomo ha la capacità di creare esseri umani e di escludere altri esseri umani dall’essere uomini". "Se vogliamo una terra non desolata – ha detto durante la preghiera l’arcivescovo ortodosso per l’Italia e Malta Gennadios – non devastata ma una terra amata, pacifica e prospera dobbiamo educare le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri fedeli a coltivare e custodire il creato". Per questo servono una "nuova educazione ed una nuova spiritualità". "Dovremmo – ha aggiunto il pastore Jens Hansen della Commissione Ambiente della Fcei –"partecipare alla costruzione di un mondo in cui nessuno viene escluso", in cui "c’è una visione che nell’altro "vede una persona da accogliere e non da sfruttare. Tutto ciò non si può ridurre – ha spiegato – in un po’ di raccolta differenziata e qualche piccola attenzione all’ambiente ma dobbiamo cambiare radicalmente vita".

La terra deve essere "casa". La preghiera – presieduta dall’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Santo Marcianò – è stata introdotta da una riflessione di sr. Tiziana Longhitano delle Suore Francescane dei Poveri, mentre la due giorni era iniziata ieri pomeriggio, 30 settembre, con un convegno coordinato da don Gino Battaglia, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della Cei. Introducendo i lavori mons. Marcianò ha sottolineato che "ciò che distingue il deserto dal giardino è l’elemento ‘vita’: e ciò che provoca la desertificazione del creato è proprio il non riconoscere il trincio vitale racchiuso in esso. Un principio che, però, va ben compreso: esiste la vita, infatti, ed esiste la vita ‘umana’". Per il presule "vale la pena lavorare per custodire la terra se questa terra diventa ‘casa’ accogliente ed ospitale per qualcuno, perché è così che Dio l’ha voluta". "Non dobbiamo dimenticare che numerosi uomini e donne – ha detto il metropolita Gennadios – sono costretti ad abbandonare la propria terra d’origine a causa del degrado ambientale. Incontrano diversi problemi e molte difficoltà che generano i cosiddetti ‘rifugiati ambientali’, fenomeno piuttosto pericoloso e distruttivo per tutta l’umanità, che le Chiese e confessioni cristiane non possono trascurare, abbandonando ai propri problemi delle creature di Dio, i ‘profughi ambientali’, che hanno lasciato le proprie case e i propri affetti, giungendo spesso in terre inospitali, dove incontrano gravissime difficoltà". L’accoglienza "supera di molto" il "principio della tolleranza", ha aggiunto il pastore Hansen: accogliere "non vuole dire solo tollerare, e sappiamo bene che la tolleranza può degenerare in tolleranza zero, perché la tolleranza è un atto unilaterale, per l’accoglienza ci vuole la relazione". Per Hansen "è facile vedere che oggi l’accoglienza viene poco praticata".

Ospitalità ed accoglienza. generano incontro e conoscenza – Per mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Acerenza e segretario della Commissione Cei per i problemi sociali – la terra è "l’unica grande casa che ci ospita" e ad ogni creatura umana è "concesso di percorrerla durante la sua esistenza umana. Questa evidenza dovrebbe generare la consapevolezza che la terra non ci appartiene e che ogni uomo ha il diritto di abitarci". Ospitalità e terra ospitale – ha spiegato il presule – "sembrano oggi concetti controcorrente, utopie di persone che non vogliono arrendersi di fronte all’evidenza mentre avanza una mentalità cinica ed indifferente, schiava di pregiudizi e scarsamente disponibile a riflettere, ragionare e pensare". "Non mancano – secondo mons. Ricchiuti – voci che cercano di indicare prospettive nuove" sottolineando che ospitalità ed accoglienza "generano incontro, conoscenza etc e se andando oltre si progettano atteggiamenti ed iniziative di integrazione" questa terra "diventa ospitale". Al convegno sono intervenuti anche don Davide Guenzi della Facoltà teologica settentrionale, il direttore Caritas di Andria don Domenico Francavilla e l’ex rettore dell’Università della Calabria Giuseppe Frega che ha confutato una tesi diffusasi negli Usa a partire dagli anni ’60 secondo cui la Chiesa sarebbe nemica dell’ambiente. È naturalmente falso, ha sottolineato Frega attingendo dalle pagine della Scrittura e dalla testimonianza di san Francesco d’Assisi. "Nella pratica dell’ospitalità – ha detto Guenzi – l’azione di dare un luogo allo straniero non è slancio di un momento": "presuppone la pazienza di sciogliere reciproche diffidenze". "A partire dalle strutture ecclesiali e dalla gestione di esse – ha detto don Francavilla – possiamo dare un contributo reale al cambiamento e così anche la proposta educativa avrà la sua efficacia. L’ospite, il prossimo, seppur inatteso non diventerà indesiderato".