CARD. ANGELO SCOLA

Il suo cuore per Milano

Nel solco di Montini il primo discorso

"Se non vi abbiamo compresi … se non siamo stati capaci di ascoltarvi come si doveva (oggi) vi invitiamo: venite ed ascoltate". Il cuore del primo discorso del neo arcivescovo di Milano Angelo Scola sta soprattutto qui, in questa citazione di Giovan Battista Montini, che da arcivescovo di Milano nel 1956 volle indire una Missione cittadina, sulla scia di quanto già accadeva in Francia. Una decisione rivoluzionaria per la Chiesa di allora, che da Milano volle aprirsi per conoscere le sofferenze delle realtà sociali, in primo luogo il mondo del lavoro.

"Venite ed ascoltate" ripete Scola ai 23.000 fedeli che fuori e dentro il Duomo di Milano ascoltano la prima omelia del neo arcivescovo che si colloca dunque chiaramente sulla scia di colui che, passato dalla cattedra di Ambrogio, una volta diventato Papa, raccolse l’eredità del Concilio indetto da Giovanni XXIII.

Milano abbraccia il suo arcivescovo. Fuori dalla cattedrale sono migliaia i fedeli che dal primo pomeriggio si mettono in fila per entrare. Ci sono le associazioni: l’Azione Cattolica, la Fuci, di cui il cardinale Scola ha fatto parte prima di entrare nel Movimento di Comunione e liberazione, ci sono gli scout. Tante le persone che hanno preso parte anche agli altri due precedenti ingressi, quello degli arcivescovi Martini e Scola. Lungo via Torino, la strada che collega la Basilica di Sant’Eustorgio, prima tappa di Scola nella città al Duomo, tanti i cartelli di benvenuto, tante le richieste di una mano stretta, di una benedizione.

A Malgrate, tra la sua gente. E prima di arrivare a Milano l’arcivescovo ha fatto tappa nella sua città Natale, Malgrate. La sosta sulla tomba del padre e della madre, l’incontro con i fedeli in chiesa. "Noi le saremo sempre vicini con la preghiera e l’amicizia – dice il parroco, don Luciano Capra, che Scola ha scelto come segretario – e desideriamo che in questo momento di inizio del suo ministero milanese lei lo sappia. Glielo dimostra il fatto che oggi io parto con lei. Insieme lasciamo questa terra benedetta che ci ha visto crescere in età e ruoli diversi ma che ci ha dato molto e alla quale saremo sempre legati e molto debitori. Non potremo mai ricambiare a sufficienza il bene immenso che abbiamo ricevuto".

Nel nome di Montini. E’ dunque chiaro il primo riferimento programmatico dell’arcivescovo Scola: se la fede non incarna la vita quotidiana non ha ragione di essere. E questo vuole dire fin da subito a Milano:"Nel giovane Montini – afferma Scola – era ben chiara una convinzione: un cristianesimo che non investa tutte le forme di vita quotidiana degli uomini, cioè che non diventi cultura, non è più in grado di comunicarsi. Da qui il processo che avrebbe portato inesorabilmente alla separazione tra la fede e la vita cui il magistero di Paolo VI fece spesso riferimento e avrebbe condotto al massiccio abbandono della pratica cristiana con grave detrimento per la vita personale e comunitaria della Chiesa e della società civile. Nei vent’anni del mio ministero episcopale – prosegue – ho avuto dolorosa e crescente conferma dell’attualità di questa diagnosi, soprattutto per gli uomini e le donne delle generazioni intermedie. Essi sembrano sopraffatti dal "mestiere di vivere". Normalmente non sono contrari al senso cristiano dell’esistenza, ma non riescono a vederne la convenienza per la vita quotidiana loro e dei loro cari".

L’agenda della Chiesa di Milano. L’incontro mondiale delle famiglie è così la prima tappa del cammino del cardinale Scola con la sua Chiesa. Ma fin da subito, a cominciare da martedì prossimo, forte sarà anche l’attenzione al mondo della fragilità: "Siamo appunto nella condizione di non avere «quaggiù una città stabile» – dice ancora nell’omelia il neo arcivescovo – Questa posizione umana è vertiginosa. E tuttavia non fa del cristiano un alienato. Anche se non è di questo mondo, egli è pienamente nel mondo. Lo abita lasciandosi abbracciare da Gesù, «centro del cosmo e della storia». Egli edifica in tal modo la propria casa sulla roccia, sull’amore oggettivo ed effettivo. Nel dono totale di sé, reso possibile dalla sequela di Gesù, la vita fiorisce. Il VII Incontro Mondiale delle Famiglie del maggio prossimo, in cui avremo il dono della presenza tra noi di Benedetto XVI, ci consentirà di riflettere sul significato dell’uomo-donna, del matrimonio, della famiglia e della vita. Aspetti che – con il lavoro ed il riposo (la festa), l’edificazione di una città giusta, la condivisione magnanima e perciò equilibrata delle fragilità, delle forme di emarginazione, del travaglio dell’immigrazione – descrivono l’esperienza comune di ogni uomo". Ho bisogno di voi, di tutti voi, per poter svolgere nella gioia e non nel lamento questo gravoso compito, di cui – ne sono ben consapevole – dovrò render conto. Per questo cercherò di far mie le parole che il Santo Padre ha rivolto a me e ai Vescovi Ausiliari mercoledì scorso consegnandomi il pallio: "l’Arcivescovo viene da Milano e tutto il suo cuore sarà per Milano". Ma anche voi, come osserva acutamente il testo sacro, non dovrete mai dimenticare che la gioia del vostro pastore è un "vantaggio per voi" (cf. Seconda Lettura, Eb 13,17).

Il pastorale e "le guglie viventi". All’inizio della celebrazione, presenti anche le massime autorità civili e militari, il cardinale Dionigi Tettamanzi aveva rivolto un omaggio al neo arcivescovo: «Non è tanto il Vescovo a portare il pastorale, quanto il pastorale stesso a portare il Vescovo. Dico il pastorale come segno di una ricchezza di fede e di un dinamismo di grazia che si sprigionano dalla preghiera e dalla santità di tanti fedeli passati e presenti della Chiesa ambrosiana». È stato poi il momento, atteso, del solenne passaggio del pastorale di San Carlo, accolto dai fedeli con un lungo e commosso applauso. Anche dall’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, un saluto all’arcivescovo Scola: «Auguriamo che lo stuolo di "guglie viventi", la preghiera cioè di tutti i fedeli per il loro Arcivescovo la sostenga nel compito di guidare la nostra Chiesa, perché sul rigoglioso albero della sua tradizione, antica e recente, spuntino nuovi e promettenti virgulti».

a cura di Francesca Lozito – (Milano)