IL PAPA IN GERMANIA
Il discorso di Benedetto XVI al Parlamento federale
"La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace", e proprio "al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto" è subordinato "il successo" di ogni politico. Così Benedetto XVI, nel discorso pronunciato questo pomeriggio, primo giorno del suo viaggio apostolico in Germania (22-25 settembre), nel corso della visita al Parlamento federale nel Reichstag di Berlino.
La "questione decisiva". Richiamando l’episodio biblico del Primo Libro dei Re in cui il giovane Salomone chiese a Dio "un cuore docile" e la capacità di "distinguere il bene dal male", e riferendosi all’esperienza del nazismo, il Papa ha ribadito che "servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico" ed oggi "questo compito diventa particolarmente urgente". L’uomo, ha spiegato, "è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini". Per questo "la richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi". "In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente", ha quindi osservato Benedetto XVI; tuttavia "nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta".
La legge della verità. "Nel processo di formazione del diritto ha spiegato il Papa , ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento". Ma per un politico "la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità", ossia "ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente", non è "affatto evidente di per sé". Di qui il richiamo al cristianesimo che, "contrariamente ad altre grandi religioni", non ha mai "imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato", ma "ha rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva" che "però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio". Proprio dal "legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano", "alla Dichiarazione dei diritti umani" e "alla nostra Legge Fondamentale tedesca", ha sottolineato Benedetto XVI. Eppure oggi "l’idea del diritto naturale" è considerata "una dottrina cattolica piuttosto singolare", e di fronte alla "concezione positivista" quasi "generalmente adottata, di natura e ragione", "le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco".
Ecologia dell’uomo. Secondo il Papa, "la visione positivista del mondo" non è tuttavia una cultura "sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza"; se essa "si ritiene" tale, "riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità". Di qui lo sguardo all’Europa, "in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto" ponendo così il continente "in una condizione di mancanza di cultura" e suscitando, "al contempo, correnti estremiste e radicali". Accennando, quindi, alla comparsa del movimento ecologista nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, e precisando di non voler fare nessun tipo di propaganda, il Papa ha sostenuto che "esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé"; non "crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è". "Proprio così e soltanto così ha precisato Benedetto XVI si realizza la vera libertà umana".
L’intima identità dell’Europa. Ritornando al "patrimonio culturale dell’Europa", il Papa ha evidenziato che "sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire". Per Benedetto XVI "queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza". La cultura dell’Europa è nata "dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa". Nella consapevolezza "della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo – ha concluso il Pontefice -, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico".
L’incontro con i rappresentanti della Comunità ebraica
Un invito a ebrei e cattolici a intraprendere nel cammino del dialogo un ulteriore passo in avanti, perché "in una società sempre più secolarizzata, questo dialogo deve rinforzare la comune speranza in Dio. Senza tale speranza la società perde la sua umanità". Così Benedetto XVI si è rivolto, il 22 settembre, ai rappresentanti della Comunità ebraica di Germania, accolto da Dieter Graumann, presidente del "Zentralrat der Juden in Deutschland". Il Papa ha riconosciuto che il dialogo della Chiesa cattolica con l’ebraismo è "un dialogo che si sta approfondendo" e ha elencato iniziative come la Settimana della fraternità e la fondazione da parte del Comitato centrale dei cattolici tedeschi di un "Forum ebrei e cristiani". Ma ha aggiunto: "Accanto a queste lodevoli iniziative concrete mi sembra che noi cristiani dobbiamo anche renderci sempre più conto della nostra affinità interiore con l’ebraismo. Per i cristiani non può esserci una frattura nell’evento salvifico. La salvezza viene, appunto, dai Giudei". Il Papa ha chiesto ai cattolici di non guardare al giudaismo "in modo superficiale". "Di fatto ha detto il Discorso della montagna non abolisce la Legge mosaica, ma svela le sue possibilità nascoste e fa emergere nuove esigenze; ci rimanda al fondamento più profondo dell’agire umano, al cuore, dove l’uomo sceglie tra il puro e l’impuro, dove si sviluppano fede, speranza e amore". E riprendendo quanto già affermato nel libro "Gesù di Nazaret", ha detto che se "il messaggio di speranza che i libri della Bibbia ebraica e dell’Antico Testamento cristiano" è stato "assimilato e sviluppato da giudei e da cristiani in modo diverso", occorre oggi fare in modo che "dopo secoli di contrapposizione", questi due modi di lettura "entrino in dialogo tra loro". Nel suo discorso il Papa ha fatto memoria della Shoah, del progetto di "eliminazione dei concittadini ebrei in Europa" attuata dall’"onnipotente Adolf Hitler" ed ha commentato: "Con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico si perde sempre anche il rispetto per la dignità dell’uomo. Di che cosa sia capace l’uomo che rifiuta Dio e quale volto possa assumere un popolo nel ‘no’ a tale Dio, l’hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra". La comunità ebraica berlinese è stata profondamente colpita dalla Shoah: solo in 6.500 sono riusciti a sopravvivere a Berlino, Nell’olocausto furono uccisi 55.000 ebrei berlinesi, mentre oltre 100.000 riuscirono a salvarsi all’estero. Con le recenti immigrazioni dagli Stati dell’ex-Unione Sovietica, Berlino anche oggi ha la più numerosa comunità ebraica tedesca, corrispondente ad oltre il 6% dell’odierna popolazione ebraica tedesca.
La Messa nell’Olympiastadion
L’esortazione a "scoprire sempre più profondamente la gioia di essere uniti con Cristo nella Chiesa" che, nonostante alcune "cose negative", è "il dono più bello di Dio". A rivolgerla è stato Benedetto XVI, nell’omelia della Messa celebrata, il 22 settembre, nell’Olympiastadion di Berlino, nella quale ha ricordato la visita, quindici anni fa, di Giovanni Paolo II nella capitale tedesca. Commentando la parabola evangelica della vite, il Papa ha osservato: "Alcuni guardano la Chiesa fermandosi al suo aspetto esteriore. Allora la Chiesa appare solo come una delle tante organizzazioni in una società democratica, secondo le cui norme e leggi, poi, deve essere giudicata e trattata anche una figura così difficile da comprendere come la ‘Chiesa’". "Se poi ha proseguito si aggiunge ancora l’esperienza dolorosa che nella Chiesa ci sono pesci buoni e cattivi, grano e zizzania, e se lo sguardo resta fisso sulle cose negative, allora non si schiude più il mistero grande e profondo della Chiesa". E ancora: "Insoddisfazione e malcontento vanno diffondendosi se non si vedono realizzate le proprie idee superficiali ed erronee" e i propri "sogni di Chiesa". Eppure, "rimanere in Cristo" significa "rimanere anche nella Chiesa". "Incarnandosi ha spiegato il Pontefice , Cristo stesso è venuto in questo mondo per essere il nostro fondamento. In ogni necessità e aridità, Egli è la sorgente che dona l’acqua della vita che ci nutre e ci fortifica" e "sa trasformare in amore anche le cose pesanti e opprimenti nella nostra vita". "Nel nostro tempo di inquietudine e di qualunquismo, in cui così tanta gente perde l’orientamento e il sostegno; in cui la fedeltà dell’amore nel matrimonio e nell’amicizia è diventata così fragile e di breve durata; in cui vogliamo gridare" come i discepoli di Emmaus: "Signore, resta con noi", "il Signore risorto ci offre un rifugio", ha proseguito Benedetto XVI. Di qui l’importanza di "rimanere in Cristo" e quindi "anche nella Chiesa" perché "l’intera comunità dei credenti è saldamente compaginata in Cristo, la vite". In questa comunità "Egli ci sostiene e, allo stesso tempo, tutti i membri si sostengono a vicenda", resistono insieme "alle tempeste e offrono protezione gli uni agli altri. Noi non crediamo da soli, ma crediamo con tutta la Chiesa" che, "annunciatrice della Parola di Dio e dispensatrice dei sacramenti, ci unisce con Cristo". "Con la Chiesa e nella Chiesa è la conclusione di Benedetto XVI possiamo annunciare a tutti gli uomini" il messaggio evangelico.