1° FESTIVAL DOTTRINA SOCIALE
Chiesa e società nelle parole del card. Tarcisio Bertone
Stare nel mondo per cambiarlo, partendo dalla consapevolezza che "il vero cristiano come scrisse nel 1968 Joseph Ratzinger non è colui che appartiene allo stesso nostro gruppo confessionale, bensì colui che, attraverso il suo essere cristiano, è divenuto veramente umano". Si è chiuso oggi a Verona con la "lectio magistralis" del segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, il primo Festival della dottirna sociale, che aveva per tema "Economia, istituzioni e società: volti, idee, azioni".
Impegno diffuso e durevole. "La società italiana, grazie a Dio, nutre un’apertura e un interesse sempre attuali per il pensiero cattolico e la sua proposta etica", ha esordito il card. Bertone; inoltre "la dottrina sociale della Chiesa sta conoscendo un rinnovato interesse, teorico e pratico". Queste le due ragioni che, ad avviso del porporato, hanno reso possibile il festival, occasione per dare "visibilità a un impegno diffuso e durevole". Su questi temi il cardinale ha poi invitato a seguire quello che dirà il Papa nella prossima visita pastorale in Germania, e in particolare il discorso al Bundestag. Parlando della "vocazione dei laici a vivere la spiritualità cristiana come modo di essere nel mondo per cambiarlo" tema della lectio del segretario di Stato Bertone ha citato "l’invito formulato da Benedetto XVI nel corso della sua visita pastorale a Cagliari nel settembre 2008", allorquando auspicò "una nuova generazione di laici impegnati". "In questi ultimi decenni ha richiamato è emersa con chiarezza l’affermazione della responsabilità dei laici in tali ambiti di azione. Occorre soprattutto valorizzare il loro apporto originale, arricchito dall’esperienza e dalla competenza".
Il lavoro come vocazione. Riprendendo quanto detto recentemente all’incontro di studi delle Acli e citando il problema della disoccupazione, il porporato si è soffermato sull’ambito lavorativo, che "richiede, nel mutare dei tempi, nuove reti di solidarietà sostenute da una robusta spiritualità". La "dottrina sociale della Chiesa ha precisato coglie questa dimensione teologica del lavoro là dove indica la sua realtà collettiva e sociale e là dove afferma che il lavoro umano contribuisce, certo in modo misterioso ma reale, alla nuova creazione, ai cieli nuovi e alle terre nuove. Il lavoro vissuto come vocazione è mezzo ordinario di santificazione, perché vissuto come attuazione laica e concreta della volontà di Dio. Si pone allora in evidenza una dimensione comunitaria della santità, vissuta non più solo nei monasteri e nei conventi, ma anche nelle comunità delle donne e degli uomini del lavoro".
Una spiritualità per il mondo. "Partecipazione sociale", "collaborazione", "conversione perenne", "incarnazione" e "condivisione" sono "alcuni elementi di una spiritualità vissuta a beneficio della convivenza umana". "Oggi più che mai la Chiesa ha evidenziato può e deve essere una scuola di partecipazione e anche una scuola di collaborazione, nel senso che chi vuole impegnarsi per cambiare il mondo non può illudersi di farlo da solo, ma sempre in una rete relazionale globale". Partecipazione e collaborazione "domandano di radicarsi anzitutto a livello interiore" e dunque "chi vuole agire nel mondo per migliorarlo, deve prima di tutto coltivare sempre in se stesso questo atteggiamento". Poi la necessità dell’incarnazione, ossia guardare al mondo "non come luogo da cui uscire, per sfuggire dai mali che lo feriscono, ma al contrario in cui essere presente, come Gesù Cristo, per rinnovarlo dall’interno". "La volontà di rinnovare le realtà secolari dall’interno ha proseguito comporta il rispetto della loro sana laicità e delle loro leggi proprie". Infine, la condivisione, "forma eminentemente cristiana dell’amore, riassunta nel gesto eucaristico dello spezzare il pane", per cui "il cristiano, nutrito dell’Eucaristia, può essere sale e lievito nel suo ambiente di vita e di lavoro proprio spezzando il pane del proprio tempo, del proprio pensiero, delle proprie energie…". E collegata all’impegno sociale vi è pure, come "dimensione ineliminabile", quella della "croce", "perché il male esiste, e chi s’impegna per il bene e la verità necessariamente si trova ad affrontarlo". A tal riguardo il cardinale ha ricordato quanti "hanno pagato di persona, con la sofferenza e a volte con la vita, il prezzo della loro coerenza", citando Rosario Livatino e Vittorio Bachelet.
Giustizia e misericordia. A conclusione del Festival, il card. Bertone ha presieduto la celebrazione eucaristica nel duomo di Verona e qui, rifacendosi al brano evangelico, ha ricordato la "diversa prospettiva di Dio" rispetto a "giustizia e misericordia (o carità), due cardini della dottrina sociale cristiana", che "sono due realtà differenti soltanto per noi uomini, che distinguiamo meticolosamente un atto giusto da un atto d’amore". "Il legalismo degli uomini ha affermato corre sempre il rischio di farsi via via più farisaico", mentre "il Signore c’invita ad andare sempre al di là della legge, non per infrangerla, bensì per darle pieno compimento nell’amore caritatevole".