diocesi: padova
Con la formula dell’accoglienza a piccoli gruppi
In provincia di Padova 38 dei 243 profughi provenienti dalla Libia (tutti però originari di altri Paesi africani) sono stati accolti da parrocchie. A rendere possibile l’accoglienza è un accordo tra Caritas diocesana e Confcooperative Federsolidarietà, siglato a giugno nell’ottica di contribuire a dare una risposta umana e civile all’accoglienza dei profughi inviati dalle Prefetture. La formula è quella dell’accoglienza a piccoli gruppi, affiancata a un progetto di accompagnamento e progressivo inserimento nelle comunità.
Un’ampia risposta. "Abbiamo cercato di uscire dalla logica di contrapposizione tra chi è favorevole all’accoglienza e chi è assolutamente contrario", ha dichiarato don Luca Facco, direttore della Caritas diocesana, intervenendo il 15 settembre, a Padova, a una conferenza stampa, a poco più di due mesi dall’avvio dell’esperienza. "La risposta dei parroci all’appello lanciato dal vescovo Antonio Mattiazzo ha spiegato è stata ampia, ma si scontrava con difficoltà operative: si è trovata così una risposta nelle Cooperative. Le parrocchie mettono a disposizione gli alloggi e le Cooperative, che hanno le competenze professionali necessarie, si occupano della gestione e firmano gli accordi con la Prefettura". Una soluzione che "sembra dare buoni frutti, anche perché si è seguita la logica dei piccoli gruppi, diffusi sul territorio, e con il coinvolgimento fin dall’inizio delle comunità locali". L’emergenza, tuttavia, non è finita, dal momento che "la provincia di Padova ha proseguito don Facco dovrebbe ospitare almeno un altro centinaio di persone".
Un depliant informativo. Nel concreto Federsolidarietà, in accordo con le parrocchie che mettono a disposizione gli immobili, individua la Cooperativa sociale deputata alla gestione dei profughi, con la quale le parrocchie stesse stipulano una convenzione, che prevede anche un contributo economico per l’utilizzo dei locali (luce, acqua, gas e piccolo affitto). Caritas e Confcooperative hanno illustrato tutto questo in un depliant informativo, stampato per spiegare ai fedeli e ai cittadini quale sia stata la situazione internazionale che ha determinato questa nuova "forma" di migrazione e chiarire la procedura attivata a livello italiano e, poi, nel locale.
Tanta voglia di fare. I profughi accolti, tutti giovani richiedenti asilo tra i 25 e i 35 anni, si trovano attualmente in strutture delle parrocchie di Arzercavalli, Borgoforte, Fossaragna, Vaccarino, Vigonza e del vicariato di Cittadella, nonché dei padri Mercenari e di un privato che ha messo a disposizione un alloggio. Le Cooperative che seguono l’accoglienza sono "Villaggio globale", "Nuovo villaggio", "Fratres" e la neonata "Stella dei popoli". "Ci ha stupito positivamente il concorso della comunità ha confessato don Francesco Milan, parroco di Fossaragna, che oltre ai quattro profughi ghanesi già accolti sta attendendo l’arrivo di un’ulteriore coppia che si è mobilitata come una famiglia e ha superato i timori iniziali. Quanto ai ragazzi accolti, il loro problema è di non stare con le mani in mano tutto il giorno: visto che non hanno il permesso di lavorare, si danno da fare come possono. È stato bello vederli operare insieme agli altri volontari durante la festa patronale dell’Assunta". Una conclusione con cui ha concordato don Daniele Marangon, parroco moderatore dell’unità pastorale di Agna Borgoforte Frapiero Prejon, che vede quattro comunità coinvolte nell’accoglienza di quattro profughi a Borgoforte: "I parrocchiani si sono resi conto che arrivavano persone destinate a diventare nuovi cittadini e si sono mobilitati per sistemare la casa destinata alla loro accoglienza. Siamo noi ora a essere stupiti dell’accoglienza sorridente che questi ragazzi ci riservano quando entriamo in casa e leggiamo la loro voglia di essere operosi, di darsi da fare".
Il problema del lavoro. "Per il problema del lavoro, non previsto nei permessi accordati dallo Stato italiano per questi profughi, abbiamo interessato i sindaci in modo che alcuni possano essere impiegati in attività socialmente utili: una proposta che è stata accolta in modo positivo e che già questa settimana dovrebbe dare i primi frutti nei Comuni di Anguillara Veneta e Bovolenta", ha spiegato Francesco Griffante, presidente della Cooperativa "Nuovo Villaggio", una realtà che dal 1993 opera nel settore dell’"housing sociale". Le Cooperative sono incaricate dalla Prefettura di seguire anche tutto quanto riguarda il vitto, l’alloggio, gli aspetti burocratici relativi ai permessi e alla richiesta di asilo, ma anche quelli sanitari. Si occupano infine anche della formazione: quasi ovunque sono stati attivati corsi di italiano per i profughi. È importante ora "mantenere viva e continuare a sollecitare l’attenzione nell’ottica di fare in modo che l’integrazione diventi cultura. La preoccupazione è invece per cosa succederà al termine dei sei mesi previsti per l’accoglienza, termine entro il quale si teme sia difficile avere risposta alle domande d’asilo", ha concluso don Facco.