11 SETTEMBRE

Dare una via alla pace

Aperto a Monaco l’incontro dei leader religiosi

A Monaco di Baviera per dire "mai più guerre e violenze in nome di Dio". A ribadirlo a dieci anni da quel terribile attacco terroristico agli Stati Uniti dell’11 settembre 2001 sono stati i più importanti leader mondiali delle Chiese cristiane e delle religioni. Si sono dati appuntamento nella città tedesca per una tre giorni di dialogo e confronto sui grandi temi della pace. Hanno risposto anche quest’anno all’invito della Comunità di Sant’Egidio e dell’arcidiocesi di Monaco che hanno dato alla edizione annuale dell’incontro mondiale per la pace il titolo "."Bound to live together. Religioni e culture in dialogo". Il Meeting interreligioso è iniziato con una solenne cerimonia commemorativa a Marstallplatz per ricordare tutte le vittime dell’11 settembre, alla stessa ora dell’attacco alla prima Torre Gemella: ore 14.46 in Europa – ore 8.46 a New York. Sono passati dieci anni da allora ma le ferite sono ancora vive. Il bilancio è di 137 mila morti in Afghanistan, Pakistan e Irak solo nella società civile, più tutte le vittime militari. Fino al 13 settembre, sono previsti qui a Monaco in diverse sedi della città 36 panel e nove forum per un totale di circa 300 speaker, tra i quali spicca la presenza della cancelliera tedesca Angela Merkel. Forte e significativa la partecipazione dei leader religiosi: cardinali e vescovi della Chiesa cattolica; illustri rappresentanti del mondo evangelico e riformato internazionale e tedesco; prestigiose delegazioni delle Chiese ortodosse e orientali; numerose delegazioni ebraiche e islamiche. Tra i tanti rappresentanti del mondo arabo, una figura di spicco è quella di Fahti Mohammed Baja, Responsabile degli Affari Politici del Consiglio di Transizione Libico. Nel prendere la parola alla cerimonia inaugurativa, il presidente della Repubblica federale di Germania, Christian Wulff, ha ricordato tutti i cristiani perseguitati nel mondo ed ha rivolto, suscitando un applauso caloroso, un saluto particolare a Paul Bhatti, consigliere speciale per le minoranze del primo Ministro per le Minoranze in Pakistan, che ha preso il posto del fratello, Shahbaz Bhatti, ucciso qualche mese fa "solo perché si era battuto per il rispetto delle minoranze nel suo Paese".

Dare alla pace una via sempre nuova. L’incontro si è aperto con la lettura di un messaggio di Benedetto XVI: "Terribili atti di violenza e terrorismo – scrive il Papa – hanno ripetutamente soffocato la speranza della convivenza pacifica della famiglia umana agli albori del terzo millennio, vecchi conflitti covano sotto la cenere o scoppiano nuovamente, e ad essi si aggiungono nuovi scontri e nuovi problemi. Tutto ciò ci mostra chiaramente che la pace è un mandato permanente a noi affidato e contemporaneamente un dono da invocare. In tal senso possano l’incontro per la pace di Monaco e i colloqui che lì avranno luogo contribuire a promuovere la reciproca comprensione e il convivere, preparando così alla pace una via sempre nuova nel nostro tempo".

"La memoria diventi impegno". Ad accogliere i leader religiosi nella centralissima Marstallplatz di Monaco, è stato l’arcivescovo della città, card. Reinhard Marx: "Anche dieci anni dopo questa ferita non è facilmente rimarginabile e ciò che è successo forse non è stato rielaborato perché le conseguenze di questo atto di disprezzo verso l’umanità si sentono ancora oggi. La violenza si perpetua nei conflitti, in ogni nuova reazione di violenza e di contrapposizione. È una catena la cui fine ancora non si riesce a vedere. Quindi questa ricorrenza ci chiede di nuovo di riflettere. Si tratta di una memoria in senso ampio, di un ricordo che diventa impegno". Il cardinale ha quindi consegnato ai leader religiosi presenti un ruolo ed una responsabilità particolare. "Dieci anni dopo il 9/11 significa ancora un impegno e una missione: non sottostare alla logica della vendetta, della violenza e dell’inimicizia. Non facciamoci dominare da essa ma impegniamoci con audacia e un lungo respiro per la pace, la giustizia, l’incontro e la riconciliazione".

"La pace non è utopia". I dieci anni, dall’11 settembre 2001 ad oggi, "ci consegnano purtroppo un mondo più angosciato. E’ cresciuta la cultura del conflitto, anche per l’aumento della violenza diffusa in vari paesi del mondo, frutto di lotte politiche, di mafie, di criminalità". Ed in questa cultura generalizzata del conflitto "il dialogo è apparso una pericolosa ingenuità". Tuttavia esistono le risorse spirituali per "una svolta". Lo ha dichiarato Andrea Riccardi, il leader della Sant’Egidio nel suo intervento inaugurale. "Non c’è bisogno – ha dichiarato – di insistere sui risultati politici dell’investimento sulla forza. Tra Afghanistan, Iraq e Pakistan giacciono sul campo 130.000 civili morti e varie migliaia di militari". Riccardi è tornato a chiedere, nello spirito dell’incontro di Assisi, voluto 25 anni fa da Giovanni Paolo II, di "porre, con forza, il problema della pace. Pace non è retorica, ma bisogno impellente di dialogo". "La pace non è utopia ma realismo". "Il prossimo decennio non può essere sprecato – ha concluso Riccardi – c’è bisogno di una svolta, perché tutti siamo destinati a vivere insieme. Per questo è necessario dire no al terrorismo e a ogni fanatismo".

a cura di Maria Chiara Biagioni e Daniele Rocchi – inviati SIR a Monaco di Baviera