XXV CEN
Le riflessioni sulla cittadinanza
È stata all’insegna della riflessione della cittadinanza la giornata anconetana di venerdì 9 del Congresso eucaristico nazionale (Cen). Alle relazioni del rettore dell’Università Cattolica, Ornaghi, e del presidente del Forum delle associazioni familiari, Belletti, ha fatto seguito un intenso dibattito.
Un malessere radicale. Oggi, all’interno del "disagio della cittadinanza", si avverte "un malessere più radicale, che investe il senso stesso dell’appartenenza alla comunità e il significato che noi attribuiamo alla condizione di cittadini", ha osservato Lorenzo Ornaghi, notando che i flussi migratori "che hanno attraversato e continuano ad attraversare le società occidentali sono andati a investire, se non a travolgere, l’idea che il confine fra l’interno e l’esterno di ogni singola comunità politica sia sufficiente a definire il soggetto della cittadinanza, ossia chi effettivamente è il cittadino". Sotto questo profilo, secondo il rettore della Cattolica, il processo europeo, "se non bloccato, è oggi certamente in una fase di preoccupante rallentamento". Gli Stati, ha spiegato Ornaghi, "sembrano riguadagnare terreno, mentre le istituzioni comunitarie, dinanzi alla pressione della crisi economica e alle richieste delle singole realtà nazionali, paiono perdere la loro autonomia d’azione e, forse, persino la loro legittimità". Uno dei "grandi quesiti irrisolti della costruzione comunitaria" è, dunque, quello della cittadinanza europea. In sintesi, è la tesi del relatore, "dentro le nostre società sembrano essere messe in discussione tutte le dimensioni della cittadinanza", e in particolare "il nesso costitutivo fra appartenenza e partecipazione", in primo luogo per l’"insaziabile incremento di ‘diritti’ e di ‘pretese’", che come effetto produce nei cittadini un alternarsi di "spoliticizzazione" e "politicizzazione".
Vocazione alla responsabilità. "Troppo spesso il discorso pubblico sulla cittadinanza non è un discorso di responsabilità, di appartenenza, ma di riconoscimento dei diritti", ha rilevato Francesco Belletti, vedendo nel "restituire alla cittadinanza una vocazione alla responsabilità" uno dei compiti più urgenti, di fronte a "una cultura che parla di cittadinanza come se fosse una liberazione da qualunque legame". Belletti ha fatto riferimento alla manovra economica del governo, dicendosi "sconcertato" per il prevalere del "corporativismo". Ma "non può esserci una prospettiva individualistica di bene comune", e "il primo ambito che genera beni relazionali è la famiglia", oltre ad essere "luogo insostituibile per generare persone felici e società giuste". Proprio le famiglie oggi, ha aggiunto, "hanno la grande responsabilità di esercitare una cittadinanza attiva, a cominciare dal compito di educare i propri figli". Per raggiungere tale obiettivo c’è però bisogno di "riscoprire la responsabilità della ‘profondità’ nella politica". "Noi cattolici, in particolare ha affermato il presidente del Forum dobbiamo fare i conti con la parola ‘potere’, ne parliamo troppo poco". Il modello di riferimento citato da Belletti è quello di Luigi Sturzo, al quale è stato anche dedicato il filmato che ha aperto i lavori mattutini ad Ancona, e il suo "Appello ai liberi e forti", in cui "al primo posto viene citata la famiglia".
Le voci dei testimoni. Tra gli interventi che hanno fatto seguito alle relazioni, Lucia Fronza Crepaz, corresponsabile del Movimento umanità nuova dei focolari, ha osservato che "per cambiare la città non occorre avere un ruolo particolare, delle responsabilità particolari: a ciascuno è chiesto di mettersi al servizio cominciando da ciò che è". Tre le direttrici d’impegno proposte dall’Azione cattolica: sfida educativa, costruzione del bene comune, nuovo patto con il territorio attraverso una ritessitura di legami. Su queste tre direttrici muove l’impegno dell’Azione Cattolica (Ac) nell’ambito della cittadinanza. "Per produrre bene comune", ha affermato Paolo Trionfini, vicepresidente adulti dell’associazione, è risorsa preziosa "quella rete di relazioni che sta dentro all’associazionismo, perciò già fare ‘buona’ associazione costruisce bene comune". Tra gli interventi pure Roberto Fontolan, direttore del centro internaizonale di Comunione e Liberazione, e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Infine, la testimonianza di mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, che negli anni settanta fu consigliere comunale e assessore a Padova. "Educhiamo, educhiamo! Accanto alla gente che diventa ‘importante’ c’è sempre qualcuno che apre il cuore". Questo l’appello dell’arcivescovo, che ha ripercorso la sua storia personale, la frequentazione assidua dell’eucaristia che gli ha fatto maturare la scelta politica e, poi, quella al sacerdozio, segno visibile del legame tra eucaristia e cittadinanza.
a cura di M.Michela Nicolais, Michele Luppi, Francesco Rossi – inviati SIR ad Ancona