XXV CEN-RETINOPERA

Risposte nuove

Il laicato cattolico, la politica e la società

La società italiana, in questo tempo di crisi, ha bisogno di un contributo nuovo da parte del laicato cattolico che non può limitarsi alla costruzione di reti di tenuta sociale, ma deve esprimersi nella proposta di idee politiche, nel senso più alto, e iniziative per una nuova stagione. Per far questo, però, è necessario ritrovare un’unità e una comunione vere all’interno del panorama delle realtà ecclesiali. Sono queste le considerazioni più forti emerse al seminario nazionale di Retinopera in corso ad Ancona (dal 7 al 9 settembre) a margine del Congresso eucaristico nazionale, a cui fa riferimento il titolo "Eucaristia e bene comune per la città". Retinopera è una realtà nata nel 2005 e riunisce differenti sigle dell’associazionismo cattolico impegnate soprattutto in ambito sociale.

Per una nuova testimonianza sociale e politica. Il tema del seminario è stato introdotto nell’apertura di ieri, mercoledì 7 settembre, dalle parole del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, che ha sottolineato come l’iniziativa di Retinopera manifesti "profonda sintonia con il cammino della Chiesa in Italia". Mons. Crociata ha ricordato che "l’insegnamento sociale della Chiesa ci ha educato a valutare le implicazioni non solo etiche, ma anche sociali e politiche della fede", di cui l’Eucaristia rappresenta uno degli "aspetti più intimi" perché "il culto cristiano non è un mero atto privato, ma possiede un carattere pubblico che impegna le relazioni sociali, la testimonianza di fronte a tutti, a maggior ragione quando a renderla è chiamato un credente con responsabilità sociali e politiche, al quale è chiesto un impegno anche istituzionale per la promozione del bene comune in tutte le sue forme".

Nuovi luoghi per la ricerca di senso. Una ricerca del bene comune che si scontra, però, con i cambiamenti di una società trasformata negli ultimi trent’anni dalle nuove forme di comunicazione. "Viviamo nella società degli eventi – ha spiegato Mauro Magatti, preside della Facoltà di sociologia dell’Università Cattolica – segnata da scoppi di rabbia improvvisi, spesso senza progetto, né elaborazione. Fiammate che rischiano di essere pericolose. Una società in cui tutto diventa opinione, fino ad arrivare all’idea secondo cui ognuno può darsi il senso da sé. Ma questo crea una società piatta dove tutto è uguale e niente ha valore. Una rappresentazione da cui dobbiamo cercare di uscire". Per questo è necessario creare "nuovi areopaghi e nuove agorà, in cui il senso può essere riprodotto. Un percorso che deve vedere protagoniste la scuola e le università".

Protagonismo dei laici. Una crisi non solo economica, dunque, da cui secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, è possibile uscire solo con un "cambio di marcia in cui i cattolici devono essere protagonisti". "Non esistono – ha spiegato Bonanni – nella realtà italiana tante forze come quella cattolica in grado di suscitare risposte forti a domande nuove. Perché questo è il punto: non possiamo rispondere ai problemi con risposte vecchie che ci porterebbero a commettere gli stessi errori". Un maggior impegno dei cattolici nella vita sociale e politica che per il segretario della Cisl "non significa fondare un nuovo partito, ma dare indicazioni forti e suscitare nuova speranza". Una ricchezza, quella dell’associazionismo cattolico, che si è espressa, secondo Luigi Marino, presidente nazionale di Confcooperative, "in una pluralità di reti di tenuta sociale", ma che rischia di perdersi "in un pluralismo eccessivo e corporativo". "Il mondo cattolico – ha concluso Marino – ha bisogno di ritrovare unità perché il nostro protagonismo non può essere limitato alle opere sociali. Stiamo cercando di unire queste reti perché abbiamo bisogno di portare maggiore unità ai nostri ragionamenti trovando una visione comune".

Un osservatorio sul bene comune. Da qui l’esigenza, secondo Roberto Mazzotta, presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, di una "iniziativa civile che deve avere l’attenzione e la cura dei nostri vescovi, ma i cui protagonisti, come già avvenuto nella nostra storia, devono essere i laici con la loro libertà e l’amore per la Chiesa". Un impegno che per Franco Pasquali, coordinatore di Retinopera, deve partire "dalla formazione socio politica di tutte le realtà ecclesiali e, nel nostro specifico, delle associazioni laicali". Da qui la scelta, presa dall’assemblea di Retinopera, di "lanciare un osservatorio sul bene comune che possa mettere in moto un percorso di riflessione".

a cura di Michele Luppi, inviato SIR ad Ancona