XXV CEN
Confraternite: i giovani e la pietà popolare
"Noi confraternite non siamo un residuo del passato": è stata la rivendicazione orgogliosa con cui questa mattina (8 settembre), a Jesi, Francesco Antonetti, presidente delle Confederazione delle confraternite d’Italia, ha aperto l’incontro dedicato a queste particolari associazioni. L’evento rientra all’interno del programma del Congresso eucaristico nazionale, nella giornata dedicata all’ambito della "tradizione": i partecipanti sono stati circa un migliaio, provenienti da tutt’Italia. Assai nutrita la delegazione di Conversano-Monopoli, più di cento persone, ma significative le presenze di confratelli di Orvieto, Macerata, Fiuggi, Vasto, Ascoli Piceno, Matelica, Giussano e Assisi. Nel tardo pomeriggio i membri delle confraternite, indossando le proprie vesti, si sono spostati ad Ancona per la processione eucaristica dalla chiesa del Passetto: il percorso è stato abbellito da quadri a terra fatti dai gruppi di paesi marchigiani dove è presente la tradizione dell’infiorata. Nel suo saluto il presidente Antonetti ha sottolineato che "noi confratelli siamo uomini del nostro tempo che trasmettono i propri valori offrendo delle testimonianze di fede e di pietà popolare".
L’esempio dei giovani. "I giovani che hanno partecipato alla Gmg di Madrid ha detto al SIR Alberto Cardinali, presidente della Confraternita di San Pancrazio Martire di Castelgiorgio (Terni) ci hanno insegnato la voglia di stare insieme, e con i loro sacrifici ci sono stati d’esempio. Il loro comportamento ci ha fatto riscoprire il valore del nostro convenire e ci ha spinti a essere presenti a questo grande evento del Cen". Sempre sulla linea del rapporto giovani-confraternite don Giusppe Quagliani, vicario generale della diocesi di Jesi, ha notato come nella sua Chiesa locale, e nelle Marche in generale, "le confraternite funzionino e attirino nuovamente le nuove generazioni", segno che "evidentemente sentono il fascino della tradizione e di queste forme di aggregazione religiosa e sociale".
Luogo "vivo" della tradizione eucaristica. Ha invece usato l’immagine delle confraternite come "ponte tra la Chiesa e i laici" don Giuseppe Ruta, direttore dell’Istituto salesiano di Catania, che ha svolto al relazione centrale della mattinata. Il sacerdote ha sottolineato che "la tradizione cristiana conserva lungo i secoli una schiera innumerevole di educatori" e le "confraternite partecipano di questo ricco patrimonio della tradizione ecclesiale"; dunque "anche oggi continuano a svolgere un compito educativo importante, anzi necessario, per una nuova pastorale e una nuova educazione". Il sacerdote ha ricordato che esistono confraternite e associazioni esplicitamente intitolate all’Eucaristia, al Santissimo Sacramento, alla devozione eucaristica e oggi "sono chiamate a essere sempre di più ‘luogo’ vivo della tradizione del mistero eucaristico". Don Ruta ha spiegato che questo essere "luogo" significa diventare "spazio interpersonale, tessuto di rapporti, intreccio di comunione, missione e servizio"; nelle confraternite deve esserci "un’originale vitalità della fede cristiana con delle costanti che le accomunano e delle variabili che le distinguono l’una dall’altra". "La stessa preoccupazione di molti appartenenti di aumentare il numero dei confratelli, soprattutto giovani ha poi proseguito il sacerdote dovrebbe essere applicata ad ‘aumentare’ la qualità dei nostri luoghi". Don Ruta ha notato che non è vero che le confraternite sono "entità datate, da archiviare, che hanno fatto il loro tempo", perché la tradizione "costituisce ancora una garanzia, con le dovute distinzioni ed esplicitazioni, per non perdere qualcosa di essenziale che tocca l’identità e la missione della Chiesa, nelle sue varie e molteplici manifestazioni". Per il salesiano compito attuale delle confraternite è "ricevere, dare e darsi in modo fedele e continuativo". Infine, ci sono alcuni binomi che condensano l’esperienza secolare delle confraternite e che si possono riferire anche all’Eucaristia: il "convocare-convivere", il "riconciliarsicomprendersi e comprendere", il "rivelarsi-comunicare", il "rappacificarsi-scambiarsi il segno della pace", la "carità-condividere" e la "missione-testimonianza".
San Francesco e Federico II. Ai partecipanti all’incontro è stato regalato un particolare dono: la cartina dei musei del presepio in Italia. La stampa è stata realizzata dalla confraternita jesina dei Mastri presepai (www.presepi-cjmp.it), che ha un laboratorio attrezzato ed è specializzata nelle creazioni dei presepi, che espone nella chiesa di San Savino di Jesi. Lo scorso Natale la confraternita ha realizzato "Kairos Il tempo della pace", un presepe ambientato storicamente nel Medioevo e geograficamente a Jesi, città dove è nato l’imperatore Federico II. In "Kairos" oltre 200 statue, figure e ambienti tipici del contesto jesino propongono scene che rappresentano san Francesco in Terra Santa, la corte dell’imperatore, l’amore del poverello di Assisi per il presepio, i desideri natalizi rivolti all’imperatore e naturalmente la nascita di Gesù.
a cura di Simona Mengascini, inviata SIR a Jesi