XXV CEN

Non per una élite

La tradizione della fede

"Oggi l’esclusività di Gesù viene messa in discussione", mentre nel Vangelo "viene presentata come unica via di salvezza, di incontro con Dio". Lo ha detto la biblista Donatella Scaiola, nella "lectio" che ha inaugurato l’8 settembre, a Senigallia, la sesta giornata del Cen, dedicata all’ambito della tradizione. "La vita di Gesù è uno stile di vita che attraverso l’Eucaristia ciascuno è chiamato ad assumere", ha proseguito la relatrice commentando il brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci. "Il punto di arrivo, il frutto dell’Eucaristia è l’unione con Dio", ha affermato, esortando i convegnisti, i catechisti, gli insegnanti di religione e gli studenti presenti – che hanno affollato il Teatro La Fenice, gremito in ogni ordine di posti, tanto che è stato necessario attivare un collegamento con una sala attigua di 200 posti, per permettere di partecipare alle persone rimaste fuori – a chiedersi "come viviamo l’Eucaristia, se come compimento della vita di Gesù o in modo formale, come adempimento di un precetto".

Superare la "sindrome di Giona". "Solo comunità che si lasciano incontrare dalla misericordia del Dio povero possono superare la sindrome di Giona, che ci rende irritati col Signore misericordioso e col mondo". Lo ha detto Marco Vergottini, docente di teologia alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, nella sua relazione . "Assale a volte la voglia di scappare", ha proseguito il teologo, ma "Gesù non si ritrae, si consegna. Così la Chiesa deve imitarlo, sostenendo tutte le speranze, anche le più fragili". "Le nostre eucaristie celebrate in un mondo travagliato dal peccato, non hanno come soggetto celebrante una Chiesa di élite", ha ammonito il relatore, esortando ad evitare il rischio di "fare le eucaristie solo per gruppi di puri". Tra le testimonianze, Vergottini ha citato la preghiera anonima scritta su un foglio sgualcito nel campo di sterminio di Rawes­brach: "Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà, ma anche di quelli di cattiva volontà". E di Etty Hillesum, ebrea agnostica ma "donna in straordinaria ricerca": "L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi e anche l’unica che veramente conti, é un piccolo pezzo di te in noi stessi".

Le tre "conversioni". No, dunque, alla "logica del calcolo", fatto di "programmazione, razionalità, inventario delle risorse, calcolo delle possibilità" tipici dei "criteri efficientisti". Secondo Vergottini, "la prima conversione che l’eucaristia imprime a chi la celebra è il passaggio dal risentimento alla lode". "Chi vive di risentimento – ha spiegato il relatore – si sente in credito, e pretende un risarcimento di cui mai otterrà soddisfazione. L’eucaristia, invece, ci fa sentire in debito, che ci spinge a interpretare la vita come una lieta restitu­zione". La "seconda svolta" consiste nel passaggio "dall’intimismo alla comunione", che di fronte all’Eucaristia ci suggerisce di "disporci nell’atteggiamento di chi si sente debitore verso tutti i fratelli e le sorelle". Infine, la logica del sacramento dell’eucaristia "sospinge il credente a mettere da parte ogni atteggiamento violento o di rivalsa". "In una società non più segnata da un cristianesimo civile", ha concluso Vergottini, occorre "una nuova capacità di annuncio per presentare in modo positivo ed esistenzialmente ricco la vita cristiana è urgente che dunque sollecita nei credenti una adesione convinta e personale al mistero della fede".

Un’occasione culturale. "Favorire l’elaborazione di percorso di elaborazione sul tema dell’Eucaristia nelle varie dimensioni della vita umana": questo, ha spiegato don Maurizio Viviani, direttore dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università, l’obiettivo del concorso scolastico "Eucaristia e vita. La meraviglia del quotidiano", promosso dal citato Ufficio Cei, in collaborazione con il Servizio per l’Irc, e patrocinato dal Miur. Al concorso – ha ricordato don Viviani premiando oggi, al teatro La Fenice di Senigallia, le 12 scuole vincitrici – hanno partecipato un migliaio di scuole italiane, che si sono cimentate sul rapporto tra l’Eucaristia e i cinque ambiti di Verona (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza). Ai vincitori, una lavagna interattiva multimediale (Lim) per la scuola di appartenenza. "Anche per i non credenti – ha commentato don Vincenzo Annichiarico, responsabile del Servizio Cei per l’Irc – è diventata un’occasione culturale di riflessione, grazie all’impegno degli insegnanti". Iniziative come questa, inoltre, dimostrano che "abbiamo ancora oggi l’opportunità, nei diversi ambienti educativi, di proporre come cristiani momenti di riflessione culturale". Ad applaudire i ragazzi, anche le centinaia di catechisti diocesani, "guidati" da don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico della Cei, che ha organizzato la giornata ed è intervenuto sul palco per ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la riuscita dell’evento, a partire dalla comunità dei catechisti e dei numerosi volontari. Il vescovo di Senigallia, mons. Giuseppe Orlandoni, ha lanciato un appello a non lasciare sola la famiglia, aiutandola attraverso "una feconda alleanza tra i soggetti che sono responsabili della vita sociale ed ecclesiale" ed auspicando che dal Cen possano "scaturire proposte, suggerimenti, per dare speranza a tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni".

a cura di M. Michela Nicolais – inviata SIR ad Ancona