ECONOMIA E SOCIETA'

Costruire democrazia

Contro la "potente ideologia" dei diritti individuali

Andrea Olivero, presidente delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), calato il sipario sul 44° incontro nazionale di studi, dedicato quest’anno al tema del "lavoro scomposto", svoltosi a Castel Gandolfo (Roma) dal primo al quattro settembre, riflette su occupazione giovanile, difesa dei diritti sociali e dei valori della democrazia, le tre priorità emerse dal dibattito.

Che cosa è venuto fuori dal 44° incontro nazionale di studi?
"Due cose soprattutto. La prima riguarda il fatto che nel corso del dibattito si è vista con chiarezza la complessità del lavoro oggi ed in qualche modo si è riconfermata la bontà dell’analisi da cui eravamo partiti, cioè quella del lavoro scomposto. Al contempo è stato fatto notare che questa scomposizione non rende non rappresentabile il lavoro nelle sue varie accezioni. Certo la questione è complessa, bisogna tenere conto di molti fattori, avere un visione globale, ma abbiamo visto che non è impossibile rappresentare il lavoro".

Invece, qual il secondo elemento venuto fuori dal confronto?
"Il secondo elemento è che, pur nel contesto difficilissimo dell’oggi, pur nella situazione drammatica di un’economia costantemente assoggettata al potere della finanza, i diritti sociali sono parte integrante della democrazia sostanziale, come ha detto il Card. Tarcisio Bertone. A parer mio, le parole del cardinale, riassumono in maniera perfetta la questione, che consiste nel batterci per i diritti sociali anche in questo difficile contesto, evitando di entrare anche noi nell’alveo di quel numero non irrilevante di persone che ritengono che l’Europa, a fronte di questa crisi, debba in qualche modo abbandonare quelli che erano i suoi valori fondanti, ovvero la solidarietà fra i cittadini e un sistema di welfare solidaristico".

Questa critica ai valori fondanti dell’Europa che tipo di risposta richiede?
"Richiede, per certi versi un riformismo. Non possiamo rimanere al modello precedente, perché i cambiamenti in corso ci interpellano. Dobbiamo però rendere sostenibile il modello attuale, che non è da liquidare. Io credo che, per un’associazione che fa quotidianamente azione sociale e che opera nella difesa dei diritti sociali, questo sia un punto essenziale ed è anche una risposta a chi vorrebbe che i diritti fossero tutelati solo sotto il profilo individuale, invece è nella categoria dei diritti sociali che dobbiamo continuare a lavorare con determinazione".

L’impressione che si ha, seguendo l’evoluzione della manovra economica è che da più parti stia emergendo questa tendenza a tutelare i diritti solo a livello individuale?
"Si, questo accade perché ciò fa parte di una grande tendenza culturale. Penso che, per quanto cerchiamo di batterci è chiaro che ci troviamo di fronte ad una potente ideologia. Non dimentichiamoci che queste manovre sono fatte sotto le indicazioni del mondo della finanza, quello stesso mondo che ci ha portato alla crisi. E non pensiamo che tutto questo sia neutro, alla base c’è un pensiero, un’ideologia che ha sorretto quei mercati che hanno portato ad annullare il valore del lavoro all’interno della dinamica economica e a tener conto solo delle transazioni finanziarie. Ed è sempre una potente ideologia quella che ritiene che vadano salvaguardati i diritti individuali e non quelli sociali. Questo atteggiamento l’abbiamo notato già da tempo. In fondo, le manovre economiche che stiamo osservando, sono scritte dalle banche centrali, nel nostro caso dalla banca centrale europea, più che dalla politica. Tutto ciò ci spaventa e ci interroga su come possiamo e dobbiamo costruire democrazia. Anche qui, riprendendo quello che ha detto il card. Bertone, il nodo è un nodo democratico, non è soltanto un nodo economico o sociale. In gioco ci sono i valori della democrazia del nostro paese e credo anche delle democrazie occidentali".

Per i prossimi mesi, quali sono le azioni che porteranno avanti le Acli?
"Punteremo sul far riaprire il dibattito sul come andare a trovare soluzioni per il lavoro dei giovani. Abbiamo proposto un contratto prevalente a tempo indeterminato, dicendo che bisogna passare comunque a forme che possano garantire una flessibilità in avvio, ma che poi tendano alla stabilizzazione, naturalmente senza orpelli eccessivi. Ci rendiamo conto che ci sono difficoltà sia da parte del governo sia da parte del sindacato ad accettare queste tipologie, ma non possiamo rimanere così come siamo. Quel 32-33% di giovani disoccupati ci chiama ad un cambiamento radicale. Nei prossimi mesi, ci daremo da fare affinché si sperimentino nuovi modi per sostenere il lavoro anche con l’autoimprenditorialità. Su questo si deve fare di più e si deve soprattutto considerare come una delle più grandi emergenze del Paese".