REDDITI E TAGLI
Il 78% dei contribuenti guadagna meno di 28.000 euro l’anno
"Non supera i 22 mila euro il reddito medio degli italiani. Il 78% dei contribuenti guadagna meno di 28.000 euro all’anno. L’inflazione pesa su ciascun cittadino come una tassa da 235 euro". Questi sono in sintesi i dati inediti diffusi questa mattina dalle Acli in occasione della terza giornata del 44° incontro nazionale di studi sul "lavoro scomposto". I dati si riferiscono ai 730 del 2011, sulla base di oltre 1.300.000 dichiarazioni di dipendenti e pensionati elaborate dai Caf Acli in tutta Italia. Per il presidente delle Acli Andrea Olivero: " È evidente la condizione di difficoltà del Paese. La riforma fiscale da attuare con le legge delega del Governo deve assolutamente sostenere il reddito dei lavoratori e delle famiglie. I tagli annunciati alle detrazioni fiscali sono incomprensibili e inammissibili. I sacrifici vanno chiesti ai redditi più alti".
L’inflazione brucia i redditi. In generale, tre italiani su quattro (78%) dichiarano meno di 28000 euro. Un contribuente su tre si trova sotto la soglia dei 15mila euro e il 2% sopra i 75mila. Quella delle Acli è una analisi molto tecnica che scava in profondità la condizione economica dei cittadini. Il reddito complessivo degli italiani (da non confondere col netto in busta, che è più basso) passa in media dai 21.841 euro del 2009 (730 del 2010) agli attuali 21.933 euro. Un incremento dello 0,43%, che secondo le Acli viene vanificato dall’aumento dell’indice nazionale dei prezzi al consumo, cresciuto nell’ultimo anno dell’1,5%. Quindi, a parità di potere di acquisto il reddito degli italiani cala dell’1,07%. Una tassa su ciascun contribuente pari a 235 euro, che diventano 373 euro per i lavoratori dipendenti, in quanto non hanno, rispetto ai pensionati il paracadute dell’adeguamento automatico all’inflazione. Inoltre, cassa integrazione, contratti di solidarietà, rinnovi contrattuali senza aumenti, incidono sul reddito dei lavoratori dipendenti (25.419 euro) cresciuto in media di appena 9 euro nell’ultimo anno (+0.03%), con un rapporto negativo rispetto all’aumento dell’inflazione dell’1,47%.
I territori soffrono. Il rapporto del Caf Acli ha analizzando anche i redditi a livello regionale ed è venuto fuori che questi calano in tutte le regioni, tranne che in Trentino Alto Adige e in Abruzzo. E’ la Lombardia a far segnare il reddito medio più alto, pari a 23.930 euro, ma con appena un +0,2% rispetto all’anno precedente, che si traduce in una perdita dell’1,48% rispetto all’inflazione e rivela una condizione di sostanziale stagnazione economica. Chi ha un reddito medio più basso sono i cittadini della Puglia con 16.763 euro; seguiti dagli abitanti della Basilicata con 16.857 euro. Il calo dei redditi rispetto al 2010 è più forte in Molise (-2,72%), Sicilia (-2,50%) e Campania (-1,83%). In Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, ogni lavoratore si è ritrovato, nelle proprie tasche, con più di 400 euro all’anno in meno.
Solo due regioni tengono. Gli abruzzesi cominciano invece a risentire dell’effetto-ricostruzione e dei conseguenti benefici goduti sul piano fiscale. Il reddito medio della popolazione è passato dai 20.829 euro del 2009 ai 21.278 euro del 2010: un incremento del 2,15% in termini assoluti, che mantiene il segno positivo (+0,65%) anche a parità di potere d’acquisto con l’anno precedente. In Trentino, l’aumento è del 2,48%, che diventa +0,98% al netto dell’inflazione. Un cittadino di Trento ha dunque messo in tasca 208 euro in più rispetto all’anno passato. Tiene anche, ed è un’eccezione, il reddito dei dipendenti nel Lazio.
Tagli che svuotano le tasche. "Ma è dalle stesse tasche affermano le Acli che si rischia, nei prossimi due anni, di tirare fuori ancora qualcosa". Il rapporto del Caf Acli ha infatti analizzato anche i dati delle detrazioni che ogni contribuente inserisce nella sua dichiarazione dei redditi. Dai familiari a carico ai mutui, dalle spese mediche all’università dei figli, il governo ha previsto una serie di tagli lineari nei prossimi due anni su tutte le forme di sgravi fiscali che porterebbero ad una riduzione del 5% il primo anno e del 20% nel secondo. "Conti alla mano hanno calcolato le Acli – ad ogni dipendente o pensionato, nei prossimi due anni si profila una riduzione delle detrazioni, e dunque un innalzamento delle imposte, di oltre 350 euro a testa".