FRANCIA - BALLOTTAGGIO

Con il fiato sospeso

I pareri di mons. Jean-Luc Brunin e di Jean-Dominique Durand

"Non è necessariamente l’appartenenza cattolica a determinare una scelta quanto piuttosto la situazione nella quale i cattolici si trovano". "Il voto per Marine Le Pen non significa una adesione alla ideologia del suo partito, quanto il segno di un disagio, di una inquietudine". A spiegare in questi termini il dato secondo cui il 15% dei cattolici praticanti hanno votato domenica scorsa per la rappresentante del Fronte Nazionale Marine Le Pen è il vescovo di Le Havre mons. Jean-Luc Brunin. "Dopo la sorpresa – commenta il vescovo in un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico francese "La Croix" e apparsa sul numero di ieri 24 aprile – occorre interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto così tante persone a fare una scelta estrema. Voto contestatario? Espressione di una sofferenza? E’ difficile sondare le motivazioni degli elettori. Ma è chiaro che certe soluzioni semplicistiche possono trovare eco in un periodo di crisi come quella che stiamo vivendo perché lasciano credere che le cose possono risolversi facilmente". Riguardo ancora al voto "cattolico", mons. Brunin sottolinea: "nessun partito può avere la pretesa di incarnare l’insieme dei valori di cui è portatore il messaggio evangelico. Esiste una distanza critica e non soltanto per il Fronte Nazionale. Ma per quanto riguarda quest’ultimo, alcune posizioni relative all’accoglienza degli stranieri sono inaccettabili". Sui risultati delle elezioni presidenziali al primo turno, Maria Chiara Biagioni per Sir Europa ha intervistato Jean-Dominique Durand, storico, professore dell’Università Jean Moulin-Lyon 3.

Intanto professore, una sua prima interpretazione rispetto alla vittoria di Hollande su Sarkozy. Che segnale dà la Francia con questo primo risultato?
"Non penso che si possa parlare di una vittoria di Hollande su Sarkozy. Il candidato socialista ottiene 28,59% dei voti; il presidente uscente 27,09%. Se prendiamo in considerazione la campagna allucinante di odio che abbiamo vissuto, l’unanimità dei 9 candidati contro Sarkozy, tutti i media sistematicamente contro di lui, francamente, sono sorpreso dal suo livello molto alto. Se prendiamo in considerazione il fatto della crisi terribile che attraversiamo, e che tutti i governi che affrontano delle elezioni sono in grande difficoltà, allora si può dire che Sarkozy ha resistito piuttosto bene".

I numerosi voti presi da Le Pen costringeranno Sarkozy a declinare la campagna elettorale ancora di più sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Quanto l’attentato di Tolosa ha giocato su queste elezioni presidenziali?
"Gli attentati di Tolosa e di Montauban non sembrano aver avuto un’influenza diretta sulle elezioni. Ma hanno confortato Sarkozy nel suo ruolo di Presidente".

Come si prospetta il clima elettorale da qui al 6 maggio?
"Il clima elettorale fino al 6 maggio sarà certamente molto teso, perché i socialisti vedono la vittoria alla loro portata, e la destra sa che può ancora vincere. A Sarkozy piace il combattimento elettorale e Hollande cercherà di evitare i dibattiti. Speriamo che non siano l’odio e la frattura del Paese a vincere".

Molti si chiedono come hanno votato i cattolici. E’ possibile dire se sull’elettorato cattolico hanno pesato di più i temi dell’etica rispetto a quelli sociali?
"I sondaggi precedenti il primo turno indicano che i cattolici avevano in maggioranza una preferenza per Sarkozy. Una parte dei cattolici votano a sinistra, ma possono essere stati turbati dalle proposte di Hollande sull’eutanasia e il matrimonio gay".

L’affluenza al voto è stata buona. Che lettura dare a questa partecipazione?
"Che l’elezione del presidente appassiona la gente".

Che segnale la Francia vuole e deve dare all’Europa?
"La Francia si confronta da tempo con una crisi europeistica, e con una tentazione di ripiegarsi su sé stessa, su un nazionalismo di un tempo. Quasi il 32 % dei voti è andato a candidati chiaramente antieuropeisti, che addirittura prospettano la possibilità di uscire dall’Euro. Ciò è molto preoccupante, anche perché gli altri si dimostrano assai tiepidi sull’avvenire comune europeo".