EDUCAZIONE
Preti e sposi insieme a servizio delle nuove generazioni
"Presbiteri e sposi sorgente di fecondità educativa per la comunità cristiana" è il tema della XIV Settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare, promossa dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei a Nocera Umbra (27 aprile – 1 maggio). I partecipanti saranno 449, tra cui 301 adulti, 105 bambini, 30 tra presbiteri e religiosi, 33 animatori. Il direttore dell’Ufficio Cei, don Paolo Gentili, sottolinea l’intento dell’incontro: "Mettere in reciproca collaborazione e comunicazione i presbiteri e gli sposi affinché si conoscano, apprezzino gli uni il carisma degli altri, abbiano stima vicendevole e lavorino in sinergia per il bene della comunità, del Regno di Dio e della Chiesa stessa". Tra i relatori, i docenti José Granados, Xavier Lacroix, Paolo Merlo, Ina Siviglia Sammartino, Domenico Simeone. A quest’ultimo, pedagogista e presidente della Confederazione italiana dei Consultori d’ispirazione cristiana, Luigi Crimella, per il Sir, ha posto alcune domande.
Il titolo della XIV Settimana nazionale di studi afferma che presbiteri e sposi insieme sono una sorgente di fecondità educativa per la comunità cristiana. Che effetto le fa questo abbinamento?
"È molto bello e opportuno che si ponga l’attenzione sulla complementarità e sulla reciprocità del ministero presbiterale e sponsale e che questo rapporto venga letto nella logica di una generatività educativa al servizio della comunità. Presbiteri e sposi sono chiamati a essere testimoni dell’amore di Cristo nel servizio per la comunità. Questo riconoscimento e questo apprezzamento permettono di dare valore alle reciproche specificità e, al tempo stesso, di riscoprire il comune compito missionario. Il sacerdote può essere un importante compagno di viaggio per la coppia cristiana, così come la famiglia può aiutare il presbitero a vivere più autenticamente il proprio ministero e insieme possono dar vita a una comunità generativa, in grado di educare e trasmettere la fede alle nuove generazioni".
È adeguata, a suo avviso, la consapevolezza del comune impegno formativo da parte di presbiteri e sposi?
"Certamente negli ultimi anni si sono fatti notevoli passi in avanti nella direzione di una maggiore consapevolezza del comune compito educativo, ma rimane ancora molta strada da fare. Nonostante esistono esperienze significative in cui questa consapevolezza si è trasformata in prassi pastorale, rimane ancora ampio il divario tra l’insegnamento del magistero e il vissuto e l’operato di molte comunità cristiane. Non si tratta soltanto di riaffermare la pari dignità del sacramento del Matrimonio e del sacramento dell’Ordine, ma di modificare la prassi pastorale, per realizzare una nuova alleanza educativa. Il piano pastorale per il decennio ‘Educare alla vita buona del Vangelo’ può rappresentare, in questo senso, un’opportunità per sperimentare nuove azioni educative e formative".
Cosa constata come presidente della Confederazione del Consultori familiari d’ispirazione cristiana riguardo al tema della genitorialità e dell’educazione?
"Al Consultorio familiare si rivolgono, sempre più spesso, genitori disorientati e in difficoltà nella gestione delle relazioni educative familiari. I profondi mutamenti che hanno coinvolto la famiglia l’hanno resa anche più fragile e bisognosa di aiuto. Nonostante ciò, la famiglia rimane il luogo privilegiato della cura e dell’educazione. Questo primato riconosciuto alla famiglia, nell’ambito dell’educazione delle giovani generazioni, deve essere accompagnato da un’adeguata politica familiare e dal sostegno che la società le può offrire. I Consultori familiari d’ispirazione cristiana sono in prima linea per accogliere, ascoltare e sostenere le famiglie. Tali iniziative di sostegno e di formazione per genitori, devono poter ridare fiducia a quelle famiglie che vivono difficoltà nell’educazione dei figli, incrementando le loro attitudini relazionali e la consapevolezza del ruolo educativo genitoriale".
Come trasmettere la fede ai giovani di oggi in un impegno convergente da parte di famiglie, parrocchie, preti e religiosi?
"È necessario, innanzitutto, superare un modello pedagogico di tipo ‘trasmissivo’ e scolastico a vantaggio di una pedagogia che valorizza l’integrazione fede-vita. La trama delle relazioni che s’instaurano tra le giovani generazioni e le generazioni più avanti negli anni dà vita a una relazione generativa anche per quanto concerne la fede. A tal fine è indispensabile costruire alleanze educative che favoriscano la positiva interazione tra le diverse realtà educative presenti sul territorio, la famiglia e la comunità cristiana".