INSEGNARE RELIGIONE

Insieme per la qualità

Uffici diocesani, Facoltà teologiche e Istituti di scienze religiose

Per la prima volta l’annuale convegno promosso dal servizio Cei per l’Insegnamento della religione cattolica (Irc) ha visto anche la partecipazione dei rappresentanti delle Facoltà teologiche (Ft) e degli Istituti superiori di scienze religiose (Issr). Al termine del convegno, che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma sul tema "Impegno comune per un Irc di qualità", M.Michela Nicolais per il Sir ha posto alcune domande a mons. Vincenzo Annicchiarico, responsabile del servizio Cei per l’Irc.

È la prima volta che l’annuale convegno dell’Irc viene organizzato congiuntamente per Uffici diocesani Irc, Issr e Facoltà teologiche. Come giudica, a partire dal convegno, l’inizio di questo cammino?
"Se il convegno annuale dell’Irc è per i direttori/responsabili diocesani un appuntamento molto atteso, poiché si fa il punto del lavoro, si condividono fatiche e progetti, si verificano percorsi e si aprono prospettive, l’appuntamento di quest’anno è stato davvero speciale. Intanto è stato voluto e progettato non solo dal Servizio nazionale per l’Irc, ma ‘anche’ e ‘insieme’ con il Servizio nazionale per gli Studi superiori di teologia e di scienze religiose della Cei. Gli invitati erano non solo i direttori/responsabili diocesani e regionali dell’Irc, ma anche i presidi delle Facoltà teologiche e i direttori degli Issr. L’intento era quello di gettare le basi per una collaborazione volta a consolidare l’impegno comune a favore della formazione iniziale e permanente degli insegnanti di religione cattolica. A convegno ultimato, credo si possa dire che il cammino sia da considerare sicuramente fattibile e opportuno, orientato a progettare e realizzare, nella logica del lifelong learning, un’offerta formativa di qualità e in sinergia. Sono stati mossi i primi passi: dell’incontro, della conoscenza reciproca (laddove questa non fosse già stata avviata), dello scambio costruttivo. Questo è quanto emerso da ogni workshop, nella serata di lunedì 16; quasi tutti si sono dati appuntamento sul territorio. Mi sembra di poter dire che lo scopo sia stato raggiunto, ora si tratta di proseguire in questo cammino".

Quale dovrebbe essere il ruolo dell’ufficio diocesano in questo percorso?
"Il ruolo dell’ufficio/servizio diocesano dell’Irc è anche quello di gestire le concrete esigenze formative degli insegnanti di religione (Idr), legate agli elementi essenziali della stessa disciplina scolastica e che distinguiamo nelle quattro grandi aree tematiche: biblico-teologica, storico-culturale, antropologica e pedagogico-didattica; naturalmente queste quattro aree dovranno essere sempre insieme. L’Irc deve rispondere, nella scuola, a quelle attese legate ai bisogni formativi degli alunni secondo le fasce di età. Fondamentale, nell’azione dell’ufficio/servizio diocesano, è proprio il ruolo di collegamento tra la formazione accademica e la pratica dell’insegnamento a scuola, concretizzato nella progettazione condivisa dei percorsi tecnico-pratici o dei corsi opzionali sia della formazione iniziale sia della formazione in servizio. Per fare solo un esempio, peraltro ampiamente dibattuto durante il convegno, il curriculum accademico della formazione dei docenti di tutte le discipline, e quindi anche dei docenti di Religione Cattolica, prevede un tirocinio che per gli Idr avrà bisogno di essere organizzato dagli Issr e/o Ft in collaborazione con gli uffici/servizi diocesani che ben conoscono le esigenze formative delle scuole che insistono sul proprio territorio".

"Sinergia" e "qualità" sono state le parole-chiave dei lavori: quali prospettive, per una loro declinazione nella prassi quotidiana?
"Il vocabolo ‘sinergia’ si può dire che postuli un cammino di convergenza che coinvolge più soggetti nella realizzazione d’itinerari di formazione che, pur nella diversità degli approcci, pongano al centro la persona e la sua formazione integrale. L’insegnamento della religione cattolica e l’insegnante, per essere di ‘qualità’, hanno bisogno di questa ‘sinergia’. Gli stessi orientamenti pastorali della Cei, guardando all’Irc con molta attenzione, lo collocano sì nell’orizzonte dell’educazione, ma ne evidenziano due aspetti sinergici, sottolineando da una parte la necessità del suo corretto riferimento alla scuola e alle sue finalità e, dall’altra, sollecitando una speciale attenzione perché risorsa per l’intera comunità ecclesiale. Dunque, se volessimo ulteriormente specificare la ‘sinergia’, dovremmo aggiungere che il conseguimento di esiti costruttivi e fruttuosi circa la qualità dell’insegnamento vedrebbe gli uffici/servizi diocesani, gli Istituti superiori di scienze religiose e le Facoltà teologiche sinergicamente insieme per una disciplina che sia davvero una ‘officina di senso’, espressione di quell’impegno culturale della Chiesa che è capace di promuovere un cammino, un curriculum, attraverso un sistema di significati che è dato dallo statuto epistemologico della disciplina stessa, i cui elementi di fondo sono quelli relativi alla dimensione religiosa dell’essere umano, e cioè: gli interrogativi su Dio, l’interpretazione del mondo, il significato e il valore della vita, le norme dell’agire umano. Essa deriva i suoi aspetti contenutistici dalla Rivelazione e dalla Tradizione della Chiesa e ha come riferimento essenziale l’educazione integrale dell’alunno al fine di rendere quest’ultimo ‘competente’ nel prendere una decisione personale e libera in materia religiosa. Per questo motivo, si è sempre sostenuto che l’incontro con la religione non possa restare al solo livello delle informazioni che, tra l’altro, si possono trovare in qualsiasi enciclopedia o dizionario, ma, ponendo la ‘competenza’ al termine di un percorso scolastico, si cerca di cogliere davvero quei valori e quei significati di cui la religione è espressione. L’Irc, dunque, viene proposto come una delle vie privilegiate per accedere ai significati del patrimonio storico, artistico, culturale e sociale dell’Italia e dell’Europa. Questo insegnamento ha un suo ruolo specifico nella formazione globale della persona giacché mette in grado la persona di sperimentare alcuni dinamismi decisivi che le consentano di realizzarsi".

I relatori hanno insistito sulla competenza come requisito fondamentale per la "missione culturale" dell’Irc: quali i passi da compiere, nell’ottica della formazione permanente?
"’Missione culturale’ e, aggiungerei, ‘educativa’ dell’Irc. Il Santo padre, al Meeting degli insegnanti del 2009, l’ha definita ‘laboratorio di cultura e di umanità’. L’ Irc si offre non solo come risorsa per la formazione culturale delle giovani generazioni, ma anche come contributo essenziale per la loro maturazione umana, bisognosa di confrontarsi, in un contesto caratterizzato dal pluralismo, con orizzonti di senso chiari e fondanti, come quello offerto dall’identità cristiano-cattolica. In questa prospettiva, l’Idr necessita non solo di una formazione di base solida, adeguata e integrata tra teoria e prassi, contenuti e metodologie, ma anche di un continuo adeguamento delle competenze che spazino da quella disciplinare, didattica, progettuale e organizzativa, a quella valutativo-formativa e comunicativo-relazionale. A ciò, data la peculiarità della figura dell’Idr, si dovrà aggiungere naturaliter, nella formazione e nello sviluppo professionale, la sua maturazione e crescita spirituale ed ecclesiale. Occorrerà sforzarsi di identificare azioni efficaci per una formazione permanente progettata in sinergia e che guardi alle sfide culturali ed educative che ci attendono".

In che modo gli insegnanti di religione cattolica possono contribuire a far sì che la fede entri sempre di più nel "dibattito pubblico"?
"Rispondo alla sua domanda citando anzitutto il discorso del Papa ricordato poc’anzi, quando dice che la ‘dimensione religiosa è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona, permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita’. Il Papa invita ‘senza improprie invasioni o confusione di ruoli’ (una cosa è l’Irc e una cosa è la catechesi) ad evidenziare ‘l’universale tensione verso la verità e la bimillenaria testimonianza offerta dai credenti nella luce della fede, le straordinarie vette di conoscenza e di arte guadagnate dallo spirito umano e la fecondità del messaggio cristiano che così profondamente innerva la cultura e la vita del popolo italiano’. Evidentemente, a scuola, con l’Irc si parla di maturità umana di fronte alla religione e al cristianesimo e non di maturità cristiana di cui si parla nella catechesi. L’umanizzazione dell’alunno richiede che egli non venga a trovarsi acriticamente di fronte a un ambito così rilevante della cultura e della vita, quale è la religione, in particolare la religione cristiana, molto affermata e diffusa in Europa. La crescita verso la maturità umana presuppone il superamento della situazione di grossolana e piatta ignoranza, d’indifferenza e d’insensibilità, di preconcetti e di pregiudizi, di rappresentazioni fanciullesche della fede in Dio, a volte di avvilenti manipolazioni della libertà praticate da persone che sfruttano la credulità della gente.
Di fatto gli Idr, quotidianamente, contribuiscono a far sì che la ragionevolezza della fede entri nel ‘dibattito pubblico e culturale’. Essi accettano la sfida di oggi, ossia quella della riscoperta del significato religioso-simbolico di oggetti ed eventi nel linguaggio della sfera pubblica. Per la prima volta nella storia, infatti, viviamo in un’epoca in cui vi è una grande libertà religiosa personale ma all’interno di una cultura che è essenzialmente a-religiosa o anti-religiosa. La cultura pubblica sembra che presuma la non-presenza di Dio. Il confronto esplicito con la dimensione religiosa dell’esperienza umana svolge sicuramente un ruolo insostituibile per la piena formazione della persona, giacché permette l’acquisizione e l’uso appropriato di strumenti culturali che, portando al massimo sviluppo il processo di simbolizzazione che la scuola stimola e promuove in tutte le discipline, consentono la comunicazione anche su realtà altrimenti indicibili e inconoscibili. Il confronto, quindi, con la forma storica della religione cattolica, svolgerebbe un ruolo fondamentale e costruttivo per la convivenza civile, in quanto permetterebbe di cogliere importanti aspetti dell’identità culturale e di aiutare le relazioni e i rapporti tra le persone".