PROGETTO POLICORO

Il pane della speranza

In questi giorni a Roma i responsabili dell’iniziativa che coinvolge 100 diocesi

"Il tempo di formazione che state vivendo in questi giorni è molto importante per il servizio prezioso che siete per le diocesi, in favore delle nuove generazioni alla ricerca di lavoro, ma forse alla ricerca di molto di più: di coraggio, di senso, di speranza". Sono le parole con cui il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, si è rivolto oggi ai partecipanti al 25° corso nazionale di formazione del Progetto Policoro, nell’omelia che ha aperto i lavori della seconda giornata. L’appuntamento è in corso a Roma, presso la Domus Mariae, fino al 25 aprile. "Un’autentica formazione cristiana" dev’essere "l’anima" del servizio di chi "vuole assumere con responsabilità e affrontare la concretezza delle esigenze sociali e delle relazioni del mondo del lavoro". "Se non c’è una profonda motivazione di fede – ha affermato mons. Crociata – ogni impegno è sterile". I tempi sono difficili, "soprattutto per i giovani che guardano al futuro con fatica". Ma solo da una vita vissuta dall’incontro di fede, "viene fuori il coraggio della lotta, di non arrendersi di fronte alle difficoltà". "Il nostro servizio – ha concluso mons. Crociata – non è solo di realizzare cose, ma di dare speranza. Le nostre opere saranno molto poco, se non sono capaci di costruire un futuro per noi stessi e per gli altri. E oggi abbiamo bisogno di speranza come del pane".

Educare in rete. Anzitutto "il primato dell’evangelizzazione". Il Progetto Policoro è essenzialmente "un progetto educativo". I caratteri devono essere: "Centralità della persona", nella formazione degli animatori chiamati a incontrare il territorio diocesano; "la dimensione sociale", per dare fiducia e speranza nelle varie situazioni; la "rilevanza del lavoro", non solo come "lotta alla disoccupazione", ma come "recupero del suo senso autentico". Lo ha ribadito mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, aprendo i lavori della giornata che ha visto un confronto tra i formatori. "Il rischio principale nel contesto attuale è di guardare al lavoro solo in senso di precarietà. Il Progetto deve educare ad alzare lo sguardo". Per don Domenico Beneventi, rappresentante del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, nell’équipe di formazione nazionale del Progetto Policoro, la scommessa per i prossimi anni è "educare a una nuova cultura di cristiani, capaci di stare da laici consapevoli della propria fede dentro la società e nel lavoro", e ciò anche "in prossimità dell’Anno della fede". Tra alcune esigenze emerse nel dibattito con le diocesi e le associazioni coinvolte: l’attenzione ai giovani immigrati, l’operare in rete come comunità educante per far risorgere la speranza nei giovani, ed evitare che si appoggi a percorsi illegali.

Il Centro-Nord. In 16 anni il Progetto Policoro, partito con tre 3 Regioni del Sud, oggi le coinvolge quasi tutte. Le diocesi aderenti sono 98 di cui 86 nel Sud e 12 nel Centro-Nord. Specificità del Progetto sono da sempre i rapporti di "reciprocità" tra alcune Regioni del Nord e del Sud o tra le diocesi. La formazione degli animatori diocesani, avviene a livello nazionale con un percorso triennale sui temi della dottrina sociale della Chiesa e su scala regionale. Sono stati formati circa 800 animatori. Novità di questi anni è l’ulteriore coinvolgimento del Centro-Nord. Nel 2009 sono entrate tre diocesi nell’Emilia Romagna. Alcune diocesi sono entrate in Umbria, nelle Marche e nel Lazio. Il Piemonte, già coinvolto in rapporti di reciprocità, si prepara ad entrare nel Progetto. "La crisi economica – ha spiegato al Sir suor Erika Perini, della segreteria nazionale del Progetto – sta sollecitando il Nord a riscoprire il vero senso del lavoro, alla luce di percorsi dettati da logiche nuove, come la dottrina sociale. Da parte dei giovani cresce una domanda di senso sul lavoro. Se prima la disoccupazione interessava solo il Sud, ora cresce anche al Nord il bisogno di dar vita a cooperative, iniziative per valorizzare il territorio. Insomma, un modo nuovo di pensare l’economia più attento all’etica, ai valori e non semplicemente al profitto. Questo coinvolgimento è un’occasione preziosa di evangelizzazione".

Di fronte alla crisi. Tra le esperienze diocesane di Regioni entrate di recente nel Progetto Policoro, come l’Emilia Romagna, è emersa quella di Rimini. Dal 2011 è nata un’"équipe per l’evangelizzazione" che coinvolge in sinergia numerose associazioni (Ac, Fuci, Focolarini, Scout…) nel "Progetto scuola". "Abbiamo scelto come obiettivo – ha illustrato al Sir don Antonio Moro, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale della diocesi – quello di educare i giovani al valore del lavoro in senso cristiano, sviluppando nelle aule temi a partire dalla dottrina sociale, ma anche aiutando i giovani a cogliere segni di speranza nella crisi". Inoltre, un gruppo di adulti della Gioc (una delle associazioni coinvolte nel Progetto Policoro) ha stilato un libretto dedicato a "Come vivere da cristiani il tempo della crisi", che ne legge le cause e propone azioni concrete di contrasto: dalla lotta all’evasione fiscale, alla prevenzione del gioco d’azzardo, al recupero del rapporto uomo-creato, etc".