SCUOLA

Perché se ne vanno?

L’abbandono scolastico in un convegno del Movimento studenti di Ac

“Se mi lasci non vale”. Non è solo il titolo di una canzone di parecchi anni fa. Si tratta, infatti, del titolo che gli studenti dell’Azione Cattolica italiana (Msac) hanno voluto dare al nuovo appuntamento MoCa (“il cantiere del movimento”), che si tiene a Napoli, presso l’Ostello di Mergellina, da oggi pomeriggio a domenica. Al centro dell’attenzione ci sarà il fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica. Gigliola Alfaro, per il Sir, ha chiesto a Elena Poser, segretaria nazionale del Msac, il perché della scelta di questo tema.

Come nasce l’idea di “indagare” sul fenomeno della dispersione scolastica?
“L’idea nasce perché si parla poco di questo problema, eppure è una sorta di colonna sonora della scuola perché, purtroppo, è una realtà diffusissima in Italia, che colpisce indiscriminatamente l’intero Paese, ma che vede la maggiore incidenza nelle Regioni meridionali. Non ci si rende conto, di solito, quanti sono i ragazzi che non riescono a terminare il percorso di studi per numerose e svariate difficoltà. Solo negli ultimi tempi la questione è tornata un po’ in auge”.

Perché avete deciso di organizzare proprio a Napoli il vostro convegno nazionale?
“Abbiamo voluto farlo a Napoli perché purtroppo è la ‘capitale italiana’ della dispersione scolastica. Qui c’è il centro nevralgico del fenomeno, ma si tratta comunque di un problema diffuso anche al Nord e al Centro, oltre che al Sud. Perciò, siamo venuti da tutte le Regioni d’Italia per prendere coscienza, indagare le cause e, soprattutto, elaborare idee e formulare proposte per una scuola che sia vera palestra di vita, di democrazia, che educhi alla legalità, al rispetto e all’accoglienza del prossimo, che insegni ad amare la cultura e dia senso e sapore allo studio dei più giovani. Insomma, come studenti di Azione Cattolica sogniamo una scuola che sappia davvero accompagnare i ragazzi durante il percorso di crescita e di maturazione. Una scuola da non abbandonare”.

Presenterete durante il convegno dei dati statistici sul fenomeno dell’abbandono?
“Domani interverrà Speranzina Ferraro, della Direzione generale per lo studente del Miur, per offrirci qualche dato sull’abbandono e sulla dispersione scolastica, ma di fatto non ci sono dati rigorosamente ufficiali. Si parla di centinaia di migliaia di ragazzi che abbandonano il percorso di studi, ma sono dati difficili da reperire. Perciò, domani Ferraro ci illustrerà soprattutto un trend, ma non dati precisi”.

In una Regione come la Campania e in una città, come Napoli, spesso l’abbandono e la dispersione scolastica si legano al rischio per i giovanissimi di finire nelle maglie della criminalità organizzata: affronterete anche questo problema durante il convegno?
“Certamente! Siamo consapevoli che c’è questo forte rischio e, perciò, abbiamo invitato a parlarci domenica mattina persone che si spendono tutti i giorni sul campo con progetti nelle scuole contro la criminalità organizzata. In particolare, interverrà Giovanni Allucci, dell’associazione ‘Agrorinasce’, per presentarci progetti di legalità fra i banchi di scuola e non solo. Sempre domenica mattina incontreremo i maestri di strada e il Progetto ‘Chance’, attraverso la testimonianza di Salvatore Rotondi”.


Dal vostro convegno verranno fuori delle proposte concrete?
“Tutta la giornata di domani lavoreremo, attraverso laboratori, su tre tematiche che abbiamo individuato come cruciali nella lotta all’abbandono e alla dispersione scolastica. La prima è quella dell”orientamento’; la seconda una ‘cultura della valutazione’, altro aspetto che ci sta molto a cuore perché, purtroppo, di fronte a risultati negativi a scuola, alcuni ragazzi hanno scelto di fare gesti estremi. L’ultimo laboratorio sarà sulla possibilità di costruire dei progetti per avere ‘scuole aperte’ al pomeriggio: infatti, uno dei modi per evitare che i ragazzi stiano per strada è permettere alla scuola di accoglierli durante tutta la giornata con attività culturali e anche ludiche. Su questi tre temi vorremmo elaborare dei progetti, da presentare sia nelle sedi istituzionali, come per esempio al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sia per iniziare delle riflessioni da portare avanti all’interno non solo del Movimento studenti ma dell’intera nostra associazione”.