CHIESA E COMUNICAZIONE

Persone non personaggi

Analisi e prospettive all’8° seminario dell’Università Santa Croce” “” “

La Chiesa vive oggi una sorta di "apprendistato" in un mondo "dove è richiesto il rispetto di altre verità, e comunque per la verità degli altri". Deve pertanto imparare sempre più ad esercitare un "dialogo senza ambiguità e rispettoso delle parti coinvolte", perché attraverso di esso "si possono aprire nuove porte per la trasmissione della Verità". È quanto affermato ieri dal presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, mons. Claudio Maria Celli, nel suo saluto ai partecipanti all’ottava edizione del Seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa "Volti, persone, storie", promosso fino al 18 aprile dalla Facoltà di comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce (Pusc). Oltre trecento, provenienti da 44 nazioni, i partecipanti all’incontro rivolto a direttori di uffici di comunicazione, portavoce, operatori pastorali e giornalisti.

Testimoni di una Persona. Nel "supermercato delle scelte", tipico "della cultura del nostro tempo", ha concluso mons. Celli, "è possibile – come insegna Papa Benedetto XVI – trasmettere un annuncio fedele, integro e a volte sofferto", nella consapevolezza che "non proponiamo un prodotto commerciale ma siamo testimoni di una Persona, Cristo nel mondo di oggi". Le istituzioni e organizzazioni della Chiesa devono imparare a realizzare una "comunicazione che sia non solo vera, ma anche efficace" se vogliono "superare con successo la maggior parte degli ostacoli dovuti a disinteresse, chiusure ideologiche, pregiudizi, stereotipi o semplificazioni". Ne è convinto Armando Fumagalli, docente di semiotica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Mentre nella comunicazione professionale si sono sviluppate "tecniche sempre più sofisticate e coinvolgenti che tendono a puntare sull’emozione, sull’attivazione di empatia, sulla scelta di parole fortemente connotate, sull’invenzione di immagini", secondo l’esperto, da parte della Chiesa si è spesso riposto "una fiducia totale nella capacità della ragione di arrivare da sola ad aprirsi ai contenuti della comunicazione", ma spesso le condizioni "ideali" non corrispondono alle "situazioni di fatto". Una delle soluzioni proposte da Fumagalli è il ricorso allo "storytelling" (narrazione di storie), perché "le storie attivano emozioni, riconoscimento di analogie con le vite degli ascoltatori, empatia". "Comunicare di più attraverso le storie – ha tuttavia precisato – non significa trasformare la verità in menzogna, o ‘abbellire’ nel senso di manipolare la verità", bensì "superare disinteresse, freddezza e pregiudizio". Per aprirci alla verità, ha concluso, "abbiamo spesso bisogno di emozione ed empatia".

Spontaneità e libertà. Su "La Chiesa negli schermi; offrire volti e testimonianze" è invece intervenuto Jorge Milán (Pusc), che ha offerto alcune indicazioni per i responsabili degli uffici di comunicazione su come mettere a disposizione del pubblico buone testimonianze attraverso i distinti canali audiovisivi. In particolare, ha avvertito, "occorre partire dalla consapevolezza che non si lavora con personaggi, ma con persone reali". Per cui, anche se "a volte può sembrare rischioso", bisogna sempre avere fiducia "nella loro creatività, spontaneità, libertà e diritto a mettersi in prima fila e rappresentare la Chiesa, anche a costo di sbagliare". Il direttore di un ufficio di comunicazione ha "come missione" quella di "scoprire talenti, preparali e lanciarli nella mischia". Tra i compiti fondamentali, quello di "cercare testimonianze e volti da proporre, studiare il linguaggio audiovisivo, concettualizzare idee ed esempi", ma anche "istruire le persone a promuovere attività di comunicazione nelle parrocchie o nelle scuole".

Campagne mediatiche e testimonianze. In linea con il tema del seminario, il primo Case study ha riguardato la comunicazione dell’azione umanitaria della Chiesa, con la presentazione di due campagne: "Where God Weeps" (Dove Dio piange), "programma settimanale di Aiuto alla Chiesa che soffre dedicato alle aree dove la Chiesa è maggiormente perseguitata", ha spiegato Mark Riedemann, direttore di Crtn (Germania), e "Chiedilo a loro", promossa dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica italiana (8×1000) e illustrata dal responsabile dello stesso Servizio, Matteo Calabresi, e da mons. Domenico Pompili, direttore Ufficio nazionale comunicazioni sociali Cei. L’incontro ha inoltre dato voce ai partecipanti. Tra questi Paolo Benvenuto ha fatto notare: "Oggi più che mai, chi cerca informazioni sulla Chiesa cattolica e sulla sua dottrina le cerca sul web". Di qui il riferimento a Cathopedia, enciclopedia cattolica sul web (10mila voci), e all’importanza di "un buon piazzamento nei motori di ricerca". Del Catholic Communications Network (CCN), braccio "mediatico" della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles che ha "formato" 70 giovani inglesi "per essere corrispondenti" alla Gmg di Madrid e, più in generale, per produrre "notizie gioiose" sulle diverse piattaforme multimediali, hanno invece parlato Eileen Cole e Margaret Doherty.