GIOVANI
L’educazione all’affettività nell’orientamento vocazionale
Per quattro giorni (fino al 13 aprile) alcune centinaia di direttori spirituali, formatori di seminari e di istituti religiosi maschili e femminili si sono ritrovati a Siena per il XXVII Seminario di formazione sulla direzione spirituale a servizio dell’orientamento vocazionale, promosso dal Centro Nazionale Vocazioni. Tema generale del seminario è stato "Il fuoco dell’amore e l’educazione affettiva", alla luce di Santa Caterina da Siena. Luigi Crimella, per il Sir, ha intervistato il formatore e psicoterapeuta p. Amedeo Cencini che ha proposto una relazione su "Accompagnamento vocazionale tra azione dello Spirito e scienze umane".
Come si realizza oggi l’accompagnamento vocazionale con giovani spesso riluttanti a farsi "guidare"?
"I giovani d’oggi non sono disponibili a dar subito fiducia, ma hanno bisogno eccome – d’un fratello maggiore cui consegnare la loro vita, il loro mondo interiore, e che li aiuti a capirsi meglio nella loro confusione interiore: capirsi meglio nel senso di comprendere quel che hanno in cuore, le loro aspirazioni reali e profonde, ma anche le loro paure e le radici d’esse, per poter esser poi in grado di avvertire la voce dell’Eternamente chiamante e decidere di risponderli in libertà e responsabilità. Per questo l’accompagnatore vocazionale deve stare molto attento a mostrarsi alleato del giovane in questo processo, e inserirsi con tatto e attenzione, stabilendo un rapporto di vicinanza ma senza rinunciare mai al suo esser segno dell’Altro che chiama, senza diventare semplicemente l’amico".
È diverso accompagnare i cammini vocazionali dei giovani di oggi rispetto a quelli di 20-30 o più anni fa?
"La differenza fondamentale è che un tempo l’accompagnamento vocazionale era considerato un’operazione speciale ed eccezionale, offerta solo ad alcuni, ai buoni o ai più impegnati, o a quelli che mostravano già un certo interesse vocazionale. Oggi dovrebbe essere sempre più concepito come un servizio offerto a tutti, perché tutti nella chiesa hanno il diritto d’esser aiutati a scoprire il piano di Dio su di loro".
Quali sono gli elementi che fanno dire di trovarsi di fronte a una risposta vocazionale "matura", nel caso di scelta del celibato?
"C’è una condizione davvero imprescindibile per fare una scelta autentica di celibato, ovvero la libertà affettiva. Che consiste in due certezze: la certezza d’essere stato amato, da sempre e per sempre, e la certezza di poter amare, per sempre. Da queste due certezze deriva la libertà affettiva. Chi non le possiede non può consacrasi nel celibato, poiché correrebbe il rischio di vivere da ‘accattone affettivo’, ovvero come persona che in tutto quel che fa va alla ricerca di affetto, proprio per compensare la mancanza di quella certezza. È solo chi ha la sicurezza d’aver già ricevuto amore che può consacrarsi a Dio. In fondo la sua è solo una risposta al tanto amore ricevuto, e una risposta che sarà sempre inferiore alla quantità d’amore ricevuto".
S. Caterina da Siena parla di "fuoco dell’amore". Quanto questo "fuoco interiore" può essere ingannevole in termini di risposta vocazionale?
"È importantissimo nel cammino d’accompagnamento e poi di formazione condurre la persona a leggere il proprio passato, a scoprire in esso la realtà dell’amore di Dio che s’è reso presente o che ha raggiunto la sua persona attraverso le persone che gli sono state attorno, pur coi loro limiti e difetti. Il Perfetto (Dio) sopporta le imperfezioni, ovvero l’amore di Dio è giunto a ciascuno di noi attraverso mediazioni molto limitate e imperfette. È grande saggezza non pretendere la perfezione, e imparare a leggere la grandezza dell’amore dell’Eterno nelle situazioni limitate della nostra esistenza".
Come può agire un formatore perché la voce dello Spirito non sia schiacciata?
"Aiutando la persona in due direzioni, ovvero la educazione e la formazione. Con la prima l’educatore provoca il giovane a scrutarsi (educare da educere=tirare fuori), a tirar fuori la sua propria verità, quello che è, coi problemi, le ferite, le paure, le immaturità… che abitano il suo cuore, e che rischiano d’impedirgli di sentire Colui che lo chiama, addormentandogli i sensi (oggi, infatti, i giovani hanno perso i sensi, passando dalla bulimia all’abulia sensoriale). Con la formazione il formatore gli propone una forma, che nella vita del credente- è la forma del cuore di Dio manifestato in Cristo, vero punto d’arrivo d’ogni vita e d’ogni vocazione".
Come il formatore comprende che si tratta proprio di una vocazione di speciale consacrazione e non invece di un umanesimo generoso?
"Potremmo dire che l’amore ‘solo’ umano non ha la forza di chiedersi il massimo, di affrontare certe difficoltà, di arrivare al punto estremo, al sacrificio di sé. L’amore cristiano è amore che giunge a questi punti estremi, ma non per eroismo e con grandi sforzi di volontà, ma perché parte dalla certezza di chi si sente già amato, al di là dei suoi meriti, e dunque scopre che il dare amore è la cosa più naturale e logica che possa mai fare, senza sentirsi un eroe né una vittima, e anzi con la certezza che per quanto amore darà non pareggerà mai il conto con l’amore ricevuto".