CHIESE DI PUGLIA
Messaggio dei 19 vescovi alla comunità cristiana e alla società della regione” “” “
"Cristiani nel Mondo. Testimoni di Speranza". E’ il titolo della nota pastorale che i diciannove vescovi pugliesi hanno voluto offrire al popolo di Dio a circa un anno dal III Convegno ecclesiale, ("un dono di Dio, un evento dello Spirito, un’autentica esperienza pasquale", scrivono i vescovi), celebrato a San Giovanni Rotondo sul ruolo dei laici nella società pugliese. La nota, che vuole "offrire alcune coordinate fondamentali", senza presumere di fare "una sintesi dei lavori e lasciando alle singole diocesi la libertà di modulare il loro impegno secondo i ritmi pastorali di ciascuna", è stata diffusa oggi al Seminario regionale di Molfetta, al termine dei lavori della Conferenza episcopale pugliese.
Il ponte e l’arcobaleno. "A voi, Chiese di Puglia, e in particolare a voi, cristiani laici, nostri fratelli nella fede, la prima parola che vogliamo dire è la seguente: amate la nostra terra! Amatela con tutta la forza della ragione e tutta la passione della nostra fede in Cristo morto e risorto". E’ l’appello che con la nota pastorale "Cristiani nel Mondo. Testimoni di Speranza" i 19 vescovi pugliesi rivolgono al popolo di Dio. L’amore a cui esortano i vescovi deve essere "intelligente, solidale, operoso e riconoscente". La Puglia, scrivono i presuli, viene solitamente descritta con due metafore: l’arcobaleno e il ponte. L’arcobaleno "sottolinea l’identità plurale della nostra regione" e si riferisce "alla capacità della gente pugliese di aprirsi alla speranza anche quando sopraggiungono situazioni di grandi difficoltà". Il ponte richiama la naturale vocazione della Puglia "a proporsi come terra di approdo e di passaggio"; indica, più in generale, "la condizione originale, teologica, dei cristiani". "Coltivate la vocazione al dialogo", esortano i pastori, "rinvigorite l’ecumenismo di base e valorizzate la Facoltà Teologica Pugliese, in particolare il suo Istituto Ecumenico". Nella nota si invita a far diventare le comunità ecclesiali "sempre più capaci di generare cristiani adulti nella fede". La Puglia domanda "una nuova generazione di uomini e donne per il servizio della polis", persone capaci di realizzare "ponti nuovi" tra "dimensione spirituale e impegno pubblico in campo politico e sociale". L’altro ponte da costruire "con lo sguardo rivolto all’avvenire" è quello "tra le generazioni". I laici devono favorire la crescita integrale della persona "mediante sagge alleanze educative tra famiglia e parrocchia, scuola e istituzioni". Genitori ed educatori sono invitati "a guardare con attenzione e a proporre con convinzione Gesù, maestro e modello di umanità". I presuli, quindi, si rivolgono ai giovani: "Siete il futuro di queste Chiese e di questa società". Ad essi lasciano una esortazione – "Scoprite pienamente la vostra vocazione umana e cristiana" – ed una consegna: "essere protagonisti di una cultura della pace".
Cercare la santità. Per i cristiani laici una cosa i vescovi hanno "soprattutto a cuore" : "che vi apriate ad un rapporto vivo con il Signore Gesù e restiate sempre nel suo amore". Siate santi, scrivono, prendendo, tra l’altro, ad esempio due testimoni pugliesi: l’onorevole Aldo Moro e il pedagogista Giovanni Modugno. "Stare nel mondo, trattare e ordinare le cose temporali secondo Dio è possibile soltanto ad una condizione": che i laici facciano ricorso "alle sorgenti della vita spirituale", prosegue la nota. La prima e necessaria fonte di santificazione "è la liturgia e, in particolare, la celebrazione eucaristica". L’altro mezzo "è la lettura della Scrittura, fatta al di fuori della celebrazione liturgica, da soli o in gruppo". I vescovi, inoltre, esortano "a cercare con fiducia l’aiuto della direzione spirituale e della grazia del sacramento della Riconciliazione". "Coltivate il rapporto con la natura e vivete un’intensa esperienza di silenzio e di contemplazione della bellezza del creato". "Cercate Dio" e "non abbiate paura di dialogare con Lui".
Passione per la Chiesa. Sul piano dell’impegno ecclesiale, "la frequenza della formula ‘gli uni gli altri’ manifesta l’imperativo fondamentale della vita cristiana e richiamala responsabilità di tutti a condividere la passione per la Chiesa". E’ opportuno che fiorisca "la corresponsabilità di laici, religiosi e presbiteri nel discernimento comunitario e nei percorsi di formazione condivisa, nella pastorale ordinaria e nella missione ad gentes" e che i laici vivano "la partecipazione alla vita pastorale della Chiesa come una grazia". Partecipi della missione della Chiesa, i laici devono fare del mondo il luogo privilegiato dell’impegno apostolico: "Nell’areopago della cultura moderna, siete chiamati a tenere alto il confronto sui grandi temi della verità e della carità", proponendo con franchezza la forza liberante del messaggio evangelico. In quell’areopago i vescovi entrano anche grazie a questa nota che, si augurano, "sia favorevolmente accolto da tutto il popolo di Dio, ma anche da quanti, pur non essendo cristiani, operano per la giustizia e la pace".