CHIESA E SALUTE

I luoghi delle due cure

Il compito delle opere socio-assistenziali ecclesiali in Italia

"Aiutare a progettare una pastorale organica, integrata, capace di rispondere con la necessaria competenza e professionalità al compito di predicare il Vangelo e curare i malati". Per mons. Andrea Manto, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della sanità, è questo l’obiettivo principale del seminario su "La pastorale della salute e le istituzioni sanitarie cattoliche. Percorsi per la nuova evangelizzazione", che si svolgerà domani, 13 aprile a Roma, per iniziativa del citato Ufficio Cei in collaborazione con l’Associazione religiosa Istituti socio-sanitari (Aris) e l’Associazione italiana pastorale sanitaria (Aipas). Ad aprire i lavori sarà il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata. Le istituzioni sanitarie cattoliche rifletteranno sulla loro "missione evangelizzatrice" prendendo spunto anche dall’indagine sulle opere socio-sanitarie ecclesiali in Italia, dal titolo "Progetto S.In.O.S.S.I." (acronimo per Sistema di Indagini sulle Opere ecclesiali Sanitarie e Sociali in Italia). M. Michela Nicolais, per il Sir, ha rivolto alcune domande a mons. Manto.

Il panorama delle opere socio-sanitarie ecclesiali in Italia è molto variegato. Possiamo tracciare un identikit?
"Il Progetto S.In.O.S.S.I. ha censito 14.246 realtà attive sul territorio, che impiegano oltre 400.000 persone, di cui un terzo stipendiati e due terzi volontari. Servizi promossi o gestiti da ordini religiosi, parrocchie, associazioni e movimenti, tutti con un forte radicamento nell’anima popolare e nella cultura di un tessuto ecclesiale che le ha generate e ne conserva la fedeltà ai valori ispiratori. La mole di dati che questa indagine ci consegna per certi aspetti è sorprendente, anche per noi stessi, perché ci restituisce la fotografia di un tessuto ecclesiale vivo, distribuito su tutto il territorio nazionale. La presenza diffusa di queste opere, pur con differenze significative legate al contesto locale, rappresenta un forte elemento di unità nazionale e di identità".

In che modo, nelle strutture sanitarie cattoliche, la “missione educativa” si coniuga con la nuova evangelizzazione?
"Le opere sanitarie cattoliche non nascono come risposta a un bisogno: la loro prima natura è quella di essere segno di speranza e annuncio di salvezza, perché i battezzati, il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa è chiamato a partecipare alla redenzione di ogni sofferenza che Cristo ha operato nel mistero pasquale. L’essere la risposta ad un bisogno è, dunque, una conseguenza della nostra essenza, che consiste nell’essere annuncio di speranza e segno tangibile di salvezza, di ricostituzione dell’umano ferito dal male. In questa prospettiva, le strutture socio-sanitarie ecclesiali sono opere che educano tutti alla responsabilità e alla condivisione: frequentare il mondo della fragilità è una pedagogia per tutti. Chi frequenta questi luoghi, si rende conto della verità dell’umano e del dovere della condivisione: tutti noi impariamo a rendere grazie per i doni ricevuti, a farci carico dell’altro e a non fuggire la realtà quotidiana".

Sul piano pastorale, c’è un rapporto stretto con le parrocchie, le diocesi, il territorio, oppure la sensazione è quella di essere "un mondo a parte"?
"Spesso esiste una discontinuità, e i legami tra le parrocchie e le strutture sanitarie cattoliche vanno rafforzati, anzitutto andando oltre l’idea che esista da una parte la parrocchia con l’itinerario di preparazione ai sacramenti, e dall’altra – al di fuori di essa – il variegato mondo della carità. Non bisogna separare il servizio alla salute e il servizio pastorale, perché sono due ambiti intimamente connessi, anzi sono uno espressione dell’altro".

Sta per iniziare l’Anno della Fede: ci sono "esperienze pilota" sul campo, in ambito socio-sanitario cattolico, e che tipo di iniziative la Chiesa italiana pensa di promuovere in questo campo?
"Durante il seminario di domani, verrà dato ampio spazio alle esperienze sul campo, e l’intenzione – in vista dell’Anno della Fede – è quella di promuovere una sempre maggiore consapevolezza della ‘missione educativa’ che svolgono le strutture socio-sanitarie cattoliche. Destinatari sono in primo luogo gli operatori che svolgono il loro servizio in tale ambito, affinché cresca la loro consapevolezza, ma anche le parrocchie, affinché prendano coscienza di queste realtà e, a loro volta, queste realtà si sentano ‘visitate’ e non abbandonate. La priorità, in questo speciale Anno indetto dal Papa, è sicuramente quella di curare la formazione degli operatori e l’identità missionaria di queste strutture".

"La sanità di ispirazione cristiana, nel nostro Paese, svolge spesso un ruolo di supplenza: cosa chiede, a sua volta, alle istituzioni?
"Molto spesso, le opere ecclesiali riescono a dare risposte là dove l’offerta dei servizi regionali è carente. In gran parte dei casi, a parità di offerta, costano meno del servizio pubblico e danno servizi riconosciuti e apprezzati da tutti i cittadini. Così, opere nate come segno di speranza si rivelano anche economicamente vantaggiose per la collettività. Ci auguriamo che sia rispettata la peculiarità di queste strutture, e incentivata in chiave sussidiaria, in modo che i responsabili della programmazione sanitaria possano attivare migliori sinergie tra le opere ecclesiali e il sistema pubblico, a vantaggio di tutti".