VOCAZIONI E AFFETTIVITÀ
Educare ed educarsi all’ascolto e al perdono
"Oggi c’è una grande crisi di speranza, anche a livello vocazionale, perché viviamo in un tempo e in una cultura in cui tutto sembra congiurare contro la speranza": lo ha detto al Sir mons. Nico Dal Molin, direttore del Centro Nazionale Vocazioni, che sta svolgendo a Siena il XXVII Seminario nazionale di formazione sulla direzione spirituale a servizio dell’orientamento vocazionale. Tema dell’incontro, cui partecipano alcune centinaia tra direttori spirituali, formatori nei seminari e negli istituti religiosi, educatori e laici impegnati, è "Il fuoco dell’amore e l’educazione affettiva. Nel discernimento e nell’accompagnamento vocazionale alla luce di Santa Caterina da Siena". Il metodo di lavoro che viene seguito nei seminari del CNV consiste in una serie di proposte da parte di esperti e in successivi laboratori guidati da tutor per apprendere in concreto le modalità dell’accompagnamento spirituale.
Mettersi a fianco delle persone. "Mettendo al centro dell’attenzione la maturazione affettiva, la direzione spirituale viene interpellata dalla odierna condizione esistenziale delle persone. Dalle diverse relazioni è venuta la sottolineatura spiega mons. Dal Molin che tale maturazione esige la capacità di vivere un atteggiamento di ascolto e di perdono. Si richiede cioé empatia e vicinanza come requisito di fondo per un accompagnamento spirituale che possa anche costituire un orientamento vocazionale". Il direttore del CNV aggiunge anche che "in un’epoca come la nostra in cui si rischia di vivere un amore ammalato e banalizzato l’accompagnamento spirituale esige la capacità di immedesimarsi nella vita delle persone. Bisogna cioè riscoprire la via amoris di S. Caterina, superando i limiti del nostro piccolo ‘io’ raggrinzito e vivere appieno questo decentramento". "L’accompagnamento afferma domanda un decentramento totale perché ricerca la beatitudine dell’altra persona a cui mi metto al fianco. E ciò vale anche e soprattutto in campo vocazionale".
Cosa insegna una Santa. "Può una santa vissuta parecchi secoli fa insegnare qualcosa agli uomini e donne del nostro tempo? La risposta è sì perché Santa Caterina da Siena ci insegna ad avvicinare le persone con positività, rispetto e forza": lo ha detto suor Elena Zanardi, docente di teologia spirituale, che ha tenuto una relazione su vocazione e maternità spirituale in Santa Caterina. "La sua maternità spirituale, dolce e ferma, – ha detto – diventa modello per coloro che sono impegnati nella direzione spirituale. Potrebbe essere definita donna degli antipodi: umile e tenace, tenera e forte, contemplativa e di azione, illetterata e dottore, femminile e virile; che sa unire carisma e istituzione, preghiera e carità, sponsalità e maternità". La relatrice ha poi aggiunto che "Santa Caterina alle donne di oggi dice che non si è tali se non si vive la dimensione della sponsalità col donarsi a quel Dio che si è donato a noi; e della maternità con l’accettare di nutrire e di generare continuamente".
Il cammino verso la maturità. "L’uomo adulto, maturo, è colui che è capace di essere una persona veramente umana, empatica, caritatevole, rispettosa, capace di desiderare e volere il bene degli altri": lo ha detto la psicologa e formatrice Donatella Forlani, che ha proposto una relazione sulla maturazione affettiva. "Se escludiamo i casi di una seria fragilità psicologica, l’esperienza di ascolto ed accompagnamento ha affermato la relatrice – ci mostra che una persona affettivamente immatura è di solito una persona ferita. L’immaturità affettiva è dunque spesso segnale di un disagio, di una ferita alla quale la persona non ha saputo, non è riuscita a far fronte. O meglio lo ha fatto e lo fa come può o ha potuto". La psicologa ha anche sottolineato che "il cammino verso la maturità si configura allora come un percorso di auto-trascendenza per vivere il perdono verso coloro che hanno causato una ferita, talvolta senza neppure saperlo". "Il perdono è la forma alta della maturità umana, la forma alta dell’auto-trascendenza. È, altresì, un processo di umanizzazione poiché richiede di fare i conti con i propri limiti e la propria vulnerabilità".