TERREMOTO ABRUZZO

Le tende amiche

La Caritas ne ha allestite 15 alla periferia di L’Aquila

Quello di Bazzano, alla periferia di L’Aquila, è stato il primo dei 19 quartieri del progetto "Case" ad essere inaugurato nel settembre 2009. Con i suoi 2 mila abitanti è tra i più grandi dei nuovi insediamenti sorti per dare un tetto agli sfollati del centro della città. Tra le vie del quartiere che portano i nomi scelti dagli stessi abitanti sorge una tendostruttura che dal 2010 rappresenta l’unico punto di riferimento per gli abitanti del quartiere.

Un posto per la gente. "Questa tenda in origine era stata utilizzata dalla Protezione Civile nelle tendopoli – racconta al Sir don Antonio Giuliano, sacerdote salesiano che segue le attività pastorali della zona – e, dopo la prima fase di emergenza, grazie all’intervento della Caritas è stata portata a Bazzano e attrezzata per essere utilizzata in forma stabile. La tenda rappresenta un luogo essenziale per socializzare perché altrimenti la gente non avrebbe un posto dove stare". Un luogo che tutti i pomeriggi si trasforma in un centro per lo svago di anziani e ragazzi e all’occorrenza sala riunioni per la comunità. Di tende come questa – ribattezzate Tenda Amica – la Caritas ne ha allestite quindici in altrettanti nuovi quartieri e nei borghi rimasti senza strutture. Purtroppo tre di queste sono andate distrutte durante le pesanti nevicate di febbraio.

Le case non bastano. Ad accoglierci nella tenda troviamo la signora Luciana, una donna aquilana con già alcune primavere sulle spalle. E’ lei l’incaricata di aiutare don Antonio a preparare il tavolo che farà da altare per le celebrazioni del triduo pasquale. "E’ proprio bella la nostra chiesina, non è vero?", chiede con un sorriso. "E pensare – continua – che i primi tempi non ci volevo venire. Mi ricordava troppo il terremoto e i giorni passati nella tendopoli". La storia di Luciana è simile a quella di tanti altri aquilani. Una casa praticamente da abbattere al Torrione, quartiere residenziale della città, una settimana in tendopoli e poi sei mesi in albergo sulla costa, fino all’ottobre 2009 quando è arrivata a Bazzano. "La casa è bella non ci possiamo lamentare – racconta – ma il problema è che ci hanno dato il piatto forte senza il contorno". Quello che Luciana chiama il "contorno" sono tutti i servizi di cui una persona può avere bisogno. Le due mila persone del quartiere possono contare su un asilo nido, ma non hanno a disposizione un bar, una farmacia, un negozio, l’ambulatorio medico o una chiesa. Manca qualsiasi spazio pubblico in cui ritrovarsi e per ogni bisogno è necessario spostarsi, cosa che, pur essendoci un servizio di bus, diventa complicata per chi non ha l’automobile.

Ritrovare la fede. "Nel quartiere – racconta Giovanni Todisco, diciottenne – vivono persone provenienti da posti diversi e capita spesso che le persone non conoscano i propri vicini. La tenda diventa così il luogo in cui conoscersi e stringere rapporti. Mi è capitato di vedere persone che scoprivano qui di essere vicine di casa". Un luogo divenuto anche il punto di riferimento per la preghiera. "In tanti – spiega don Antonio – si sono riavvicinati alla fede dopo il terremoto. Qui celebriamo la messa ogni domenica, ma è capitato di celebrare anche un funerale. Orgnizziamo il catechismo, abbiamo un gruppo giovani e uno di ragazzi. Grazie a questa tenda e alle attività ho visto i bambini aprirsi e tornare a parlare dopo i traumi del terremoto. In fondo vivere la fede in una realtà come questa, tra la gente, è per tutti un invito ad andare alla sostanza, più che all’apparenza." La scorsa estate la tenda è stato il centro della Scuola estiva a cui hanno partecipato circa 120 bambini.

Una tenda non basta. Quella di Bazzano per molti sarà la casa ancora per molti anni. "Purtroppo – continua il sacerdote – di fronte alla situazione attuale e alla lentezza della ricostruzione c’è sconforto e rassegnazione. Specialmente per gli anziani la situazione è difficile: molti di loro non vengono alla tenda e stanno tutto il giorno chiusi in casa. Abbiamo cercato di capire se c’era la possibilità di costruire un’altra struttura più stabile e dignitosa, ma, pur avendo la disponibilità e i contributi della Caritas, mancano i permessi del Comune per la concessione di un terreno".

Un seme di speranza. Nella sera del Venerdì Santo, in attesa di celebrare la Pasqua, per le vie di Bazzano si è svolta una via crucis speciale. "E’ stata una celebrazione che parlava di noi – racconta il sacerdote – della nostra realtà. Sono stati i nostri bambini a scegliere le varie stazioni preparando dei cartelloni che le rappresentano". Don Antonio ci mostra i cartelloni. I ragazzi hanno scelto per ogni stazione delle immagini che raccontano la loro personale via crucis, la via percorsa da miglia di aquilani in questi tre anni: il terremoto con le case distrutte, le vittime, la sofferenza delle tendopoli e degli sfollati, fino all’ultima stazione che vuole essere un segno di speranza. "Quando abbiamo chiesto ai bambini quale immagine potesse rappresentare questa speranza – conclude don Giuliano – loro hanno scelto l’immagine di questa tenda. Un piccolo seme di rinascita per tutti noi".

a cura di Michele Luppi, inviato Sir a L’Aquila