PASQUA

Non è per consolare

Quella Luce che vince ogni dolore e ogni difficoltà

Potrebbe essere anche solo un curiosità scientifica, ma chi sarebbe in grado di asserire che non avrebbe voluto essere presente alla creazione del mondo?
Dalle tenebre profonde, come quelle che si possono godere ancora oggi nel nostro pianeta super-illuminato solo in qualche angolo remoto del deserto oppure nelle impenetrabili cime dei massicci indiani, veder scaturire il primo raggio di luce…
La bellezza della natura che incomincia a danzare sul globo, le erbe e i prati che spuntano dal terriccio. Emozionante e fantastico spettacolo. Nessuno però ne è stato testimone, “la luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro”.
Papa Benedetto scende più in profondità del fenomeno fisico, lo assume e ne coglie la direzione, l’orientamento, tutto è catalizzato dal “giorno della libertà di tutte le creature per Dio e delle une per le altre”.
Se la creazione è uno splendore di fantasia e di colori, quanto più lo sarà una volta giunta al vertice della sua propria missione nel tempo e nella storia: “La comunione tra Dio e la creatura”, due persone che si incontrano. Perché?
Per il solo gusto, da parte di Dio, di dirsi: Ecco quanto io ho fatto!
Noi ne saremmo realmente capaci, in Dio questa dimensione di ripiegamento non esiste, Egli vuole che esploda invece un “incontro di amore e di libertà”.
Il trapasso da una realtà, concreta e ricca di bellezza indubbiamente, ad un’altra realtà quella delle persone, fonda il perché del vivere e del vissuto in “una nuova dimensione per l’uomo” e la stessa “creazione è diventata più grande e più vasta”, con la consapevolezza crescente che “il male non proviene dall’essere che è creato da Dio, ma esiste in virtù della negazione”.
Una concezione spirituale raffinata ma non sarebbe adatta ad un qualsiasi giorno ? Mentre Papa Benedetto ce la porge di Pasqua. Non solo non a torto ma con ampia ragione.
Il Creatore, al mattino del terzo giorno, è ancora all’opera, non negando quanto aveva già fatto ma ripercorrendo la storia dell’umanità con tutte le sue debolezze, ambiguità e cattiverie, non Lo hanno rinchiuso cadavere, Lui il Maestro mite e buono “nella notte del sepolcro”?
Ancora una volta, nessuno ne è stato testimone. E, meno male, saremmo rimasti abbagliati e folgorati da un Luce cui non siamo abituati dalla “pura luce di Dio”. Come il Creatore, non ripiegato su se stesso ma tutto volto in amore, Gesù si rivolge a tutto il creato, assume in sé la luce e la ricrea.
Ci viene aperta la dimensione nuova ed inedita in cui, rovesciato il masso che occludeva il sepolcro si proiettano posture che, se accolte, mutano noi e tutto il mondo:
– “La vita è più forte della morte”;
– “Il bene è più forte del male”;
– “L’amore è più forte dell’odio”;
– “La verità è più forte della menzogna”.
Parole consolatorie visti i tempi che corrono e vista la nostra coscienza umana che non risponde più con gesti carichi di umanità ma solo con prevaricazioni?
Se fossimo lasciati a noi stessi è fuor di dubbio che tutto si dissiperebbe ed evaporerebbe nell’aria, sta noi però optare, il Creatore infatti “ha costruito un ponte verso di noi”, con due arcate:
– il Sacramento del battesimo;
– la professione della fede.
Ed ancora una volta siamo pervasi e trapassati dalla luce, quella della creazione, e quella che emana dal Risorto.
Nei primi secoli della sua esistenza la Chiesa ha goduto di intuizioni suggerite dallo Spirito Santo ed ha chiamato il Battesimo “photismòs, illuminazione”. Nel giorno di Pasqua, quello della nuova creazione, la pura Luce di Dio, fattasi uomo, “ti prende per mano”.
Questa mano d’Uomo, trafitta, ma ormai splendente di salvezza e d’eternità, diventa l’unica prova del nove: tutto, integralmente tutto, vale solo se si lascia trapassare da questa mano, altrimenti non siamo ancora usciti dalle tenebre cosmiche e personali:
– "Dove vada il mondo e da dove venga";
– "Dove vada la stessa nostra vita";
– "Che cosa sia il bene e che cosa sia il male";
– "Il buio su Dio e il buio sui valori".
Minacce tenebrose. La mano illuminata ed illuminante del Risorto se poggiata sul cero pasquale l’inonda di luce;
"luce che vive in virtù del sacrificio";
candela che "Dà luce dando se stessa".
“Nel cero, la creazione diventa portatrice di luce” e di quel fuoco che “è forza che plasma il mondo, potere che trasforma” ogni dolore, ogni difficoltà, ogni sopruso ormai vinti da quella di Luce. Sta solo a noi decidersi di afferrarla.