POVERTÀ ESTREME

Cirenei del nostro tempo

L’arcivescovo di Torino e le persone che soffrono

"Che Torino ritorni ad eccellere nel servizio ai più poveri e ai sofferenti" nel segno dei "santi della carità che tutt’oggi rappresentano per tutti una luce non fioca, ma brillante, da seguire e accendere ogni giorno". È con questa preghiera che mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha concluso ieri la tradizionale Via Crucis cittadina, nel giorno del Venerdì Santo.

Con coraggio contro la povertà. "Le povertà – ha sottolineato l’arcivescovo – si sono estese di molto oggi anche nella nostra città e persistono sacche di esclusione sociale che non si ha il coraggio di affrontare perché considerate troppo estreme e su cui la gente non risparmia atteggiamenti di rifiuto e avversione anche pesante e ingiusta"; come nel caso dei rom, dei senza fissa dimora, dei rifugiati, dei carcerati, dei disabili gravi. "Nella strada verso il Calvario – ha ricordato mons. Nosiglia -, Gesù è stato aiutato da un uomo di Cirene a portare la croce: credo che anche oggi Gesù abbia bisogno, per continuare a camminare con gli uomini peccatori, dell’aiuto di qualcuno che porta la sua croce". E "questo qualcuno – ha aggiunto – è chiunque soffre come lui, è rifiutato come lui, emarginato e succube del peso dell’ingiustizia o della violenza degli altri".

Cirenei del nostro tempo. E sono stati proprio i "veri cirenei della storia del nostro tempo e della nostra città", come li ha definiti l’arcivescovo, a portare la croce durante il tragitto della Via Crucis. Una donna disoccupata, da oltre un anno in cassa integrazione; una giornalista africana costretta a fuggire dal suo Paese; un carcerato, un donna malata di cancro, un senzatetto, un giovane tetraplegico e una suora hanno commentato e meditato le stazioni della Via Cucis, alla luce della loro esperienza di vita. La gente che "ha assistito al passaggio di Gesù sulla via del calvario – ha commentato mons. Nosiglia -, lo ha deriso e oltraggiato", oppure "molti sono stati muti spettatori di uno spettacolo che non li riguardava. Quanta gente oggi fa lo stesso e, vedendo passare accanto la croce di Cristo nella vita di persone povere e sofferenti, si comporta con indifferenza o peggio con critiche severe e rifiuti!" Per l’arcivescovo, "la Via Crucis di Gesù si ripete anche oggi e da sempre, perché essa è lo specchio fedele della società. E più una società è ricca, sazia di beni, gaudente, tanto più la Via Crucis disturba o viene considerata un puro spettacolo che non incide nelle coscienze e nel vissuto concreto delle persone e della città".

Prendere la via della Croce. Questa sera, ha precisato mons. Nosiglia, abbiamo voluto "richiamare alle nostre coscienze di credenti e a ogni cittadino, a quanti operano nel volontariato sociale, alle istituzioni e a ogni persona di buona volontà, la necessità di prendere sul serio la Via Crucis qui a Torino, dove la santa Sindone" è "un segno visibile che continua a inquietare il nostro cuore e a stimolare il nostro amore con gesti di accoglienza, condivisione, prossimità, e insieme appella alla giustizia e all’equità, perché nessuno sia privato di ciò che gli spetta e di cui ha bisogno".