GIOVANI E LAVORO

Voglia di costruire

Disoccupazione: 1 su 3 non trova lavoro ma c’è una generazione che non si arrende

Nuovo record per la disoccupazione in Italia e a farne le spese sono soprattutto giovani, donne e Mezzogiorno. L’impennata dell’ultima parte del 2011 sta proseguendo anche quest’anno. Le stime preliminari dell’Istat parlano di un mese di febbraio "nero" con un tasso di persone in cerca di lavoro al 9,3%, in aumento di 1,2 punti rispetto all’anno scorso. Dilaga la disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 34 anni si attesta al 31,9%, come a dire che in questa fascia di età quasi 1 su 3 è a caccia di un impiego che non riesce a trovare. Le fila dei disoccupati crescono velocemente: nel giro di un anno sono aumentate di 335 mila unità e di 45 mila solo a febbraio, portandosi a 2,354 milioni. Il trend negativo è cominciato, in particolare, con l’ultimo trimestre del 2011 con il tasso di disoccupazione che dall’8,4% è salito al 9,6%, peggiore perfomance dal 1999. Nel quarto trimestre del 2011 i disoccupati in cerca di prima occupazione sono aumentati del 24,9%.

Oltre semplici norme. Insomma gli ostacoli all’entrata nel lavoro sembrano insormontabili, come rileva al Sir Antonio De Napoli, portavoce del Forum nazionale dei giovani, piattaforma di organizzazioni giovanili italiane, composta da più di 75 membri, per una rappresentanza di circa 4 milioni di giovani. "Davanti a questi dati occorre con urgenza concentrarsi sempre di più sulle politiche in entrata. Tutto il dibattito sull’art. 18 e su ciò che ruota intorno alle clausole che lo riguardano, tocca in minima parte le giovani generazioni. La questione sul tappeto per gli under 35 di oggi che un domani, speriamo, saranno la parte vitale del Paese, è principalmente legata al fatto che la maggior parte vive con un contratto a progetto e, quindi, alla ricerca di forme di stabilità". Una generazione che cerca lavoro ma che, specifica il portavoce, "non ha la presunzione del posto fisso, che non abbiamo mai visto e, quindi, non ci manca. Non lo abbiamo mai chiesto, abbiamo invece invocato strumenti che possono dare stabilità e capacità di mettere su famiglia, avere una casa, organizzarci un piano di vita". I motivi di questa difficoltà vanno ricercati, tra gli altri, anche nell’impossibilità di accedere al credito. Spiega De Napoli: "Le banche non finanziano a causa della tipologia di contratto del richiedente. Come è nostro costume abbiamo formulato sull’accesso al credito anche delle proposte concrete sfruttando le possibilità offerte dalla Bce e dalle norme del decreto ‘Salva Italia’". Per il Forum si tratta, in sostanza, e qui De Napoli ripete quanto contenuto nel documento “Ripensare il lavoro per ripensare l’Italia”, presentato alla fine di marzo al ministro del Lavoro, Elsa Fornero, "di ripensare globalmente il lavoro e il mondo del lavoro, andando al di là di una mera revisione delle norme che lo regolano, intendendolo in una prospettiva più ampia, in cui non sia immaginato solo il contesto lavorativo, ma anche e soprattutto il percorso di vita che s’intende proporre alle future generazioni, senza frustrarne le legittime aspirazioni e vocazioni".

Proposte concrete. Ripensare il lavoro attraverso proposte concrete con le quali rispondere all’emergenza disoccupazione giovanile e che sono rappresentate, tra le tante, "dall’apprendimento di nuove competenze attraverso esperienze di educazione non formale e informale. Percorsi come volontariato e Terzo settore rappresentano una parte importante del Pil italiano e offrono una serie di prospettive e competenze professionali chiare che meritano di essere riconosciute e considerate. Lo stesso si può dire dei ‘green jobs’ ovvero delle opportunità fornite dal mondo delle energie rinnovabili". Altre risposte possono venire, poi, da "stage e tirocini di qualità, dall’orientamento scolastico, universitario, dalla formazione professionale, dalla creazione di sportelli ‘Lavoro consapevole’, ampliando le funzioni degli attuali sportelli tirocini, presso tutte le scuole e università, dalla riduzione delle tipologie contrattuali così da offrire un chiaro e definitivo quadro normativo e una maggiore stabilità nei rapporti di lavoro".

Segnali di fiducia. Laddove messi in condizione di operare "i giovani dimostrano di avere idee e coraggio da vendere anche e soprattutto in momenti di crisi come quello attuale", afferma De Napoli, portando a dimostrazione il dato di Unioncamere secondo cui il 45% delle neoimprese appartiene a under 35. "Un dato positivo che dimostra che i giovani non sono bamboccioni ma al loro interno hanno eccellenze assolute, importanti, da far conoscere come buone prassi nel mondo. Una generazione che non si arrende e che non attende regali dal barone universitario, dal capo d’azienda, dai parlamentari che non conoscono ricambio generazionale. Oggi un under 35 che apre un’impresa è un segnale di fiducia verso il futuro e un segnale chiaro di una visione di vita che c’impegna ad essere protagonisti della nostra vita. Propugniamo una visione di Paese che vogliamo costruire da qui a trent’anni".