TERRA SANTA
I cristiani chiedono condivisione di fede e sostegno concreto
"Pellegrinaggi in crescita in Terra Santa": secondo padre Severino Lubecki, direttore del "Casanova Palace" di Betlemme, i numeri del primo trimestre 2012 sarebbero superiori a quelli dello stesso periodo del 2010 e del 2011, che pure sono stati anni "molto positivi". Incontrato da Daniele Rocchi, inviato Sir a Betlemme, a margine di un incontro, nei giorni scorsi, con un gruppo di redattori di sei testate diocesane, vincitori di un concorso giornalistico promosso dalla Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) e dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, il francescano ha tuttavia riconosciuto che "nonostante il trend positivo si registra un calo sensibile dei pellegrini italiani e polacchi. In aumento, invece, i pellegrini da Asia e Africa".
Come in una prigione. I Luoghi Santi, dunque, non sembrano risentire della crisi internazionale e questo, aggiunge padre Lubecki, "è un bene per i cristiani di questa terra che, per circa il 90%, legano la loro economia al flusso dei pellegrinaggi. Se c’è lavoro, infatti, non emigrano all’estero. Oggi nella città natale di Gesù vivono circa 10 mila cristiani, una percentuale che non arriva al 20% dei suoi abitanti. Prima della guerra del 1967 erano la grande maggioranza. È importante che i gruppi di pellegrini visitino i santuari che hanno visto Cristo vivo e presente ma allo stesso tempo è necessario che incontrino le pietre vive di questa terra, le comunità locali, che ci siano condivisioni da cui possono nascere future cooperazioni, gemellaggi e scambi soprattutto a livello giovanile". "Betlemme ricorda il religioso vive in una situazione pietosa, una prigione a cielo aperto, chiusa dal muro e dai controlli nei check point dell’esercito israeliano. Prima del muro, costruito a partire dal 16 aprile del 2002, i palestinesi di Betlemme che si recavano in Israele a lavorare erano 15 mila. I permessi per i palestinesi che si recano in Israele per lavoro ora sono drasticamente diminuiti. A questo si aggiungono ulteriori restrizioni: se prima i ragazzi sotto i 14 anni potevano transitare liberamente ora anche loro hanno bisogno di un permesso speciale che viene concesso senza alcuna regola e ad assoluta discrezione delle autorità israeliane. Non ci vuole tanto per i pellegrini a capire quanto accade a Betlemme, quando si attraversa il muro, per entrare in città lasciandosi dietro quel portone metallico che intorno a Mezzanotte si chiude, sigillando una città di circa 40 mila abitanti. Basta venire qui per un solo giorno per vedere e capire". Non aiutano nemmeno le prospettive politiche che, per padre Lubecki, "non fanno sperare in nulla. I negoziati non si sbloccano ed anche i palestinesi hanno problemi interni con la spaccatura tra Hamas, che guida la Striscia di Gaza, e Fatah, che governa i Territori, che si sta cercando di ricomporre ma senza successo almeno fino ad ora. Sarebbe importante che i palestinesi ritrovino unità di intenti e di popolo per affrontare uniti le sfide che la pace, difficile richiede".
Il ruolo dei pellegrini. "Al momento le uniche risposte ai bisogni di questa gente sottolinea il francescano arrivano dai pellegrinaggi. Sono sempre di più i tour operator che scelgono di far pernottare per più di una notte i pellegrini qui a Betlemme, dando linfa e respiro ad un’economia che vive in larga parte di turismo e artigianato locale. Per fare un esempio, posso dire che le strutture di ‘Casanova’ possono ospitare 190 persone e per questo abbiamo 55 dipendenti. 55 famiglie cristiane che possono vivere con dignità e serenità. La cosa da evitare è quella dell’assistenzialismo. Ai cristiani locali non serve compassione ma condivisione di fede e di progetti in vista di un cambiamento che passa per il lavoro necessario a garantirsi una casa ed il sostegno della propria famiglia. In questo ambito è notevole l’impegno della Cei e delle diocesi italiane. Solo qui a Betlemme sono diversi i progetti finanziati nel campo artigianale e professionale e nel comparto turistico e del terziario, avviando al lavoro giovani e ragazzi che altrimenti, in questa situazione depressa sia socialmente che economicamente, vedrebbero a rischio il futuro nella loro terra".