AMBIENTE
Oggi alla Lateranense confronto sullo sviluppo sostenibile
Lo sviluppo sostenibile costituisce una prospettiva importante, ma al centro deve sempre avere l’uomo. Su questo filo conduttore si è sviluppata la riflessione della giornata su "La green economy tra sostenibilità e solidarietà", che si è tenuta oggi alla Pontificia Università Lateranense, a Roma, in vista della prossima Conferenza delle Nazioni unite sullo sviluppo sostenibile (Rio de Janeiro, giugno 2012). Un appuntamento che è anche conosciuto come "Rio+20", visto che si svolge a vent’anni dalla conferenza su "Ambiente e sviluppo" che si tenne nella città brasiliana a giugno del 1992.
Al di là della dimensione materiale. "Il rapporto uomo-ambiente-economia presenta aspetti complessi, di fronte ai quali la coscienza cristiana è chiamata a provocare anzitutto un chiarimento di principio e un’assunzione di responsabilità", ha affermato in apertura il rettore dell’ateneo pontificio, mons. Enrico dal Covolo. Il vescovo ha ricordato l’importanza di andare al di là della mera dimensione materiale: "In un tempo in cui ci si è abituati a vedere nella realtà delle cose solo il materiale del lavoro umano, il rischio ha messo in guardia è che rimanga offuscata la trasparenza della realtà verso lo spirituale e l’eterno. Accade di fatto che la considerazione materiale o economica della natura assuma una tendenziale egemonia teorica e pratica nella concreta vicenda sociale". Eppure, ha aggiunto, "i beni cosiddetti materiali hanno bisogno di essere intrecciati e interpretati dai bisogni immateriali, per essere così riconosciuti quali veri beni della coscienza dell’uomo, che li conosce come segno e pegno dei beni sperati". È nel mondo che "ogni giorno si gioca e si decide l’umana libertà", e se il mondo, "in quanto uscito dalle mani di Dio, è buono e bello", allora "l’azione dell’uomo nel mondo non può essere che rispetto e incremento di tutto ciò che è buono e bello". Perciò "gli uomini hanno degli obblighi concreti nei confronti della sfera ecologica".
Un’alleanza tra uomo e ambiente. A delineare la posizione della Santa Sede circa "Rio+20" è stato il sottosegretario per i rapporti con gli Stati, mons. Ettore Balestrero, che ha ricordato come vent’anni fa, a Rio, "uno dei principali risultati ottenuti dalla Santa Sede fosse stato quello che nella ‘Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo’ il primo principio riconoscesse la centralità dell’essere umano". "Porre il bene dell’essere umano al centro dell’attenzione per lo sviluppo sostenibile ha rimarcato è, in realtà, la maniera più sicura per il suo conseguimento, così come per promuovere la salvaguardia della creazione". Partire dalla centralità dell’uomo e della sua dignità, inoltre, "porta a evitare i rischi derivanti dall’adozione di un approccio riduzionista", "che vede l’essere umano come ostacolo allo sviluppo sostenibile", mentre al contrario "esiste un’alleanza stabile e inseparabile nella quale l’ambiente condiziona l’esistenza e lo sviluppo dell’essere umano, mentre quest’ultimo perfeziona e nobilita l’ambiente con la sua attività creativa e responsabile".
I capisaldi della dignità umana. Mons. Balestrero ha chiesto che la "ridefinizione di un nuovo modello di sviluppo" alla quale contribuirà la Conferenza di Rio sia "permeata e ancorata a quei principi della dottrina sociale della Chiesa che sono capisaldi dell’effettiva tutela della dignità umana": dalla "responsabilità" che richiama un "necessario cambiamento dei modelli di produzione e consumo" alla "promozione" e "condivisione del bene comune", dall’"accesso ai beni primari, incluso quel bene essenziale che è l’educazione", all’"equità intragenerazionale", dalla "salvaguardia del creato" alla "destinazione universale" dei "frutti dell’attività umana", dalla "promozione di un’autentica ecologia umana" a una solidarietà capace "di riconoscere l’unità della famiglia umana". Il sottosegretario ha evidenziato l’importanza del principio di sussidiarietà e, collegato, "il ruolo della famiglia" da riconoscere come "cellula fondante della nostra società umana". L’esponente vaticano ha quindi sostenuto l’importanza del "collegamento tra lo sviluppo sostenibile e lo sviluppo umano integrale", come pure che quest’ultimo sia il "focus principale" dell’"economia verde".
Evitare derive ideologiche. La giornata alla Lateranense si è poi sviluppata, in vista delle decisioni che verranno prese dagli Stati a Rio, attraverso cinque prospettive filosofica, teologica, sociologica, economica e istituzional-giuridica che hanno proposto "una lettura globale del concetto di ecologia avendo come finalità ultima la centralità della persona", ha spiegato Vincenzo Buonomo, docente di diritto internazionale all’ateneo pontificio. A trarre le conclusioni, nel pomeriggio, Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che ha messo in luce come "se da un lato la green economy è un bene, dall’altro esiste un rischio di derive ideologiche in senso ambientalista che possono portare a conseguenze e rischi come l’allargamento del ‘technological divide’", ovvero il divario "tra chi dispone di mezzi e risorse e chi, come i Paesi poveri, fatica a trovarli".