POLITICI

La gente guarda a voi

Il tema della verità nell’omelia del card. Bagnasco ai parlamentari

"Sia il Profeta Daniele che il Vangelo di Giovanni ci parlano di libertà e di verità. I tre giovani che non si piegano all’ordine iniquo del re Nabucodonosor che li voleva piegare all’idolatria, sono l’esempio ante litteram di quello che dirà il Signore Gesù nella pienezza dei tempi: ‘conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’": sono le parole con cui si è aperta l’omelia del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nella messa celebrata questa sera a Roma, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, per i parlamentari italiani di Senato e Camera in preparazione alla Pasqua. "Sappiamo che la verità è Lui stesso: ‘io sono la verità’- ha proseguito -. Se la libertà, come ogni altra facoltà, è stata data all’uomo per il suo bene, e se il bene della persona è tutto ciò che corrisponde a ciò che egli è per natura – cioè alla sua verità – allora solo se la libertà abbraccia la verità è buona, perché fa bene all’uomo, lo sviluppa, lo porta alla sua pienezza".

Il rischio del conformismo. L’esempio dei tre giovani è stato proposto dal presidente della Cei come un incitamento al coraggio e una prova di coerenza: "Ecco perché i tre giovani che non si sono piegati alla menzogna, che hanno misurato la loro libertà sulla verità, escono dalla fornace non solo sani, ma soprattutto più uomini – ha affermato -. Hanno, in breve tempo, fatto un grande tratto di strada nella loro crescita. Sono usciti più liberi perché sono rimasti nella verità a costo della vita". Ha formulato così un invito a non essere "conformisti", spiegando più avanti: "Oggi, di solito, non si deve rischiare la vita per scegliere la verità dei principi, per essere coerenti con la verità delle cose. Si tratta piuttosto di andare controcorrente rispetto al pensiero unico, alle opinioni dominanti che in nome del rispetto e della tolleranza uccidono la verità e con essa fanno danno all’uomo". Per approfondire questo concetto, si è rifatto a un pensiero di Benedetto XVI: "Il non conformismo cristiano ci redime (…) perché ci restituisce alla verità" (ai Parroci di Roma, 23.3.2012). Di conseguenza, per il cardinale "si è anticonformisti quando non sottostiamo alle letture vincenti quando non ci convincono, e quando non ci lasciamo omologare. Il credente è non conformista quando non ha paura di rimanere solo in compagnia della verità, l’unica che paga veramente perché fa grande la coscienza".

Valori "assoluti" e pluralità della storia. Un ulteriore aspetto che il presidente della Cei ha proposto ai politici consiste nella riflessione sui "valori assoluti" in rapporto alle diverse visioni del mondo. "Si dice che bisogna vivere nella storia e che questa – essendo plurale – impone linee mediane: ciò è vero e giusto in moltissime questioni. Ma se questo principio pratico si volesse applicarlo ovunque e comunque, anche alle evidenze universali e ai valori morali, alle linee portanti della natura umana, allora viene azzerato ogni punto di riferimento, il piano si inclina e si giunge ad autorizzare la barbarie rivestita di umanesimo e di fratellanza". Il rischio – secondo il card. Bagnasco – è che "allora si pretende di ridefinire anche l’uomo; ma egli non ci guadagna perché ha in se stesso la sua verità, è scritta nel suo essere che, pur vivendo nella storia, è anche metastorico. Si dice che non esistono valori assoluti, cioè validi per tutti e per sempre, poiché tutto sarebbe cultura e storia; appartiene però alla coscienza universale un ‘no’ netto ad azioni o fatti aberranti giudicati come male assoluto, come il commercio dei bambini, la schiavitù e altro…, di cui neppure si deve discutere perché su certe mostruosità non si fa accademia". Ha ammonito che "bisogna, però, essere umili e vigili, perché lentamente ci si abitua a tutto: spesso basta ripetere in modo ossessivo la menzogna perché appaia vera".

Non imporre un’etica, ma esporre argomenti. Nella parte conclusiva dell’omelia ha riflettuto "sulla bellezza del camminare insieme: quell’ ‘insieme’ che è dato dalla visione comune della vita e dell’uomo, della società e dello Stato". Ha esortato i parlamentari presenti a camminare "insieme con fiducia e benevolenza, con stima reciproca e coraggio: su molte cose le opinioni saranno logicamente differenti – lo ricorda anche il Concilio Vaticano II – ma sui valori essenziali vi ritroverete pienamente, e potrete insieme meglio esporre a tutti argomenti e testimonianza". Ha quindi precisato: "ho detto argomenti, perché, come ben sapete, i cattolici non vogliono imporre a nessuno un’etica confessionale. Purtroppo sembra che gli attori culturali e comunicativi non vogliano ascoltare quanto si ripete da sempre, e cioè che il fatto che alcuni principi facciano parte del Vangelo non diminuisce la legittimità civile e la laicità dell’impegno di coloro che in essi si riconoscono". Ha concluso ricordando ai politici presenti che "la gente guarda a voi e desidera sentirsi al primo posto nei vostri pensieri e nel vostro lavoro quotidiano".