CHIESA IN ITALIA

Un fiducioso realismo

La prolusione del card. Angelo Bagnasco al Consiglio permanente Cei

Siamo costretti, in questa stagione, a "dare una nuova forma ai nostri stili di vita". Non è nuova questa fondamentale constatazione, negli interventi del presidente della Cei. Nella prolusione al consiglio episcopale di primavera, tuttavia, viene declinata in termini ampi, realistici e programmatici.
A partire dalla sintonia piena con l’indicazione del Papa, "il suo e nostro assillo, la fede", per arrivare ai giovani: "Siamo profondamente persuasi che i giovani di oggi siano in grado di dare una spinta decisiva al cambio di passo del nostro Paese". Tutto si tiene, perché ai giovani, su cui nuovamente scommette, come veri attori del cambiamento, si rivolge in termini che hanno colpito gli osservatori e dice con chiarezza: "Stiamo andando verso una società nella quale sempre di più conterà la formazione completa".
Insomma, viene proposto un orizzonte di cambiamento che poggi su sicuri fondamenti. A ben vedere è questa la grande scommessa per l’Italia e per i Paesi cosiddetti maturi. Perché, nelle parole molto franche e realistiche sull’eutanasia, sull’infanticidio, c’è anche un’alternativa a questo cambiamento che poggia su sicuri fondamenti. C’è il "piano inclinato" della miscela di individualismo e materialismo che da decenni rappresenta una pesante ipoteca, fondata sulla "dissoluzione della realtà e la negazione radicale di qualsiasi ipotesi di verità". Un piano inclinato all’apparenza dolce che tuttavia, con il mordere della crisi, denuncia tutta la sua drammatica illusorietà e il suo volto di violenza. Bisogna essere vigilanti, quando "stanno indebolendosi i presidi all’umano".
Il tono tuttavia è fiducioso. Avere ben presenti i rischi e i problemi impone anzi un fiducioso realismo. Di qui le parole sulla famiglia, sulla domenica, sulla prospettiva di un welfare condiviso, insomma su un "civismo responsabile". Anche a proposito del delicato e centrale nodo del lavoro, si tratta di dare una risposta "alla paura che la gente avverte per la situazione di crisi in cui si trova, la più grave dal dopo-guerra". Sarà lunga ed allora viene assecondato lo sforzo del governo, ricordando in ogni caso l’impegno a "tenere insieme equità e rigore". Il Paese insomma deve misurarsi con il quadro globale, ma "starci dentro con la nostra cifra sociale": è questo l’elemento decisivo.
Per questo servono anche "segnali affidabili e concreti che devono arrivare dalla classe dirigente".
I cattolici ci sono, nelle molteplici strutture, che il cardinale puntualmente elenca, rivendicandone il "contributo perdurante e semmai intensificato al difficile momento della Nazione e dell’Europa".
D’altra parte l’impegno nella società e nella politica non può esser fine a se stesso. Così il presidente della Cei conclude su Giuseppe Toniolo, di cui è imminente la beatificazione, il segno di "un cattolicesimo incisivo e fecondo", un movimento di Chiesa e di popolo.