IL CORTILE DEI GENTILI
A Palermo incontro su cultura della legalità e società multireligiosa
La giustizia, nello snodo tra moralità e legalità. E la tradizione multireligiosa e multiculturale che ha contraddistinto la Sicilia rendendola "casa" di popoli diversi. Sono questi i due valori fondamentali posti al centro dal "Cortile dei Gentili", a Palermo il 29 e 30 marzo, su iniziativa del Pontificio Consiglio della cultura, dell’arcidiocesi e dell’Università di Palermo. Ma cosa rappresenta il Cortile dei Gentili per il capoluogo siciliano che lo ospita? Lorena Leonardi, per il Sir, lo ha chiesto ad Alessandra Dino, Leonardo Samonà e Aldo Schiavello, docenti all’Ateneo palermitano e moderatori degli incontri attorno al tema "Cultura della legalità e società multireligiosa" (info: www.cortiledeigentili.com).
Dopo una "modernizzazione senz’anima". "L’obiettivo è riconquistare per la Sicilia e tutto il Mezzogiorno quell’identità e quel ruolo d’incontro e di dialogo tra le culture che la storia ci ha consegnato e che abbiamo lasciato che andasse perduto e dimenticato nel tempo", spiega Alessandra Dino, sociologa esperta di mafia e dei processi simbolici e comunicativi (anche religiosi) all’interno di "cosa nostra". Dopo l’umiliazione di una "modernizzazione senz’anima", Palermo può tornare a essere "un ponte tra l’Europa e tutta l’area a Sud del vecchio continente", un luogo in cui "le identità e le differenze s’incontrano, tolleranza e capacità di ascolto stemperano le contraddizioni e i conflitti; i confini geografici si dissolvono, per ritrovare una nuova possibilità di dialogo". Il percorso, però, è complesso, perché "in Sicilia la questione morale passa attraverso lo scontro con gli interessi mafiosi", spesso intrecciati con la politica e le classi dirigenti. "Palermo capitale della mafia, ma anche cuore propulsivo dell’antimafia sintetizza Dino e luogo in cui il confronto tra istituzioni, società civile e Chiesa cattolica chiede di partire da un impegno di fondo sul fronte del contrasto alle mafie e dell’affermazione della legalità". "Il valore della giustizia conclude sia essa fondata sulle leggi umane o su quelle divine, osservata da una prospettiva laica o da un’ottica religiosa, non può pretendere la neutralità: richiede rigore, chiarezza e capacità di schierarsi, senza che si perda di vista la dimensione della comprensione e quella dell’equità sociale".
Diritti e valori. "L’enfasi attribuita al valore della legalità non è casuale. Legalità non è sinonimo di ‘legalismo’, per questo non è possibile parlare di legalità senza porre al centro del dibattito il tema dei diritti umani". Sono queste le parole di Aldo Schiavello, docente di filosofia del diritto e coordinatore del dottorato in diritti umani, che aggiunge: "L’età dei diritti è chiamata a fare i conti con il problema dell’incommensurabilità dei valori e delle culture senza cedere alla tentazione di una sbrigativa reductio ad unum, almeno se l’obiettivo è il raggiungimento di un’inclusione sensibile alle differenze". Le religioni, in tutto questo, sono chiamate in causa: "È possibile si chiede Schiavello prendere sul serio il pluralismo senza dire addio alla verità, o almeno all’intera verità, come ha proposto l’arcivescovo di Milano Angelo Scola? È attorno a tali questioni anticipa che dialogheranno Francesco D’Agostino, docente di filosofia del diritto nell’Università di Roma Tor Vergata e presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, e Gian Enrico Rusconi, docente emerito di scienza politica nell’Università di Torino".
Il tesoro della diversità. "Col Cortile dei Gentili si vuol fare un sincero sforzo per ‘riapprendere’ la vocazione cristiana, rammemorandola per quello che essa autenticamente è: la voce che viene dall’Altro", afferma Leonardo Samonà, docente esperto dei temi dell’alterità e condirettore della rivista "Filosofia e teologia", aggiungendo che l’obiettivo è "guardare al tesoro comunitario della diversità, in un orizzonte che vede la cultura della legalità come punto di riferimento necessario per il rispetto degli altri". L’incontro con altre culture e religioni è "prezioso", spiega Samonà, perché consiste "nell’esperienza di un legame che della diversità ha bisogno e attraverso il rispetto di essa si rafforza". "L’iniziativa aggiunge rappresenta un richiamo all’intimo legame tra religione, accoglienza, rifiuto della violenza, comunità universale degli uomini, in una terra di contrasti come la Sicilia, che ha ospitato per molto tempo e ospita ancora, accanto a testimonianze eroiche di difesa della cosa pubblica, il culto soffocante e restrittivo del dio dei mafiosi". "Universalismo e pluralismo religioso conclude Samonà sono d’altra parte temi che trovano in Sicilia il simbolo di una frontiera a un tempo permeabile e vulnerabile: luogo tradizionale di convivenza tra culture e religioni diverse, l’isola è oggi il luogo di una decisione drammatica tra apertura e chiusura, dalla quale dipende il disegno che verrà dato al futuro del mondo".