TEATRO

Perché la bellezza resista

Oggi la 50ª Giornata mondiale: cultura e arte nel tempo della crisi globale

"Il teatro anche storicamente ha la capacità di far avvicinare persone in conflitto; su di una scena non riusciamo a riconoscere l’identità nazionale di qualcuno, è un luogo che accomuna comunque". A dirlo è Fabio Roberto Tolledi, presidente dell’International theatre institut (Iti) italiano, l’organismo nato in seno all’Unesco con lo scopo di "consolidare la pace e l’amicizia tra i popoli, approfondire la conoscenza reciproca e diffondere la cooperazione creatrice dell’arte del teatro tra tutte le genti". Uno degli appuntamenti più importanti promossi dall’Iti, è la Giornata mondiale del teatro, celebrata ogni anno il 27 marzo.

Bellezza come forma di resistenza. Incoraggiare gli scambi internazionali e la conoscenza delle pratiche dello spettacolo, sensibilizzare all’utilizzo della creazione artistica per lo sviluppo, contribuire alla consolidazione della pace tra i popoli e combattere ogni forma di razzismo. Questi gli obiettivi fissati dall’International theatre institut (www.iti-worldwide.org), l’istituzione fondata dall’Unesco nel 1948 e presente con centri nazionali in oltre 90 Paesi del mondo. Il centro italiano è stato inaugurato nel dicembre 2011 nella sede della compagnia Astràgali Teatro di Lecce. "Le attività del centro – spiega Tolledi – sono volte alla ricerca di un’internazionalizzazione della scena italiana secondo i principi stabiliti dall’Unesco, che promuove la cultura come valore unificante e strumento di conoscenza reciproca". Sulla linea tracciata dell’Unesco l’Iti promuove progetti che, attraverso le arti performative, mirino a combattere le discriminazioni in luoghi dove esistono minoranze etniche, a incrementare l’economia locale con la realizzazione di festival e a contribuire alla costruzione della pace in zone di conflitto. Tra i progetti promossi dall’Iti italiano, una summer school che si svolgerà a Istanbul la prossima estate, con lo scopo di "fornire strumenti di lavoro concreti che rispondano alla necessità di incontro, riconoscimento e scambio tra Turchia e Paesi dell’Unione europea"; altro appuntamento in programma, un workshop internazionale sulle dinamiche tra teatro e conflitto nel Kurdistan iracheno, per un progetto di rinascita delle attività culturali in Iraq. "Le forme della tradizione, dello spettacolo, i beni immateriali della cultura – spiega Tolledi – hanno bisogno di un riguardo particolare soprattutto in questo momento di crisi globale, dove la cultura rischia di essere travolta ed estirpata dalle priorità della crisi economica". L’idea alla base di questo "teatro come missione" è quella di "andare nei luoghi con la volontà d’imparare", chiarisce Tolledi: "Esiste una domanda di cultura e di pratica della bellezza come forma di resistenza alla distruzione, che viene da questi popoli e che merita di essere ascoltata". "C’è sempre in questi casi – continua – un rischio di colonizzazione, ma il teatro per sua natura non funziona inculcando idee, perché si fa con il corpo reale e presente degli attori".

Il battito del cuore umano. "Che il vostro lavoro sia avvincente e originale. Che sia profondo, toccante, contemplativo, unico. Possa il vostro lavoro aiutarci a pensare, aiutarci a domandare che cosa significhi essere umani, e che questo pensiero possa essere sostenuto col cuore, con la sincerità, con il candore e con la grazia". Sono parole dell’attore statunitense John Malkovich, chiamato quest’anno a diffondere il messaggio internazionale per la 50ª Giornata mondiale del teatro. La Giornata, istituita dall’Unesco nel 1962, viene celebrata ogni anno il 27 marzo con eventi e manifestazioni in tutto il mondo. Per l’occasione una personalità del mondo del teatro viene invitata a scrivere e leggere un messaggio internazionale, tradotto in venti lingue, sul tema del teatro e del suo impatto sulla pace tra i popoli. Negli anni tale incarico è stato ricoperto, tra gli altri, da Jean Cocteau, Arthur Miller, Peter Brook, Pablo Neruda, Eugène Ionesco. Nel suo messaggio di pace, Malkovich sceglie di tornare all’essenza del teatro e di rivolgersi all’elemento che fa vivo lo spettacolo: l’attore, l’uomo, vero "luogo" del teatro. "Possiate godere di talento e di rigore – scrive Malkovich – per insegnarci il battito del cuore umano in tutta la sua complessità, con l’umiltà e la curiosità necessarie per rendere tutto questo il lavoro della vostra vita. Possa il meglio di voi, poiché sarà solo il meglio di voi, anche se solo per un attimo, riuscire a formulare la più essenziale delle domande: ‘Come viviamo?’".