CHIESA ED EUROPA
Le conclusioni dell’Assemblea plenaria dei vescovi della Comece
"Come cristiani non dobbiamo stare ai margini dell’Europa, lamentandoci solamente per ciò che non funziona. Dobbiamo essere parte della costruzione europea, portandovi il nostro impegno e i nostri valori che discendono dal vangelo": il card. Reihnard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga, stila un bilancio dell’assemblea della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), svoltasi a Bruxelles dal 21 al 23 marzo, che lo ha eletto nuovo presidente dell’organismo ecclesiale. A Sir Europa dichiara: "La Comece proseguirà nel cammino tracciato, operando secondo i suoi fini statutari, accompagnando l’agenda politica dell’Unione". Inoltre la Comece porterà alla "casa comune" il "proprio contributo di idee e di progetti secondo una prospettiva cristiana".
Un continente di speranza. "L’Europa ha già affrontato tante crisi nel corso della sua storia e quella attuale non sarà forse l’ultima. Eppure essa ha in sé la forza e la speranza per superare i momenti difficili. L’Europa è un continente di speranza". Il card. Marx riepiloga i lavori svoltisi in plenaria, che hanno trattato della crisi economica, delle questioni demografiche, dei rapporti tra Ue e resto del mondo. Quindi afferma: "Spesso si usa l’espressione ‘vecchio continente’ per indicare l’Europa. Io direi piuttosto che è un continente che sta invecchiando, senza per questo conferire un significato negativo al termine. Dobbiamo cominciare a vedere l’invecchiamento", che è un fenomeno che interessa in maniera crescente la popolazione Ue, "non solo come un problema, ma come una risorsa". Marx, citando Jean Monnet, aggiunge: "L’Europa deve contribuire a realizzare un mondo migliore e questo lo possiamo fare se partiamo dalle piccole cose di ogni giorno. Pensiamo alla solidarietà, da investire a favore degli ultimi, dei poveri, dei deboli, sia in Europa che nel mondo. Al contempo specifica occorre individuare e sostenere quei grandi ideali che fanno parte della storia europea, per orientarci verso il futuro. Tra questi ci sono gli insegnamenti del vangelo, che è nel cuore dello sviluppo europeo".
"Preoccupato dai nazionalismi". "Vorremmo prosegue il card. Marx alimentare la dimensione unitaria dell’Europa, per una unione di valori, una comunione di principi che vada oltre le diversità e le specificità delle nazioni" che ne fanno parte. "Per tutto questo occorre essere vicini alle esigenze della gente, impegnarsi per la dignità umana, per concretizzare gli ideali di fondo della solidarietà e della sussidiarietà". Infine il cardinale spiega a Sir Europa di essere "preoccupato per l’affermarsi dei nazionalismi, delle chiusure, degli esclusivi interessi economici. Occorre far diventare l’Europa un grande ideale comune". Dal canto suo mons. Adrianus Van Luyn, già presidente per sei anni della Comece, osserva: "In questi giorni ho insistito sulla necessità del dialogo in Europa. Il dialogo come condizione indispensabile per la convivenza pacifica tra i popoli; il dialogo tra le generazioni; il dialogo tra le chiese e le istituzioni Ue; il dialogo tra Europa e resto del mondo". "Lo spirito del dialogo attrae i giovani", i quali "sanno porsi al servizio della riconciliazione, della pace, della mutua comprensione. Sono disponibili a scambiare le rispettive visioni della vita e dei valori umani. Occorre dunque offrire loro attenzione e disponibilità al confronto". Mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliario di Varsavia, confermato vice presidente Comece, annota: "Sono onorato di portare in questa sede la voce del mio paese, della chiesa polacca, la voce dell’est europeo. Abbiamo infatti un contributo originale e significativo per edificare un’Europa più unita e rispettosa delle diversità". Mons. Jean Kockerols, ausiliare di Malines-Bruxelles, afferma invece: "La Comece svolge da lungo tempo un lavoro considerevole, portando un essenziale valore aggiunto nella vita della Chiesa europea e dell’Ue".
Invecchiamento attivo, famiglia. Al termine della plenaria, che ha dedicato una sessione ai temi demografici e sociali, i vescovi della Comece affermano, con un testo scritto: "L’invecchiamento non deve essere considerato semplicemente come un fardello, ma come una risorsa per la società: gli anziani sono dotati di esperienza umana e professionale che va trasmessa alle generazioni più giovani". La Commissione degli episcopati europei sottolinea ancora: "La volontà degli anziani di impegnarsi in attività di volontariato, nei movimenti a carattere civile e in particolare nel lavoro pastorale nelle parrocchie e comunità ecclesiali, è fondamentale per il bene comune delle nostre società". Ciascuna generazione "non può vivere solo per se stessa", ricordano i vescovi, ma deve poter fare affidamento sulle altre. La Comece afferma inoltre: "Il ruolo chiave della famiglia nella cura degli anziani richiede il sostegno dello Stato e delle altre istituzioni pubbliche", sotto forma di servizi, di permessi retribuiti, o anche prendendo in considerazione il tempo dedicato alla cura degli anziani ai fini del pensionamento e del conteggio delle pensioni. I vescovi chiedono inoltre a Stati e Ue forme concrete di sostegno alla famiglia e alla natalità.