ATTENTATO A TOLOSA
Appello alla fraternità di fronte a una tragedia conclusa con un’altra morte
Mohamed Merah è morto. Il giovane di origine algerina accusato di essere il killer della strage alla scuola ebraica, è stato ucciso nel blitz delle teste di cuoio, entrate nell’appartamento nel quartiere residenziale di Côte Pavée, dopo oltre 30 ore di assedio. L’assedio è terminato questa mattina dopo uno scontro a fuoco ripreso dalle telecamere che rilanciavano il suono delle mitragliatrici. L’ultimo contatto con l’attentatore era avvenuto ieri sera e la polizia aveva compreso che l’uomo era estremamente pericoloso e che non si sarebbe arreso. Questo ha portato le forze dell’ordine a decidere, questa mattina presto, per il blitz: l’uomo stava aspettando gli agenti nascosto in bagno. Quando sono entrati, ha cominciato a sparare con le numerose armi ancora in suo possesso. Poi ha tentato di scappare buttandosi dalla finestra e continuando a fare fuoco. Il suo cadavere è stato recuperato all’esterno. Tornato immediatamente dagli Stati Uniti, dove stava partecipando a un incontro di vescovi e cardinali francesi con rabbini delle comunità ebraiche di New York e Washington, l’arcivescovo di Tolosa, mons. Robert Le Gall, ha già organizzato una serie di momenti di preghiera per le vittime del collegio ebraico di Tolosa e per i paracadutisti uccisi dallo stesso attentatore a Montauban. Il primo appuntamento è questa sera nella cattedrale Saint-Etienne, mentre una veglia di preghiera interreligiosa è prevista la prossima settimana, martedì 29 marzo alle ore 18, sempre nella cattedrale Saint-Etienne alla quale fa sapere la diocesi sono invitati "tutti gli uomini e le donne di buona volontà in una preghiera comune per la fraternità e la pace". Proprio nel giorno in cui si è giunti all’epilogo del massacro di Tolosa, in un messaggio inviato al primo congresso della Confederazione islamica italiana, il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, chiede di dare "garanzia che i luoghi di culto musulmani possano svolgere in modo adeguato la loro funzione propria e con la guida di persone idonee, nel rispetto della dimensione religiosa e dei diritti umani fondamentali, favorendo così anche la promozione di relazioni positive con la società civile". Maria Chiara Biagioni, per il Sir, ha raggiunto telefonicamente, subito dopo il blitz, mons. Michel Dubost, vescovo di Evry-Corbeil-Essonnes e presidente del Consiglio per le relazioni interreligiose della Conferenza episcopale francese.
Eccellenza, qual è la sua reazione al blitz delle forze armate nella casa dell’attentatore?
"La prima cosa che vorrei dire è che non gioirò mai per la morte di qualcuno, sono tuttavia contento che la popolazione sia stata liberata. Avrei preferito che questo uomo fosse stato arrestato e che avesse potuto rispondere dei suoi atti. Si era completamente chiuso nelle sue certezze omicide. Vorrei poi ricordare che le persone che sono state assassinate erano tutte francesi ed erano cattolici, altri musulmani, altri ebrei".
Lei nei giorni scorsi ha lanciato un appello alla "fraternità" come "unica risposta di fronte al crimine".
"Penso che questo appello corrisponda a quanto hanno affermato in questi giorni i miei fratelli ebrei e musulmani. È proprio in questi momenti di dolore che bisogna mostrare che è possibile vivere insieme non solo gli uni accanto agli altri, ma gli uni con altri".
Mons. Dubost, come è possibile che un ragazzo di 24 anni compia gesti simili di violenza efferata?
"Credo che oggi non bisogna cercare delle spiegazioni a questi gesti. Spiegazioni che possono in qualche modo giustificare atti insensati che sono il segno del male nell’umanità. Non c’è nulla che possa dare delle giustificazioni, nessuna causa che possa spiegare simili gesti, nessuna ragione potrà mai giustificare la morte di quei bambini. L’uomo ha ripreso se stesso, mentre dava la morte ad altri. Siamo di fronte a una follia furiosa e irragionevole".
La Francia è sotto choc, come uscirne?
"Questi eventi sono un appello alla conversione: bisogna fare attenzione perché ci sono persone folli e, quindi, occorre dirci che tutti abbiamo oggi la responsabilità di mostrare i valori dell’amicizia e dell’unità".
Quale ruolo possono giocare i leader religiosi?
"Non sono gli unici a dover giocare un ruolo, tutti i francesi devono farlo perché tutti oggi siamo toccati da questa tragedia: ma rimane, comunque, vero che gli uomini religiosi hanno una responsabilità particolare".