TAV
Irrinunciabile la via del dialogo tra diversi interessi e livelli di governo
La presa di posizione del governo e la decisa condanna di ogni forma di violenza dovrebbero aver smorzato la tensione. Erano, infatti, cresciute le preoccupazioni che frange violente potessero strumentalizzare la questione Tav in Val di Susa. L’impegno ora, come già aveva sottolineato l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, è al dialogo, nel rispetto delle competenze, dei ruoli e dei quadri di responsabilità.
"Esiste una decisione che gli organi preposti dello Stato hanno preso", aveva detto mons. Nosiglia, dal momento che "bisognava che qualcuno decidesse per non trascinare avanti all’infinito un problema del genere". Si tratta ora di metterla in opera in un quadro rispettoso, di reciproco ascolto, di collaborazione, cercando di tutelare i tanti interessi in gioco: "Si attivino insomma tutte quelle vie democratiche" perché si possano accogliere tutte le osservazioni e le proposte utili per il bene comune.
Così questa vicenda può anche essere un’occasione per dotare il Paese di un processo decisionale in ordine alle politiche pubbliche, di cui avvertiamo in modo sempre più urgente e drammatico la necessità. Una volta sono i rifiuti, un’altra le ferrovie, un’altra i ponti, un’altra ancora le installazioni per la produzione di energia. La questione dei costi e dell’impatto ambientale delle infrastrutture che pure sono necessarie per lo sviluppo deve essere posta. E deve essere risolta in un quadro di democrazia e di responsabilità. Anche perché il ricorso alla categoria dell’emergenza non può rappresentare una prassi ordinaria. Fatti salvi gli standard di sicurezza e sostenibilità, chi sostiene i costi deve avere le giuste compensazioni.
Come conciliare gli interessi e i diversi livelli di governo e di decisione? Non è facile, ma non è neppure impossibile, compensando attentamente costi e benefici, salvaguardando le ragioni della partecipazione e quelle della decisione e garantendo trasparenza a tutti.
Il rapido cambiamento che in questi anni ha caratterizzato il sistema dei rapporti tra i diversi livelli di governo e di amministrazioni (locale, nazionale ed europeo) e tra pubblico e privato forse non è stato metabolizzato fino in fondo in Italia.
Nel dubbio il rischio è che prevalgano le retoriche, insomma si "butti tutto in politica". Il fossato tra "l’effetto annuncio" e le pratiche realizzazioni genera un’incapacità decisionale, che a sua volta scoraggia l’investimento. Si tratta di uscire da questi orizzonti ristretti, che generano contrapposizioni tanto radicali, quanto di corto respiro.
Abbiamo appena celebrato i 150 anni dell’unità e, per un curioso gioco del calendario, il tracciato dell’alta velocità dovrebbe collegare proprio quelle zone che, 150 anni fa, passarono dal Regno di Sardegna alla Francia, a compenso dell’impegno di questa per l’unificazione. È una bella prospettiva europea, che si deve giocare guardando proprio allo sviluppo del processo di democrazia e partecipazione.