SANTA SEDE

Una sovranità diversa

Incontro con il card. Jean Louis Tauran e Paolo Mengozzi (Corte giustizia Ue)

"Si può discutere sul modo diverso di concepire la sovranità della Chiesa: si può ritenere la sua sovranità come spirituale, secondo il diritto canonico, o considerarla a tutti effetti alla pari degli altri soggetti del diritto internazionale. C’è però un punto che è emerso in maniera netta nella vita delle relazioni internazionali: la sovranità non può essere esercitata se non al servizio dell’uomo". Sono queste le parole con cui Paolo Mengozzi, avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha concluso il suo intervento all’incontro "La Chiesa cattolica: la questione della sovranità", che si è tenuto questo pomeriggio all’Università Cattolica di Milano. A dialogare con il giurista era il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e già segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati.

Chiesa e comunità politica. L’appuntamento milanese ha rappresentato la prima sessione del ciclo d’incontri interuniversitari dal titolo "Sovranità della Chiesa e ordine internazionale", promossi dalla Cattolica in collaborazione con la Libera Università Maria Ss.ma Assunta (Lumsa) e l’Università degli studi di Padova. "L’obiettivo – ha spiegato Ombretta Fumagalli Carulli, docente all’ateneo milanese – è quello di promuovere una riflessione a più voci sui rapporti tra Chiesa e comunità politica, soprattutto in una fase in cui è in atto un ripensamento della sovranità statuale".

Una sovranità che prescinde dal territorio. Nel suo intervento il card. Tauran ha ribadito, fin dall’apertura, il carattere "spirituale" della sovranità della Santa Sede, sottolineando come non sia lecito per la Chiesa trasformarsi in entità politica. "Per prima cosa – ha precisato – è importante fare attenzione a non confondere i termini: Santa Sede, Chiesa cattolica e Stato Città del Vaticano. In questo caso noi parliamo della Santa Sede, che è l’istituzione suprema che esercita sovranità interna ed esterna". Una sovranità "spirituale", appunto, che "prescinde da ogni dominio territoriale". "Tale sovranità effettiva e inalienabile – ha precisato il cardinale –, basata sul primato petrino, esisteva prima della nascita del diritto internazionale stesso. Per questo il Papa, anche se privato di ogni sovranità territoriale, resta sovrano effettivo indipendentemente da altri soggetti e poteri".

Una soggettività internazionale non limitata. A questa visione del diritto canonico del primato "spirituale" del pontefice, il giurista della Corte di Strasburgo associa, però, la visione di parte della dottrina internazionalista, secondo la quale "la funzione spirituale – ha spiegato Mengozzi – anche se importante, tanto da essere alla base del prestigio di cui gode la Chiesa, dal punto di vista giuridico internazionale è irrilevante. Altrimenti la sua capacità giuridica sarebbe limitata al solo campo spirituale. Invece la presenza della Santa Sede nelle organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite – dove gode dello status di osservatore permanente qualificato – conferma una soggettività internazionale non limitata". Questo ha portato la Santa Sede a siglare accordi, alla pari, con altri Stati, come quello per la messa al bando delle mine anti-uomo o delle armi chimiche.

Al servizio dell’uomo. È in questo scenario che, secondo il cardinale, la Chiesa "opera per tutelare gli interessi della Chiesa universale, delle istituzioni cattoliche e delle Chiese particolari". Interessi che sono soprattutto quelli dell’uomo e dei diritti umani, con un’attenzione particolare alla "libertà religiosa". "Questo – ha spiegato il card. Tauran – permette alla Chiesa di far sentire la propria voce dove la persona umana è minacciata o dimenticata". Si esprime così l’"autorità morale della Santa Sede" che può contribuire alla moralizzazione della vita internazionale. "Il cristianesimo – ha concluso – ha dato vita all’umanesimo e ancora oggi permette ai cristiani, a tutti i credenti, di ricordare a tutti la priorità dell’etica sull’ideologia del momento, la superiorità dello spirito sulla materia".

Il caso cinese. Il concetto di sovranità internazionale della Chiesa cattolica rischia però di essere frainteso, come dimostra la storia della Chiesa cattolica in Cina. Un esempio sottolineato, in chiusura dell’incontro, da mons. Pier Francesco Fumagalli, viceprefetto della Biblioteca ambrosiana, e da p. Angelo Lazzarotto, missionario del Pime. "La costituzione cinese – ha ricordato p. Lazzarotto – da un lato riconosce cinque religioni e la libertà di professarle, dall’altro stabilisce che nessuna autorità straniera può comandare a realtà religiose cinesi". "La cosa fondamentale – ha concluso il card. Tauran – è far capire ai nostri amici cinesi la natura della Chiesa. Per loro un vescovo è come un prefetto, noi invece abbiamo una visione sacramentale, difficile da far capire. Quando il Papa nomina un vescovo non è come un capo di Stato che nomina un ambasciatore. Per questo è necessario far continuare il dialogo".