CRISI E CULTURA
Il ruolo degli intellettuali oggi
Sulle grandi questioni del nostro tempo "desidereremmo chiedere alla classe intellettuale del nostro Paese di voler accettare un libero confronto". Al termine di un’ampia considerazione sul rapporto tra autorità politica e processi economici, tra imperiosità del mercato e sovranità dei cittadini, il cardinale Angelo Bagnasco aveva espresso questo auspicio nella prolusione al primo Consiglio episcopale permanente del 2012.
Il desiderio di un confronto non riguardava e non riguarda solo gli esperti di economia e di politica ma puntava e punta a un coinvolgimento di quanti per professione e per vocazione si dedicano allo studio, alla ricerca, all’elaborazione del pensiero. Nel tempo della crisi quel desiderio, che rimane vivo e attuale, riproponeva e ripropone una riflessione sul ruolo degli intellettuali.
Come è cambiato, come sta cambiando?
Anche per gli intellettuali la crisi, proprio perché non solo economica, è un passaggio che mette alla prova una particolare responsabilità nella costruzione del bene comune e, nello stesso tempo, ne esige una nuova declinazione.
Una crisi è anche tempo propizio per un colpo d’ala del pensare e del comunicare: un esercizio che non si stacca dalla crudezza della realtà ma neppure la subisce.
Una voce più robusta degli intellettuali, che non dovrebbe mai essere fatta di slogan e di spettacolo, è più che mai attesa con la richiesta di prendere le distanze dalla logica del potere omnipervasivo dei media, nuovi o antichi che siano.
È innegabile che ci sia una grande difficoltà oggi a riconoscersi come autorità morale in una cultura dell’immagine e dell’apparenza che vede crescere l’esibizionismo sotto i riflettori delle nuove corti.
Ma questo è un motivo in più per reagire con slancio e passione per la verità.
La gente del quotidiano, quella che cammina ogni giorno nel tunnel della crisi con la propria storia, con la propria saggezza e con la propria speranza avverte l’urgenza di un’alleanza culturale con quanti possono contribuire a liberare il presente e il futuro dalle oppressioni della paura, dell’egoismo, della rassegnazione.
Da un osservatorio giornalistico ramificato sul territorio come è quello del Sir si vedono e si raccontano persone, famiglie e comunità che attraversano con grande dignità questo tempo difficile.
Ci sono esperienze e testimonianze, straordinarie nell’ordinario, che bussano alla porta degli intellettuali, oltre che a quella dei responsabili dell’economia e della politica, per chiedere di osare un volo ad alta quota proprio mentre sembra preferito il volo raso terra.
Non si possono ignorare le attese e neppure la fatica di vivere e di pensare della gente, non si può trascurare un desiderio diffuso di quella novità che può dare significato e prospettiva ai sacrifici richiesti e necessari.
C’è un appuntamento con la storia al quale, in modo particolare, gli intellettuali sono invitati.
Per varcare insieme, nel tempo della crisi, la soglia della speranza e della fiducia.