MILITARI CADUTI
Ad Assisi le famiglie dei soldati morti nelle missioni internazionali
Un tempo d’incontro e di preghiera per condividere il dolore della perdita dei propri cari: è quanto si è proposto l’Ordinariato militare per l’Italia (Omi) invitando ad Assisi, il 25 e 26 febbraio, i familiari dei militari italiani caduti nelle missioni internazionali. "I nostri figli e fratelli, coraggiosi seminatori di amore ha dichiarato l’arcivescovo militare, mons. Vincenzo Pelvi, accogliendo sin dal 24 sera i partecipanti con la loro presenza spirituale e preghiera ci accompagnano nel difficile cammino quotidiano, donando consolazione e serenità. Se con la morte hanno portato la vita dove la speranza è assente, quanto più continueranno a sostenere i nostri passi sulla via della pace. Il seme cade in terra, ma non muore e genera futuro, costruendo giustizia e solidarietà". L’iniziativa, la seconda del genere dopo quella dello scorso anno sempre nella città francescana, si è svolta nella settimana in cui altri tre soldati hanno perso la vita in Afghanistan, portando a 49 il bilancio delle vittime italiane nella missione Isaf. Quest’anno erano presenti anche alcuni familiari dei soldati italiani morti a Nassirya (Iraq) nel 2003. Il programma ha visto, tra i vari appuntamenti, la visita alla città di Spello, dove la delegazione è stata ricevuta dal sindaco Sandro Vitali, gli incontri con l’arcivescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, e con le Clarisse del monastero di san Quirico di Assisi. Nella serata di sabato, i partecipanti hanno potuto assistere al concerto de "Le mani bianche", il coro di bambini sordi che cantano non con la voce ma con le mani rivestite di guanti bianchi.
L’esempio di san Francesco. "Venire ad Assisi ha detto mons. Sorrentino, rivolgendosi ai familiari presenti è come cercare un senso al vostro dolore. Costruire la pace costa e san Francesco ha tradotto ciò con la sua storia e la sua esperienza e per questo ci aiuta a capire meglio il senso della vita davanti alla morte. Il poverello di Assisi è accoglienza della Passione di Gesù. I vostri cari ha proseguito l’arcivescovo sono davanti al Signore ed esiste un telefono spirituale, un filo diretto con Dio che ci rimette in contatto con loro. Questo filo è Dio stesso. Alziamo, allora, lo sguardo dal dolore e proviamo a vedere le cose in una prospettiva diversa. La nostra natura si ribella, è vero, ma cerchiamo di levare lo sguardo al Padre. Francesco per 25 anni ha sognato la vita, ha combattuto, ha perso, è stato fatto prigioniero per un anno, ma poi è arrivato quel filo di Dio e con esso la pace". Mons. Sorrentino ha poi messo in guardia da quella "visione romantica di una certa letteratura che spesso avvolge il Santo di Assisi, così immerso nel verde e nella natura. Francesco, invece, era molto sofferente, malato ed è proprio in questa dimensione di sofferenza che giunge a parlare di ‘sorella morte’. Prendiamo, allora, Francesco come compagno di viaggio e guardiamo ai nostri cari con lo sguardo di Dio, per essere consolati".
Un segno importante. Nel corso della visita a Spello, borgo medioevale a pochi chilometri da Assisi, nella mattinata di sabato 25 febbraio, i familiari dei militari caduti, con l’arcivescovo mons. Pelvi, sono stati ricevuti dal sindaco Sandro Vitali che ha portato i saluti e l’apprezzamento di tutto il Consiglio comunale: "Le istituzioni non possono e non devono dimenticare il sacrificio dei nostri giovani militari impegnati nelle missioni internazionali. Essi incarnano valori di libertà, di rispetto del diritto e di pace che sono alla base del nostro ordinamento. Questo sacrificio non deve essere vano ma diventare seme di speranza, di pace, di sicurezza e di stabilità. Siete un segno importante per l’Italia. Il nostro Paese ha bisogno di esempi di abnegazione e di servizio come quello offerto dai vostri figli".
"La vita può ricominciare". "La vita può ricominciare" è stata l’esortazione di mons. Pelvi, nel corso della messa finale celebrata presso il monastero delle Clarisse di san Quirico. Nonostante "il dolore indicibile che provoca la morte di un figlio", "una sofferenza dura da sopportare", come più volte alcune famiglie dei caduti hanno testimoniato ad Assisi, l’arcivescovo ha esortato alla speranza. "Le tentazioni non si evitano, si attraversano ha detto mons. Pelvi commentando il vangelo della prima domenica di Quaresima senza di esse non c’è salvezza, perché non esiste scelta, scompare la libertà e l’uomo stesso che finisce. Le tentazioni racchiudono ogni aspetto delle nostre relazioni: dei miei rapporti con me stesso, ed è la tentazione del pane; dei rapporti con Dio, ed è la tentazione del miracolo; dei miei rapporti con gli altri, ed è la tentazione del potere. La risposta di Gesù a queste seduzioni umane è l’annuncio della Buona novella. La vita può ricominciare perché è Dio a proporlo ha concluso l’arcivescovo rivolgendosi ai familiari la Quaresima è un tempo di preparazione spirituale per affrontare le stanchezza e le prove della vita, consapevoli di distruggere il peccato con l’aiuto di Dio".