ISTITUTI RELIGIOSI E WELFARE

Per carità e per giustizia

Presentato ieri un volume su opere e pensieri nei 150 anni dell’Unità d’Italia

"Per carità e per giustizia. Il contributo degli Istituti religiosi alla costruzione del welfare italiano": si è svolto ieri, in Campidoglio, un convegno per la presentazione di un volume curato dalla Fondazione Zancan che raccoglie studi, esperienze e dati sull’impegno degli Istituti religiosi, nei 150 anni dell’Unità d’Italia, precursori di politiche di welfare. L’incontro è stato promosso dalla Conferenza italiana dei superiori maggiori (Cism, 22 mila religiosi), dall’Unione delle superiore maggiori d’Italia (Usmi, 80 mila religiose), dalla Fondazione Zancan e dalla Fondazione Roma Terzo settore. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio sottolineando "il contributo dei cattolici alla maturazione di valori che trovano oggi consacrazione nella Carta costituzionale".

Dal passato al presente. Oratori per i giovani, cucine economiche per i poveri, convitti per le operaie, sostegno alle persone emigrate all’estero, protezione delle giovani, formazione professionale, assistenza domiciliare. Dalla ricostruzione storica proposta nel volume "emerge un quadro dettagliato delle prestazioni inventate dalla Chiesa per mettere in pratica il Vangelo della carità", forme che hanno contribuito "alla maturazione nella società di una nuova sensibilità rispetto all’adozione di politiche assistenziali, affinando l’esigenza di una maggiore giustizia sociale" come ha sottolineato il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. Il porporato ha evidenziato "l’instancabile impegno per il riconoscimento della dignità di ogni uomo" che continua ad animare l’opera di religiosi, sintetizzabile ancora oggi nel binomio "per carità e per giustizia’". Quindi ha invitato "a far tesoro della storia" per "delineare un progetto per il futuro", "la costruzione di nuovi laboratori di cittadinanza" e "nuove alleanze educative". Proprio la sfida educativa, al centro degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio, "ci chiama a intraprendere insieme, laici e religiosi, Stato e Chiesa, credenti e non credenti, nuovi cammini e nuove forme di socialità e di sviluppo sociale", ha concluso il cardinale.

La scelta per gli ultimi. "Anzitutto, tenere sempre collegate la carità e la giustizia. I poveri non sono solo portatori di bisogni, ma anzitutto soggetti di diritti. Alcuni di questi diritti sono fissati nella Costituzione, ma non ancora attuati per tutti": questi secondo mons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, presidente della Fondazione Zancan, alcuni dei "germi" che possiamo raccogliere dall’opera dei religiosi descritta nel volume. Il relatore ha messo in evidenza le peculiarità dell’impegno delle Congregazioni, ponendo prima di tutto l’attenzione sulla "scelta preferenziale degli ultimi tra i poveri, delle persone disabili, fisiche e psichiche, dei dimenticati e discriminati dalla società". "L’attenzione delle Congregazioni religiose – ha aggiunto – si è sempre concentrata sui bisogni emergenti, segno di una grande passione per l’uomo, ma anche un richiamo all’intelligenza politica".

L’insegnamento per l’oggi. "Il contributo dei religiosi al welfare italiano" è storia che continua "a vivere nel nostro tempo, con profondo senso di responsabilità nella coscienza di esercitare la nostra cittadinanza attiva". Ha ribadito il presidente del Cism, don Alberto Lorenzelli. Mentre mons. Francesco Soddu, direttore della Caritas italiana, ha sottolineato la necessità di "far fruttificare la ricchezza e i talenti", continuando ad esercitare "la fantasia della carità". Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale della Scuola superiore Sant’Anna, ha evidenziato alcuni effetti dell’impegno delle Congregazioni religiose: "Individuazione di nuovi diritti; apporto offerto al rovesciamento della concezione sociale della sofferenza, della marginalità, delle persone senza casa e lavoro; ripensamento delle modalità di organizzazione ed erogazione dei servizi". Per il futuro del Terzo settore ha invitato "a favorire la sua capacità di leggere i bisogni sociali e di individuare soluzioni innovative, in ambito sia privato sia pubblico". Sono intervenuti, tra gli altri, mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, la presidente dell’Usmi, madre Viviana Ballarin, e il ministro del welfare, Elsa Fornero.

I numeri della Chiesa nel welfare italiano. Nel volume presentato sono pubblicati alcuni dati del Censimento dei servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali collegati direttamente o indirettamente con la Chiesa, curato dalla Consulta nazionale ecclesiale dei servizi socio-assistenziali e concluso a maggio 2011. Sono stati censiti ben 14.246 servizi (10.938 al Censimento del 2000), di cui 916 sanitari e 13.298 tra socio-sanitari e socio-assistenziali. Il 47,9% è collocato al Nord, il 23,6% al Centro e il 28,6% al Sud e nelle Isole. La più ricca di opere è la Lombardia (1.862), seguono Emilia Romagna (1.512), Toscana (1.492), Veneto (1.227); censiti più di 1.000 servizi anche in Piemonte, Lazio, Sicilia e Puglia.