CHIESA E ICI
Eliminare le “zone grigie”, ma tutelare le realtà dove non vi è fine di lucro
Meno esenzioni, ma soprattutto più chiarezza nell’applicazione dell’imposta sugli immobili, quell’Ici che presto diventerà Imu. L’emendamento presentato ieri al Senato dal governo riguarda "l’esenzione dall’imposta Ici/Imu di cui beneficiano gli enti non commerciali" e intende "chiarire ulteriormente e in modo definitivo la questione". Non sono state tolte le cosiddette "esenzioni alla Chiesa", ma in gioco vi è una platea ben più ampia di soggetti, tra i quali figurano pure le diverse confessioni religiose e, quindi, anche parrocchie, congregazioni, associazioni e movimenti di matrice cattolica. I criteri, informa una nota di Palazzo Chigi, "prevedono l’esenzione per gli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale; l’abrogazione immediata delle norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente; l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale; l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro dell’Economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile". In altre parole, laddove un "ente non commerciale" svolge un’attività commerciale paga, ma solo per i vani nei quali questa viene realizzata. Con il giurista Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, Francesco Rossi per il SIR ha fatto il punto sulla proposta dell’esecutivo.
Cosa ne pensa dell’emendamento presentato dal governo?
"Questo intervento è lodevole nella misura in cui fa venir meno le cosiddette zone grigie reali o presunte che in tempi recenti caratterizzavano la normativa sull’applicazione dell’Ici. Penso che questa volontà di fare chiarezza sia ben accetta anche da parte ecclesiastica. In concreto, però, al momento si naviga nel buio, le cifre del gettito proveniente dalle minori esenzioni sono le più disparate e sui soggetti che andranno a pagare c’è qualche dubbio".
C’è attesa e timore per una serie di attività come le scuole paritarie o i convitti…
"Un istituto religioso che ospita studenti universitari chiede un piccolo compenso, ma non per fini di lucro. Anzi, la sua presenza è sussidiaria rispetto alla gravissima carenza di residenze universitarie nelle grandi città. Equiparare questi collegi a un’attività alberghiera è ridicolo, soprattutto in un’ottica competitiva, che è ciò che interessa all’Ue. Lo stesso è per le scuole paritarie, per le tante scuole dell’infanzia… E non parliamo solo di attività che fanno capo alla Chiesa cattolica, ovvero al vescovo diocesano, ma pure ad associazioni, organizzazioni che magari sono d’ispirazione cattolica, ma senza alcun legame diretto con le gerarchie. Dal governo ci attendiamo ora istruzioni che chiariscano ulteriormente cosa s’intende per attività commerciale".
La discriminante può essere il fine di lucro?
"Il principio è quello, già presente nel nostro ordinamento, che distingue tra enti profit e non profit. Non è detto che questi ultimi non chiedano un compenso, ma diversa è la finalità a cui questo è diretto. Oggi vediamo sempre meglio come la polemica sulle esenzioni, al di là dell’ideologia, sia appesa al filo sottile della concorrenza".
Convitti, scuole dell’infanzia, mense ecc., se dovessero pagare l’Ici/Imu, aumenterebbero i costi. Con quali prospettive per i servizi che erogano?
"Potrebbero essere costretti ad aumentare le rette, oppure chiudere. In ogni caso si alimenterebbe una carenza rispetto a servizi che, ripeto, operano nell’ambito della sussidiarietà e dei quali c’è bisogno. Lo studente universitario fuori sede che oggi viene ospitato a prezzi modici da un convitto non può certo andare in albergo, e forse vedrebbe limitato il suo diritto allo studio. Così pure la chiusura di un asilo, o di una mensa sociale, non sarebbero buone notizie".
Si continua a parlare dell’"Ici della Chiesa". Ma non è un’interpretazione riduttiva?
"E fuorviante, aggiungo: il provvedimento riguarda tutti i soggetti che sono ‘enti non commerciali’. Se si pensa al lucro come discrimine tra il pagamento e l’esenzione ritengo che per il mondo cattolico cambierebbe ben poco. La volontà del governo è di fare maggiore chiarezza. Da un lato verranno messi in luce coloro che oggi non sono coscientemente in regola; dall’altro emergeranno delle attività di confine dove però il beneficio tributario non trova giustificazione in relazione a criteri di socialità e solidarietà che dovrebbero essere alla base di questi enti. Semmai la nuova norma potrebbe essere un boomerang per qualcun altro…".