GIOVANI ED EUROPA

Dov’è il futuro?

Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, oggi al Forum nazionale dei giovani

"La disoccupazione giovanile è una tragedia. Se non si cambia, non c’è futuro per l’Europa". E ancora: "Nel Parlamento europeo non esiste un punto di vista unico ma è chiaro a tutti che non ci sarà crescita economica senza una strategia per la crescita dell’occupazione". Con queste parole Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, si è rivolto questa mattina a Roma ai membri del Forum nazionale dei giovani durante un incontro durato un’ora e mezza. Nessun discorso ufficiale né relazioni ma un dibattito informale con domande e risposte sulle attese e sulle difficoltà dei giovani, nonché sulla ricerca di soluzioni da parte delle istituzioni politiche nazionali ed europee. "Cosa può fare l’Unione europea per i giovani e il lavoro? Se devo rispondere con sincerità, devo dire che non siamo in grado di creare posti di lavoro individuale. Se vi dicessi che l’Europa può creare posti di lavoro, vi direi una bugia. È però un compito nostro creare un contesto di condizioni favorevoli che possano permettere all’Europa di essere concorrenziale a livello internazionale". Si tratta, tuttavia, di una "sfida complicatissima non solo per l’Italia ma anche per l’Europa. È una sfida che ci pone il mondo". Il mercato del lavoro a livello mondiale, ha detto Schulz, è molto concorrenziale: salari da sfruttamento, mancanza di sindacati, lavoro minorile, facilità di licenziamento, orario lavorativo che sfiora le 12 ore compresa la domenica. Ma, si è domandato Schulz, "è questo il modello che vogliamo importare?". Si tratta, allora, di "conciliare la concorrenza e la flessibilità con i nostri valori tradizionali".

Formazione e società. Al presidente del Parlamento europeo sta a cuore anche la questione della formazione giovanile. "Una buona formazione dei giovani – ha ribadito – è un capitale e fonda la base della società. Dall’asilo all’università, lo Stato dovrebbe provvedere alla migliore formazione possibile perché altrimenti la formazione e il futuro dei giovani dipenderanno sempre dal borsellino dei genitori, creando una società fondata non sulle pari opportunità ma sul censo". Rispondendo alla domanda di un giovane, Schulz ha affermato: "Non credo che sia giusto che un giovane medico per trovare lavoro debba per forza migrare. Credo che deve invece poter trovare lavoro anche in Italia". Parlando infine con i giornalisti, il presidente del Parlamento europeo ha precisato: "L’Italia è sulla strada buona. Bisogna però essere molto prudenti. Quello che ci preoccupa è che i benefici della disciplina di bilancio vadano a finire nelle tasche degli speculatori". Schulz ha fatto notare come le banche e i fondi di investimento ottengono denaro dalla Bce al tasso dell’1% e lo ridanno agli Stati al 7%, ottenendo profitti con i soldi dei contribuenti: "E questo non dovrebbe succedere". "Penso – ha concluso – che il governo Monti supportato da un’ampia maggioranza in Parlamento, ha buone possibilità di guidare l’Italia fuori dalla crisi".

Lavoro. I giovani non cercano il posto fisso, "perché per noi la precarietà e i lavori a tempo determinato sono una condizione standard. Ma se ci chiedono flessibilità, noi allora chiediamo maggiore flessibilità al sistema bancario per un accesso al credito più facilitato". È quello che sta più a cuore ai giovani italiani e a sottolinearlo è Antonio De Napoli, portavoce del Forum nazionale dei giovani, una piattaforma di 82 associazioni giovanili per una rappresentanza totale di circa 4 milioni di membri associati. De Napoli espone così al Sir le attese dei giovani a margine dell’incontro con Martin Schulz. "I giovani – prosegue De Napoli che fa parte del Movimento studentesco cattolico – hanno voglia d’investire sul loro futuro ma per farlo hanno bisogno di un accesso ai crediti più facilitato che permetta loro di accendere un mutuo, avere borse di studio, accedere a prestiti individuali". "Dobbiamo anche tenere conto – aggiunge Daniele Regard, presidente dei giovani ebrei (Ugei) – che i giovani hanno addirittura smesso di cercare lavoro. Io stesso sono un precario con un contratto di collaborazione a tempo determinato". Le stime europee parlano di una percentuale di disoccupazione del 22%: stima che sale al 32% in Italia mentre in Spagna è disoccupato un giovane su due. "È anche un momento – aggiunge Regard – in cui i giovani si attivano, impegnandosi nei partiti e nella vita associativa. Questo vuol dire che ci sono giovani di grande qualità che hanno qualcosa da dire e che cercano la possibilità di emergere. Dobbiamo trovare le vie e i mezzi per permetterglielo". "A livello universitario – fa sapere Alberto Ratti, presidente della Fuci – da tempo si registra una difficoltà cronica ad uscire dall’università per immettersi nel mercato del lavoro". Da qui la proposta della Fuci di "internazionalizzare maggiormente il sistema universitario italiano, incrementando gli scambi Erasmus tra le diverse università europee, promuovendo corsi di laurea interamente in lingua inglese e rendendo anche più appetibili le nostre università agli studenti stranieri".