AMIANTO

Non è finita

Dopo la sentenza Eternit, i risarcimenti alle vittime e un nuovo processo

È giusto cantare vittoria, ma la lotta è ancora lunga. Dopo la sentenza Eternit della scorsa settimana – che ha condannato a 16 anni di carcere per omissione dolosa di cautele e disastro doloso i due proprietari dell’industria dell’amianto, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Loius de Cartier de Marchienne – non è finito il percorso nelle aule giudiziarie per i familiari delle vittime della polvere micidiale. Proprio ieri, a Ragusa, una delle ultime sopravvissute dell’Eternit Sicilia ha sporto denuncia, che giungerà alla magistratura torinese, ipotizzando l’omicidio volontario. Mentre resta in alto mare, in Italia, la bonifica di siti contaminati ed edifici – pubblici e privati – contenenti amianto.

Pericolo ancora in atto. Togliere di mezzo l’amianto: questa è la priorità per Ezio Bonanni, uno degli avvocati che difendono le vittime dell’amianto nonché presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. "Il rischio di esposizione all’amianto è ancora in atto, e parliamo di scuole, ospedali, siti dismessi", mette in guardia il legale segnalando al Sir come si siano riscontrati casi di mesotelioma (il tumore derivante dalla polvere di amianto) "persino tra i medici". Il problema, oggi, non è più legato alla lavorazione del prodotto, ma al suo deterioramento nelle strutture dove è presente. "Bisogna partire dai grossi siti inquinanti, scuole e altri edifici pubblici", chiede Bonanni; è vero che la bonifica è costosa, ma "se non s’interviene, il costo sanitario sarà ben superiore in futuro, e comunque non lo si può mai anteporre al diritto alla salute". Il presidente dell’Osservatorio ricorda che anche Benedetto XVI, il 27 aprile 2011, ha richiamato la vicenda delle vittime dell’amianto esortando l’associazione che li rappresenta e il medesimo Osservatorio "a proseguire la loro importante attività a difesa dell’ambente e della salute pubblica".

La possibilità di un risarcimento. Ma per i malati e i loro familiari, quali contributi economici sono previsti? "Il lavoratore – risponde Bonanni – ha diritto a una rendita, da parte dell’Inail, di poche centinaia di euro, ridotta a metà quando muore e diventa la reversibilità per i familiari; a questa si aggiunge un 10% in più tratto dal fondo per le vittime dell’amianto". Certo, "poi c’è la possibilità di fare causa al datore di lavoro, sperando che non sia nel frattempo fallito, o morto". E per la sentenza Eternit? "I due imprenditori pagheranno alla fine del terzo grado; le provvisionali (circa 90 milioni di euro) invece sono immediatamente esigibili, ma non sarà facile riscuoterle". Più ottimista a tal riguardo è Ernesto D’Andrea, il legale di Reggio Emilia che rappresenta 45 delle vittime che lavoravano nello stabilimento Icar, poi Eternit, di Rubiera: "Alla fine – afferma al Sir – la somma si può recuperare, la mia impressione è che faranno un piano di pagamento".

I reati prescritti. Piuttosto, D’Andrea contesta le ricostruzioni della stampa secondo cui la sentenza avrebbe soddisfatto tutte le vittime dell’Eternit ad eccezione di quelle degli stabilimenti di Bagnoli e Rubiera, per i quali sarebbe scattata la prescrizione. "Su 6.300 parti civili alcuni sono stati risarciti e hanno rinunciato alla causa, altri hanno ricevuto la dichiarazione di prescrizione e così si è arrivati a circa 2.400 parti civili" che hanno ottenuto giustizia. Una decisione "incomprensibile, quella della prescrizione", ad avviso di Bonanni, "perché il reato è permanente, ed è per questo che abbiamo chiesto al procuratore Guariniello d’impugnare il capo della sentenza che parla di prescrizione". Spiega D’Andrea: "La prescrizione è stata riconosciuta solo per alcuni periodi, con una diversa interpretazione tra il giudice dell’udienza preliminare e quello di primo grado" che potrà quindi venire ribaltata in appello.

Omicidio volontario. Ma la lotta, come dicevamo, non è finita e "ci sono presupposti concreti e la forte volontà – spiega il legale – di andare a un nuovo processo", sulla base di "reati mai contestati prima". Il capo d’imputazione è omicidio volontario con dolo eventuale e, in questo caso, "il reato diventa imprescrittibile considerando l’aggravante del mezzo subdolo e insidioso, ovvero l’amianto". Per capire le ragioni di tale accusa bisogna fare un passo indietro. L’avvocato Bonanni ha ricostruito la "storia legale" dell’amianto, trovando che già alla fine dell’Ottocento una legge e un regio decreto sancivano "l’obbligo dei mezzi individuali di protezione per la difesa dalle polveri"; nel 1906 il Tribunale di Torino riconosceva che quella dell’amianto è "fra le industrie pericolose" e, nel 1909, un regio decreto "includeva la filatura e tessitura dell’amianto tra i lavori insalubri o pericolosi". Dunque, già si sapeva – è la tesi del legale – della pericolosità, per cui "c’è dolo" nell’aver esposto i lavoratori all’amianto e, a fronte dell’accusa di omicidio, si potrebbe pure chiedere "l’estradizione in Italia". Avendo presente che la nostra Costituzione concede a tutti la possibilità d’intraprendere, ma vi è pure un altro diritto costituzionalmente garantito: il diritto alla salute. Ed è questo, prima di tutto, da far valere.