CRISI GRECIA
Mentre l’Ue non potrà che tendere una mano
Gli sguardi preoccupati dell’Europa a 27 e della comunità internazionale passano da Atene a Bruxelles, da Bruxelles ad Atene, nella speranza di scorgere una via d’uscita, per quanto dolorosa, dal rischio-default per la Grecia e un approdo meno incerto per la moneta unica e per l’integrazione europea nel suo insieme. La drammaticità degli eventi economici e finanziari è sotto gli occhi di tutti, benché non sia venuto meno, nelle sedi Ue, quel cauto ottimismo che raramente svanisce tra i palazzoni dell’Unione europea. "L’Europa ne ha viste di peggio nella sua storia… L’Ue è grande e ha le spalle larghe", confidava nei giorni scorsi uno sherpa che lavora alle spalle della troika (Commissione Ue, Bce, Fmi) impegnata sul fronte greco. Ma, a volte, le parole non bastano.
Per il tardo pomeriggio di oggi è convocata una riunione dell’Eurogruppo i ministri finanziari dei 17 Paesi dell’area euro per un’ultima verifica della situazione e non si esclude che, per scoraggiare la speculazione internazionale e dare man forte al governo di Atene, arrivi il via libera al prestito da 130 miliardi che la Grecia attende come la manna per evitare il fallimento. Nel frattempo proseguono le trattative tra il premier Lucas Papademos e i tre partiti che lo sostengono (un arco costituzionale che va dai socialisti all’estrema destra), con l’intento di fissare tutte le misure necessarie per contenere il disastro del debito pubblico.
E qui l’attenzione si porta non sulla Grecia assunta nel suo complesso, ma sul popolo greco, anzi sui singoli cittadini e sulle famiglie e sulle imprese greche: ciascuno col proprio nome e cognome, con la propria storia, con la propria quota parte di nuovi pesanti sacrifici da assumere per evitare il tracollo della nazione.
In questi mesi si sono moltiplicate le analisi per definire di chi fosse la colpa di una situazione economica tanto compromessa; con minor frequenza, invece, ci si è interessati a coloro che ne avrebbe pagate le conseguenze. Se lo Stato greco è in sofferenza, lo è in misura non minore il popolo greco, cui non può mancare almeno quel minimo di sostegno e di simpatia solidale per rendere un po’ meno gravosa sul piano morale questa fase della storia nazionale ai piedi del Partenone.
Alla Grecia si possono imputare tanti errori politici pur in un quadro internazionale destabilizzato dalla crisi mondiale (che ha portato conseguenze nefaste in tanti altri Paesi); contro i greci che dovranno misurarsi con ulteriori licenziamenti, tagli ai salari minimi e alle pensioni, riduzioni della spesa sociale, perdita di valore dei risparmi, incertezze sul futuro del lavoro, dell’istruzione, della sanità non si può invece puntare l’indice. Servono amicizia e comprensione.
La stampa greca imputa ai partiti la colpa per aver portato il Paese "sull’orlo della rovina"; forse la spiegazione è troppo semplicistica. Comunque dai partiti e dalla classe dirigente può giungere uno scatto di orgoglio e di responsabilità che, pur chiedendo ai concittadini nuove fatiche, faccia intravvedere una via d’uscita e un futuro meno incerto. L’Europa, dal canto suo, non potrà che tendere la mano. La resa dei conti, sia politici che finanziari, andrà rimandata a un altro momento.