CATTOLICI E UNITÀ D'ITALIA

Non c’è storia senza popolo

Radici cristiane: messaggio per i giovani da una mostra a Roma

"Già prima del 1861" l’apporto dei cattolici al processo di unificazione politica dell’Italia "aveva contribuito a consolidare il senso di unità nazionale". Ad affermarlo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, visitando oggi in forma strettamente privata la mostra libraria "Le radici cristiane dell’Italia unita", allestita presso la Pontificia Università Lateranense a Roma in occasione del 150° dell’unità d’Italia. La visita del capo dello Stato, accompagnato fra gli altri dal vicario del Papa per la diocesi di Roma, card. Agostino Vallini, e dal rettore dell’Ateneo, il vescovo Enrico dal Covolo, ha preceduto la cerimonia di chiusura dell’esposizione, inaugurata il 9 novembre 2011.

Formare gli italiani. Sulla stessa linea del presidente Napolitano mons. Enrico dal Covolo. "Da sempre – ha detto introducendo dopo la visita del capo dello Stato la cerimonia di chiusura – prima e dopo il 1861, educando le coscienze al senso del bene e del male, all’onestà e all’altruismo", la Chiesa "ha contributo efficacemente a formare gli italiani, continuando una lunga tradizione educativa e culturale e avviando nuove opere di solidarietà e di promozione umana". L’esposizione, ispirata al messaggio inviato a Napolitano da Benedetto XVI in occasione del 150° dell’unità (17 marzo 2011) – ha spiegato mons. dal Covolo – ha inteso "far conoscere agli italiani di oggi – e specialmente ai giovani", l’impegno "degli italiani di ieri nel perseguire, con l’ausilio sostanziale della fede cristiana, gli ideali che hanno concorso a fondare la nazione". Da qui il richiamo al contributo offerto dai cosiddetti "santi sociali" dell’Ottocento – tra cui san Giovanni Bosco "padre e maestro dei giovani" –, al "popolarismo cattolico", al "partito ispirato alla dottrina sociale della Chiesa", nonché all’impegno di figure come Alcide De Gasperi "affinché l’Italia del secondo dopoguerra s’inserisse nel cammino dell’Europa unita".

Radici cristiane e futuro del Paese. "Il futuro che ci sta davanti ha bisogno della pratica del vero e dell’impegno per il bene comune". Per questo è importante "guardare alla tradizione secolare del cattolicesimo"; le "radici cristiane" possono ancora "offrire un significativo contributo al futuro del Paese". Ne è convinto il ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, intervenuto alla cerimonia. "Nessuna storia – ha osservato – si farebbe senza la partecipazione del popolo. Richiamare le radici cristiane all’interno del processo di unificazione del nostro pPaese significa richiamare l’importante ruolo avuto dal popolo e, al suo interno, dal grande corpus dei cattolici". Questo, ha concluso, "il senso di una storia di 150 anni" e "del richiamo a quel patrimonio di valori". Per don Francesco Cereda, consigliere generale della Congregazione salesiana intervenuto a nome del rettor maggiore don Pascual Chavez, "alla costruzione del cittadino ha contribuito in maniera significativa l’educazione, anche l’educazione cristiana" tesa a "rendere l’uomo cosciente di sé e autore del proprio bene" in linea con l’espressione di don Bosco "onesto cittadino perché buon cristiano". Rammentando la storia d’Italia scritta dal fondatore appositamente per i giovani, don Cereda ha osservato che oggi essi "si sentono indignati di fronte alle situazioni di ingiustizia. È giusto indignarsi, ma all’indignazione deve accompagnarsi la capacità di spendersi per il superamento dell’ingiustizia stessa".

Identità nazionale e valori costituzionali. Ad illustrare il senso e a tracciare il bilancio conclusivo della mostra è stato il bibliotecario generale della Lateranense, Paolo Scuderi: "La sua finalità primaria è stata dimostrare e argomentare, a partire dalle preziose raccolte librarie custodite nella Biblioteca Beato Pio IX" dell’Ateneo, "il ruolo fondamentale del cristianesimo nella lenta, progressiva formazione di quella identità nazionale soltanto di recente sfociata in unità politica". I valori dello Stato costituzionale "in cui oggi ci riconosciamo", che pongono "al centro della struttura statuale il cittadino nei suoi veri, autentici bisogni", non sono "caduti dall’alto", ha precisato Scuderi, ma rappresentano "il naturale compimento di un percorso iniziato più di duemila anni fa". Riscoprirlo significa, secondo il bibliotecario, "risalire alle proprie radici". Con la mostra, ha spiegato, "abbiamo dunque esposto ciò che è verità storica". Concepita in due grandi filoni: il primo di impianto storico-filosofico, l’altro prevalentemente storico giuridico, l’esposizione "ha disegnato una parabola iniziata proprio dall’affermazione del cristianesimo sul suolo italiano per arrivare ai nostri giorni, al contributo fondamentale dei cattolici con uomini quali La Pira nell’enunciazione di quei principi costituzionali nei quali ancora oggi ci riconosciamo". "Credendo fermamente nel valore della cultura e della formazione – ha concluso Scuderi –, abbiamo voluto gettare un seme destinato a germogliare nelle coscienze dei giovani, in particolare degli alunni delle tante scuole venuti a visitare la mostra".