GIOVANI E PACE
Sabato a Roma l’appuntamento mondiale Sermig
Il mondo si può cambiare con i giovani. Oggi!": è il titolo del quarto appuntamento mondiale dei "Giovani della pace", promosso dal Sermig di Torino, che si terrà a Roma sabato 4 febbraio, nell’Aula Paolo VI alla presenza di Benedetto XVI. Gli organizzatori attendono l’arrivo in Vaticano di oltre 7.000 giovani provenienti da tutta Italia ma anche dall’estero; una rappresentanza sarà ricevuta il 3 febbraio dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I contenuti e i temi del tradizionale appuntamento dei giovani del Sermig, le cui precedenti edizioni si sono tenute ad Asti, L’Aquila e Torino, sono stati illustrati il 28 gennaio dall’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, e dal fondatore del Sermig, Ernesto Olivero, nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo subalpino. "L’appuntamento di Roma ha spiegato Olivero sarà un incontro di testimonianze e di conferma di un impegno personale e comunitario nel dire ‘no’ con decisione a ogni tipo di avidità, di sballo e di dipendenza e ‘sì’ a una vita nuova costruita sulla convinzione che il mondo si può cambiare in meglio; un momento in cui invocare l’aiuto e la benedizione del Dio della pace sull’umanità in questo tempo difficile che stiamo vivendo".
Prendere il timone della storia. "Tocca ai giovani prendere in mano con decisione il timone della storia come protagonisti e non spettatori o succubi di ideologie decise da altri, ma liberi, creativi, non timorosi, ma coraggiosi nel proporre a tutti un orientamento deciso di indirizzo positivo di vero rinnovamento spirituale, umano e sociale", ha detto mons. Nosiglia presentando l’iniziativa del Sermig. L’arcivescovo ha voluto manifestare il proprio apprezzamento e la propria stima per l’opera dell’"Arsenale della pace". "Da quando sono arcivescovo di Torino ha detto ho potuto non solo conoscere, ma frequentare il Sermig e soprattutto ascoltare e parlare con Ernesto. Ho provato allora in me stesso una grande gioia e riconoscenza al Signore perché ha suscitato, guidato e sostenuto quest’opera, che è, ne sono certo, anzitutto Sua". L’incontro con Benedetto XVI sarà l’occasione per "raccontare" la "scommessa del Sermig sui giovani": al Papa, ha aggiunto l’arcivescovo, "diremo che i giovani del Sermig non sono né rassegnati, né indignati, ma impegnati con la propria responsabilità che riguarda non solo la loro vita ma anche quella degli altri, alla ricerca continua di relazioni vere e sincere verso tutti, superando barriere di ogni tipo che dividono, e ripieni di una forte carica di speranza".
Il punto di vista dei giovani. Mentre fervono i preparativi per l’incontro di sabato per cui è prevista anche la partenza di un treno speciale da Torino, che farà scalo a Milano , in questi giorni i "Giovani della pace" stanno predisponendo un questionario per conoscere che cosa pensano i loro coetanei della situazione attuale, della voglia di impegno sociale, del lavoro, dello studio della politica. "Desideriamo portare al Papa il punto di vista dei giovani sulla realtà di oggi, insieme all’impegno per cambiarla" chiarisce Ernesto Olivero. "Un padre e una madre che maltrattano i figli che genitori sono? E che mondo è questo in cui i giovani sono nulla? si chiede il fondatore del Sermig . I giovani sono i più poveri perché portano su di loro le ferite della povertà del nostro tempo. Chi si commuove per gli eserciti di giovani persi nell’alcool, nella droga, nel gioco, nel sesso? Per i ragazzi di tredici anni che per una birra o uno spinello si danno al primo venuto? Per un giovane su tre che non trova lavoro, che non ha futuro? Vorrei che tutti ci commuovessimo per riportare i giovani a casa, in una società che li ami, li ascolti, li valorizzi come patrimonio dell’umanità".
Custodi attenti dei giovani. Secondo Olivero, "troppi giovani mancano all’appello perché non ci sono adulti veri. La società in cui viviamo non è più capace di trasmettere valore e valori". Ecco, quindi, il "bisogno di ricomporre una frattura che nasce dalla sfiducia. Molti giovani non hanno più fiducia negli adulti, perché in troppi hanno tradito. E spesso per protesta hanno smesso di vivere, si sono arresi al nulla che diventa tutto". "Una riconciliazione è possibile afferma il fondatore del Sermig . È questa la buona notizia. Ma solo se gli adulti faranno la loro parte, diventando custodi attenti. Nessuno escluso".