MEDIA
La riflessione del card. Scola nell’incontro con i giornalisti
Nel momento sociale che stiamo attraversando, segnato dalla crisi e da un crescente senso di precarietà, "c’è una parola fondamentale su cui si concentra l’attenzione: speranza. Una speranza che deve essere affidabile a livello personale e sociale". In questa direzione anche i giornalisti possono dare un contributo determinante, se tengono sempre presente la missione di servizio che dovrebbe caratterizzare la loro professione. È la sottolineatura proposta dall’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, nel tradizionale incontro con i giornalisti in occasione della festa del loro patrono, San Francesco di Sales, ospitato sabato 28 gennaio presso la sede dell’Istituto dei Ciechi di Milano. A dialogare con l’Arcivescovo è stato invitato Roberto Napoletano, Direttore del "Sole 24 Ore", mentre un largo spazio è stato dedicato al dibattito con alcuni dei molti giornalisti presenti.
I giornali hanno un’anima. Introducendo l’incontro don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio comunicazioni della diocesi ambrosiana, ha richiamato l’attenzione su alcune questioni etiche, citando l’invito a "esporsi" nella propria professione che l’arcivescovo ha recentemente rivolto anche ai giornalisti. Napoletano ha delineato l’attuale panorama giornalistico, naturalmente dalla sua esperienza alla direzione del prestigioso quotidiano economico: "Tutti i giornali hanno un’anima e la funzione del Direttore è quella di rispettare e valorizzare questa anima". Nella sua testata "il metodo seguito è quello di scavare e studiare per raccontare con il massimo del rigore e della competenza i fatti d’Italia, a volte poco belli ed edificanti". La difficoltà che la crisi provoca si riflettono anche sul lavoro delle testate e nelle scelte dei contenuti e del linguaggio. Quest’ultimo, secondo il direttore del "Sole 24 Ore", deve contribuire a realizzare un’informazione chiara, efficace e utile. "In questa fase non facile un cambiamento dell’Italia in meglio può avvenire soltanto a partire dalla fiducia in se stessi e attraverso un cammino di lungo periodo".
Garantire a tutti spazi di racconto. Il card. Scola ha ricordato il senso della scelta di San Francesco di Sales come patrono dei giornalisti, dovuta anche alla sua grande intuizione della potenza della comunicazione, messa in pratica inventando a suo tempo quelli che oggi chiameremmo i "volantini" informativi. Entrando nel merito dell’incontro l’arcivescovo ha sottolineato, oltre al concetto di speranza, anche quello di fiducia, come chiave per realizzare appieno l’io-in-relazione: "Senza il riconoscimento da parte di un tu l’io non fiorisce, non riesce a dirsi compiutamente; in questo senso la speranza affidabile è profondamente legata alla necessità che noi ci riconosciamo sempre in relazione con qualcuno". In questa direzione, i giornalisti in particolare e i media in generale possono avere un ruolo determinante, se capaci di garantire quegli spazi di "racconto da parte di tutti i soggetti che compongono la società plurale, proprio in vista del riconoscimento reciproco". Rivolgendosi ai giornalisti presenti, l’arcivescovo ha sollecitato un impegno verso "un giornalismo corretto, che sa fare spazio non soltanto alle notizie di attualità ma anche a quell’attualità permanente che non si riduce al fatto che fa scalpore ma è costitutiva del quotidiano elementare di ogni uomo e di ogni donna". La vera forza della comunicazione ha sottolineato è il "faccia a faccia", mentre è nemica della buona comunicazione la falsa oggettività: per agire in modo eticamente corretto in questo ambito "bisogna dichiarare sempre da che punti di vista si parla, anche e soprattutto se si parla della Chiesa".
La verosimiglianza non è la verità. Un secondo pericolo che i giornalisti corrono di frequente è, secondo l’arcivescovo, quello di "scambiare la verosimiglianza per verità". A questo proposito, il cardinale ha fatto un esempio autobiografico e un po’ autoironico, parlando in terza persona: "Siccome questo vescovo ha militato in Comunione e Liberazione, possibile che non sia coinvolto in tutto quello che il movimento fa? Siccome è amico di Roberto Formigoni e vengono entrambi da Lecco, possibile che non c’entri niente con quello che fa il Presidente della Regione Lombardia?". Passando alla prima persona ha poi spiegato: "Io posso anche dire che da più di vent’anni non partecipo a incontri ufficiali di Cl a nessun livello e che incontro Formigoni solo per gli auguri di Natale, ma per molti di voi questo non serve a niente". Anche il pregiudizio, dunque, è un elemento che può condizionare negativamente il giornalismo, attività che secondo l’arcivescovo di Milano deve contribuire ad aiutare l’uomo a "rispondere all’enigma che egli è: un essere che esiste ma che non ha in sé il fondamento del suo esistere".