GIORNALISMO

Nel digitale con la testa

Un Libro Bianco dei giornalisti cattolici francesi

Foto Siciliani/SIR

(Annecy) – Un Libro Bianco come guida per muoversi professionalmente tra antiche e nuove tecnologie senza smarrire l’orientamento. È stato consegnato nel corso della 16ª edizione delle Giornate di studio della Federazione francese della stampa cattolica (Ffpc) tenutesi nei giorni 26 e 27 gennaio ad Annecy. Tema: "Il digitale, un sfida per la stampa cattolica e i media cristiani". Pensato e redatto dalla stessa Ffpc. "Questo strumento di lavoro – ha detto Bernard Bienvenu, presidente della Federazione, nella presentazione del libro – è a disposizione di tutte le redazioni e vuole offrire chiavi e strumenti per scrivere pagine nuove, mentre imperversa una burrasca mediatica che coinvolge tutti i professionisti dell’informazione". Accogliendo i 220 partecipanti alle Giornate di Annecy (giornalisti, responsabili della comunicazione, operatori web) il presidente della Federazione ha subito centrato il nodo della questione: "Inimmaginabile fino a poco tempo fa, la questione della scomparsa di alcune nostre testate in versione cartacea non è più un tabù". Da questo punto di vista il 2011 è stato un anno di svolta per la stampa francese: scomparsa di testate, lancio di nuovi siti d’informazione partecipativa, crescente importanza e influsso dei social network. "Né la stampa cattolica – ha affermato Bienvenu – né la Chiesa fuggono di fronte a questa rivoluzione digitale".

Le sette sfide. Tre anni fa, la Federazione francese ha preso l’iniziativa di chiedere a un gruppo di lavoro a cui hanno fatto parte esperti del settore, professionisti e professori universitari, di redigere un testo sottolineando i risvolti che il digitale può avere sulla stampa cattolica. Sono sette le sfide considerate nel Libro Bianco: l’identità, il contenuto, i destinatari, l’opinione pubblica, lo sviluppo, l’immagine, il digitale. Sull’ultima sfida si sono svolte le giornate di studio con una specificità che Bienvenu così ha riassunto: "Depositaria nella Chiesa di una Parola che dà significato alla vita, la stampa cattolica interpreta una musica originale che la distingue nell’orchestra sinfonica. Perché la fede, la speranza e la carità sono valori di cui anche l’umanità ha bisogno in questi tempi difficili". Richiamando in questo orizzonte d’impegno "l’irruzione del digitale", Bienvenu ha aggiunto che "di fronte a un formidabile choc culturale, minaccioso e benefico, dai giornalisti cattolici si attende una risposta di alta qualità professionale".

La sfida del "tutto e subito". "L’atomizzazione delle fonti d’informazione dà un senso di vertigine. Inquieta molto i giornalisti che s’interrogano sempre più sul loro ruolo e sul loro posto nella società. Oggi che cosa resta loro?". Partendo da questa considerazione e da questa domanda il Libro Bianco della Federazione francese della stampa cattolica non intende offrire una risposta decisiva ma aprire piste di riflessione e di progettualità. Di fronte alla "desacralizzazione dell’informazione" provocata dal "tutto e subito" del digitale, il giornalista, ad avviso di Bienvenu, deve "reinventare il suo ruolo o almeno adeguarlo" alla novità, nella consapevolezza che il giornalismo non è affatto finito e che "la sua trasformazione non si farà in un solo giorno". Dovrà puntare ancor più alla "qualità del trattamento dell’informazione che anche la stampa cattolica cura con particolare attenzione perché da essa dipende la qualità del dibattito pubblico, quindi la ricchezza della democrazia". Il digitale, si è affermato nel corso delle giornate di Annecy, "è un progresso non una regressione" e non chiede all’editoria cattolica di rassegnarsi alla fine della carta ma di "custodire la stampa investendo nel digitale e nell’evoluzione ineluttabile delle professionalità". Nel nuovo panorama mediatico, è il commento di Max Gallo, dell’Accademia francese, "la stampa cattolica rimane un riferimento. Il suo impegno sarà la prova della sua libertà e della sua indipendenza. Essa è e sarà ancora indispensabile".

Nel deserto delle solitudini. Blog, twitter, facebook. La Chiesa accoglie la sfida del digitale perché la "sua missione è annunciare la Parola" e per farlo deve essere in grado "di utilizzare tutto ciò che è a sua disposizione per annunciare il Vangelo e la sua visione dell’uomo". Parola di mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, che così ha parlato ai partecipanti alle giornate francesi in una registrazione-video. "La Santa Sede – ha detto mons. Celli – è profondamente consapevole di questa evoluzione". La linea indicata dal presidente del Pontificio Consiglio è quella di mantenere sempre "un atteggiamento di accoglienza e di rispetto". "Si tratta – ha affermato mons. Celli – di fare un cammino insieme. Ed è spesso un cammino nel deserto, nel deserto delle solitudini contemporanee".
La parola è quindi passata ai partecipanti che, nelle riflessioni e nella condivisione di diverse esperienze professionali nazionali e sul territorio, hanno voluto ribadire che "i media cattolici si sentono coinvolti pienamente nella grande avventura del digitale che vogliono vivere con la testa per portare un contributo professionale e culturale perché sia una buona avventura per l’umanità intera".