CATTOLICI E ITALIA
Dal card. Bagnasco appello a un popolo ”attonito”
È un appello accorato, concreto e, perciò, azzeccato, quello che il card. Angelo Bagnasco pone nella sua prolusione, rivolgendosi ad una Italia, o più precisamente ad un popolo "attonito". Il discorso, come è nel suo stile, parte dalla realtà. Parla dei suicidi in carcere, del gioco d’azzardo, delle tendenze eutanasiche, lasciando vecchi e malati senza cure, parla del lavoro che non c’è, dei giovani, ripete chiaramente che evadere le tasse è peccato. Invita anche a "scongiurare il rischio autolesionismo", ricorda un tessuto di accoglienza e di sostegno che funziona, i segnali positivi sull’export, le eccellenze, la lotta alla criminalità organizzata.
La crisi c’è, è una crisi globalizzata e, incalza il presidente della Cei, "non ci sarà alcuna palingenesi miracolosa, però si deve tentare di riaggiustare il sistema".
Certo, ci sono anche le considerazioni sul momento politico, con il giudizio positivo sull’"esecutivo di buona volontà", che sta affrontando le emergenze.
Ma la questione di fondo è espressa con un auspicio: "Desidereremmo chiedere alla classe intellettuale del nostro Paese di voler accettare un libero confronto su simili istanze", cioè le questioni di sostanza, a proposito del "vero bene umano".
È arduo, è difficile, perché ovviamente nella crisi il primo riflesso è irrigidirsi, e anche scommettere di lucrare sul conflitto. Tuttavia, c’è bisogno proprio di puntare all’essenziale. Ecco, allora, le parole antiche, che sono poi i pilastri e i fondamenti, da cui bisogna partire e su cui bisogna sempre ritornare: vita e famiglia, lavoro e partecipazione, libertà e relazione, politica e rappresentanza. Ecco l’invito a riprendere il filo di un ragionamento condiviso e comune su questi grandi temi, senza preclusioni, senza pregiudizi polemici e inutili, senza contrapposizioni che portano solo ad esasperare il clima.
Ci sono dei rischi sistemici gravi. Per questo, invita a ragionare sulle reti della globalizzazione, le tecnostrutture, i poteri globali che tendono "a ridurre l’uomo in solitudine perché sia meglio manipolabile", una "tecnocrazia transnazionale anonima che rischia di prevalere sulle forme della democrazia fino a qui conosciute".
Insomma, siamo sul crinale. E la Chiesa vuole fare il suo mestiere: la Chiesa e i cattolici sono disponibili, al di là delle fuorvianti questioni sul partito. Comincerà l’Anno della fede, voluto dal Papa, poi ci sono le iniziative da Todi, al Progetto culturale, a Retinopera per portare "un pensiero forte e originale, cioè non conformista" nel dibattito pubblico.
Perché uno dei maggiori contributi in questa stagione di crisi, da un lato, è la fiducia, dall’altro, sono i fondamenti, la capacità di orientarsi, che comincia dall’interno della persona. La crisi dell’Europa, ripete il Papa, è prima di tutto una crisi della fede. E questo ateismo pratico produce stallo.
Siamo sul crinale, certo, ma lavorando, lavorando molto e bene, ci sono le risorse per raddrizzare, recuperare, migliorare, aggiustare, rinnovare, risanare e così crescere davvero.