I CANCELLI DI AUSCHWITZ
Il 27 gennaio è la Giornata della memoria: i giovani e la storia
Inizia oggi la settimana di iniziative promosse per la Giornata della memoria che si celebra il 27 gennaio, nel 60° anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa. Una data che viene ricordata contemporaneamente in molti Paesi europei e che è divenuta, in questi anni, importante e molto sentita dalla popolazione e dalle istituzioni. "Il monito che la Shoah rappresenta scrive Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche in Italia è valido per tutta l’umanità, e da esso nasce l’imperativo: dobbiamo conoscere quel che è stato, perché non dobbiamo permettere che accada di nuovo". Facendo riferimento al "momento di crisi qual è quello che stiamo vivendo" in Europa, Gattegna aggiunge: "Occorre, senza allarmismi e con fermezza, tenere d’occhio le storture e i veleni, anche razzisti e xenofobi, che i momenti di difficoltà possono far emergere. Per questo oggi più di ieri dobbiamo prestare attenzione, operando per prevenire la deriva nazionalista e razzista di alcune frange della società, in Italia e all’estero". Nel 2012 cade anche il venticinquesimo anniversario dalla scomparsa di Primo Levi, lo scrittore torinese che con le sue alte testimonianze ha contribuito a descrivere e decifrare la barbarie dei campi di sterminio. "Se capire è impossibile scrisse , conoscere è necessario". L’Unione dei giovani ebrei d’Italia (Ugei) ha deciso quest’anno di entrare nei licei italiani con tante attività, "convinti che le nuove generazioni prima degli altri, debbano conoscere il passato per comprendere meglio il presente". Abbiamo intervistato il presidente dell’Ugei, Daniele Massimo Regard.
Il 26 gennaio l’appuntamento è nell’aula magna del liceo ginnasio statale Manzoni di Milano. Poi il 1° febbraio al liceo scientifico "Newton" di Roma. Perché i licei?
"Con la Giornata della memoria, da anni promuoviamo iniziative in tutte le città italiane ma quest’anno abbiamo voluto puntare ai giovani entrando nei licei. Vogliamo trasmettere alle nuove generazioni l’importanza del fare memoria del passato, l’importanza del ricordo. Con le nostre iniziative vogliamo evidenziare i presupposti che portarono alla Shoah. Chiederemo poi ai giovani di rapportare quei presupposti al giorno di oggi, riflettendo sui nuovi episodi di intolleranza e di razzismo che assistiamo nelle nostre città. L’obiettivo è quello di far capire che quanto è stato nel passato, può succedere ancora. Mettere quindi nelle coscienze un campanello d’allarme e la responsabilità di battersi per i diritti delle minoranze. Sono questi temi che ci vedono da sempre molto sensibili".
Che giovani incontrate nelle vostre iniziative?
"Noi vediamo che i giovani non conoscono, che sono privi delle informazioni più importanti, dunque incontriamo giovani poco informati. Ecco perché con la Giornata della memoria vogliamo offrire agli studenti tutti quegli strumenti necessari per capire che cosa è successo durante il periodo della Shoah e come è potuto succedere, ripercorrendo a ritroso tutti quei processi che portarono alla deportazione non solo degli ebrei, ma anche dei Rom, dei Sinti, oppositori politici, portatori di handicap, facendo riflettere i giovani. Oltre a dare informazioni storiche daremo anche il risvolto emotivo della deportazione, raccontando loro storie e presentando personaggi in modo da far conoscere come la deportazione cambiò per sempre, distruggendola, la storia di intere famiglie".
Che società intendete costruire con queste iniziative?
"Una società che rispetti la diversità. Episodi di razzismo che abbiamo visto recentemente contro le due persone di nazionalità senegalese a Firenze, e l’assalto al campo Rom di Torino ci toccano profondamente. Sono reduce da 4 viaggi della memoria fatti insieme a studenti delle scuole italiane. Posso dire che i giovani che vi hanno partecipato, sono tornati cambiati. Hanno vissuto in prima persona i luoghi e i racconti della deportazione: è un’esperienza che li ha resi oggi testimoni di quella storia e protagonisti tra i loro coetanei di un passaparola essenziale per combattere dal profondo ogni sentimento d’intolleranza. Il problema che avvertiamo come vitale è quello di combattere la disinformazione e, quindi, abbiamo tutta la responsabilità di lavorare perché la memoria di quel passato possa impedire che tutto ciò possa succedere ancora".